MADRUGADA

Articolo di Gaetano Farinelli

Macondo e dintorni

Maggio 2026 – Raccolgo in questo mese, che è sempre stato il mese del convegno e della festa di Macondo, alcune notizie.
Le raccolgo assieme, per dare spazio alle sorprese della vita. Semplice e affettuosa.
Abbiamo ancora nella memoria la morte di Remigio Grotto e l’ultimo saluto di una folla giovane al loro maestro di squadra di pallavolo. Anche se la morte tocca tutti, è pur sempre senza schemi. Gli amici di Remigio si sono ritrovati in casa di Elio e Pina nel ricordo di lui e anche della sala laboratorio dove ogni settimana il gruppo donne di Piovene Rocchette si ritrova e produce manufatti eleganti, foulard di seta dipinti, croste di paesaggi e scene campestri, cavallucci e galli cedroni, ritratti dell’espressionismo del secolo scorso, improvvisi scenari cosmici, per i mercatini di Macondo.
In capo al mese abbiamo fatto un pranzo in casa di Marcello e Anna Dalla Gassa, assieme alle amiche Marita e Loretta, per festeggiare Marcello che rientra dal San Camillo al Lido di Venezia, la struttura riabilitativa che l’ha accolto per alcuni mesi. Una vita che si ferma e si rinnova, che ritrova forza e spirito, che ridona la parola e il movimento, accompagnato da un coro di voci che lo aspettano. Marcello, l’artigiano artista della ceramica, che ha lasciato nella sede di Macondo il quadro di un mondo spezzato che la donna ricompone, con grazia e vigore.
Grande sorpresa la serata-concerto al teatro di Solagna, in cui la scuola dei musicanti di Pove ha dato spazio al singolo o al gruppo nella realizzazione/i delle fatiche musicali di ciascuno, a partire dagli infanti, per prorompere nella maturità dei pianisti e dei gruppi di arco e strumenti a fiato. Una serata lunghissima, sciolta e varia. Accompagnata dalla voce calda di Lorenzo, che sa cogliere della musica la tradizione e la grazia del presente. Il presidente della scuola dei musicanti, Baldassare Zanchetta, ha raccontato gli obiettivi artistici e pedagogici del progetto. Alla serata hanno partecipato anche i sacerdoti della parrocchia di Pove del Grappa, don Dario e don Alberto. Numeroso e festante il pubblico presente, bramoso di vedere e ascoltare il proprio figlio, nipote, familiare, amico. Applausi.
Nella chiesa di San Marco a Bassano accompagniamo la salma della sorella di Roberto Beltramello, nella chiesa ascoltiamo l’omelia del parroco, pacata, aperta alla vita, che ricorda della cara estinta la serenità e l’attenzione alla vita degli altri.
Fuori sul sagrato rivedo la nipote Orsolina e la figlia di lei, Eufrasia, che sta imparando la lingua cinese, la letteratura e gli usi di un popolo grande e forte, i parenti e i familiari che della zia ricordano la capacità di ascoltare, di comunicare e di essere presente ai particolari e ai risvolti della vita.
Poi la rivelazione di una devozione popolare che cerca la benedizione di Dio, della vita e insieme il raccoglimento e il silenzio.
Ed è l’Oasi di San Marino che ricorda un uomo semplice, Romildo Ceccon, che ha voluto costruire la chiesetta. Oggi la piccola comunità celebra la messa cantata in ricordo del maestro del coro, Pasquale Gatto. La signora Rosella, vedova di Pasquale, ha voluto mantenere la promessa del marito, per una cena a tutti i cantori e ai fedeli presenti alla festa. Nella grande cucina due cuochi esperti sono da ore al lavoro per imbandire le tavole in sala.
E infine ricordo la morte di Giovanni (Lino) Zonta, una lunga malattia ha trasformato il suo corpo in un campo di battaglia.
Era assistito ogni giorno dal nipote Paolo per le incombenze quotidiane e le visite e i ricoveri in ospedale. Come un naufrago dentro il corpo della balena, che non vuole abbandonare il relitto, riceveva gli amici, i conoscenti, i parenti, e le visite dell’ultima sorella, suor Agostina, che gli ha tenuto compagnia per lunghi periodi nonostante la fragilità dell’età. Lino si è spento nel nosocomio di Bassano, una folla numerosa ha accompagnato il suo funerale.

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1 giugno 2026 – Padernello di Paese (Tv).
Funerale di Livio Furlan, padre di Mauro, responsabile della Casa di Maria a Rio de Janeiro assieme alla moglie Milse Ramalho. Il padre è mancato alla fine di maggio.
Ha ricoperto vari incarichi pubblici. Al suo congedo si è raccolto il paese, attorno alla moglie Augusta e ai figli Mauro, Paolo e Marialuisa. Alla cerimonia hanno concelebrato alcuni sacerdoti amici di Mauro Furlan. Il parroco don Luca ha tenuto l’omelia che traccia la vita di Livio, imprenditore agricolo e padre di famiglia.
Con Stefano, nella domenica precedente, eravamo andati a fare visita a Livio, sempre più debole nella malattia che gli stava consumando il corpo. E siamo presenti anche oggi, ad accompagnare Livio nell’ultimo viaggio.

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3 giugno 2026 – Asolo (Tv). Nella cattedrale si celerano le esequie di Angelo Pandolfo (Tito Pierot), padre di Davide e di Ivana, che per molti anni ha curato le adozioni a distanza in Brasile con l’associazione San Martino. Contadino mezzadro, vent’anni fa ha dovuto lasciare la terra ripresa dai proprietari e si è trovato nella difficoltà sofferente di cercare un lavoro congeniale al suo tracciato di vita. Il parroco don Giuseppe Minto ha tenuta un’omelia cordiale, che raccontava la vita sociale e religiosa di Tito, la sua fedeltà al coro parrocchiale. Al funerale erano presenti tutti i nipoti, riconoscenti della umanità affettuosa del nonno; e c’era pure, assieme al marito, Anna Maria, figlia di Ivana, che da pochi mesi ha partorito il figlio Stefano.

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7 giugno 2026 – Campese di Bassano del Grappa (Vi). Nel monastero di santa Croce, grazie alla ospitalità dei parroci dell’unità pastorale del Medio Brenta, con la collaborazione attiva dell’associazione Sicomoro, diretta da Silvia e Angelo, l’associazione Macondo, con il gruppo festa diretto da Paolo Costa, ha organizzato il convegno e la festa nazionale nel chiostro e sulla spianata dei campi del monastero, accanto all’Orto dei Semplici.
Introduce al tema del convegno: Noi siamo ciò che resta dopo le parole: il peso del coraggio, Chiara Cucchini, insegnante all’istituto professionale agrario di Pove e Bassano: «La nostra umanità non può sopportare il clima di violenza, che ci circonda» – ha detto – «Ogni valore di convivenza viene oscurato. Siamo spinti naturalmente a resistere e a reagire. Ma siamo pressati dalla solitudine e dalla paura. Abbiamo bisogno di ritrovare i luoghi del coraggio.
Che possiamo trovare nella testimonianza di quanti operano per la pace. Solo insieme possiamo trovare la forza di reagire. E riscoprire la bellezza dei valori di solidarietà che avevamo visto e conquistato. Per non cadere nell’indifferenza».
Di seguito la nostra presidente Monica presenta i relatori. Il primo è Stefano Cavallini che presta volontariato nel carcere di Ferrara; il carcere è un luogo di pena pesante, in cui il tempo non passa mai. E stare in carcere per anni è insopportabile.
I detenuti tra loro si chiamano fratelli. Ma è difficile entrare nella dinamica della loro fratellanza. Tanti sono i motivi che li Macondo e dintorni Cronaca dalla sede nazionale 30 NOTIZIE hanno spinti a rompere con la legge: la frammentazione sociale, l’individualismo e la solitudine, a volte pure la sensazione di restare impuniti. Stefano, grazie all’esperienza fatta nel carcere di Bologna, ha portato anche a Ferrara il progetto di uno sport di gruppo e ha formato una quadra di rugby, uno sport in cui tutti sono coinvolti, per questo si passa la palla indietro ai compagni di squadra, per portare tutti motivati alla meta. Costruire una squadra di rugby può servire per educare al senso della squadra, al rispetto delle regole, per una convivenza solidale anche in società.
Una sfida educativa, che porta i suoi frutti.
Segue in ordine di cartellone Giuliana Musso, che entra: chi sta e recita sul palco, anche se porta le parole di altri, il sentimento e il senso di quelle parole è il suo.
Ed è per questo che il coraggio sta nel momento in cui lei dice le parole e non dopo. All’attrice viene chiesto di dire parole vere, che partono dalla paura profonda di dire parole che esprimano la sua paura di esporsi. Di dire l’intimo carnale. E lo fa lì, dal palco. Quando parla con il suo corpo, con la sua carne, le sue parole sono già il peso del coraggio. Parole che fremono, parole del corpo, parole sue senza filtro, parole di carne, che rendono il carattere dell’attrice amabilmente “brutto”.
Monica presenta Marco Campedelli, le sue parole: sotto bersaglio sta la parola per svilirla per renderla inutile, incapace di comunicazione, di critica costruttiva e sono le parole che accendono la luce sull’invisibile e contengono la sfida del coraggio. Moussa, il ragazzo maliano di vent’anni morto ammazzato, poi rimasto in un congelatore prima di essere restituito ai suoi aspettava il suo disgelo, il disvelo.
Quel corpo abbandonato attendeva le parole che lui poteva annunciare con il suo corpo. Una sfida che nasceva, che nasce dalla indignazione, parole che rimangono anche dopo la morte. Ci sono delle parole arrischiate, parole che rischiano il coraggio di parole dimenticate, per fare una contro narrazione. In quelle parole scritte e rivelatrici il ragazzo Moussa vive.
Giuseppe Pederzolli del “Collettivo Rotte Balcaniche” parla per ultimo. Fa parte di un gruppo dell’Alto Vicentino, che ha voluto vedere e seguire quel che succede sulle rotte balcaniche dei migranti. Oggi quel gruppo opera sul confine tra Turchia e Bulgaria. Per garantire ai migranti il diritto di muoversi oltre i propri confini. E racconta la violenza delle polizie di confine. Il muro di ferro costruito sul confine Turchia-Bulgaria. Le violenze subite. Gli arresti. Gli abbandoni nella selva. I morti dei migranti abbandonati. Che li ha spinti al recupero dei corpi. Al contatto con le famiglie che continuano a cercare i loro familiari. Un’attività di volontariato che diviene azione politica. Denuncia aperta e possibile. La persecuzione della polizia sul gruppo Vicentino è stata violenta e alcuni hanno dovuto ritirarsi. Il nucleo rimasto si è fatto più accorto. In una operazione di aiuto e di denuncia sempre più aperta sul diritto internazionale.
I relatori hanno offerto aspetti e visioni e interpretazioni diverse e stimolanti sul tema comune. E chiamano ciascuno di noi singoli e insieme, a cercare e trovare la nostra posizione personale, che diviene posizione collettiva nella parola che chiede coraggio.
Il pranzo è stato allestito dall’Associazione degli Alpini di Campese. Hanno tirato e imbandito due tavolate e hanno servito in tavola 150 persone. La giornata era particolarmente calda, il riparo di due vele sulle tavolate ha permesso uno scambio conversativo tra i convitati.
Poi nello spazio aperto del chiostro una coppia di teatranti ha dato inizio a uno spettacolo: “Monsieur David: mondo capovolto” in cui la maestria degli attori, l’agilità della danzatrice e il fascino di un incontro d’amore ironico e travolgente, accompagnato dal canto e dal ritmo della musica ha tenuto sospeso il pubblico che faceva da coro trasognato dalla magia di un mondo capovolto. Subito dopo saliva in pedana il gruppo dei giovani musicanti di Stefano Artuso, in concerto di chitarra e piano, che ha rattenuto d’incanto la folla che ancora volava alto come gli aquiloni di aprile, con musica e parole che hanno inondato i padiglioni degli astanti e i portici del chiostro, grande attore solenne in questa giornata di sole. Poi nel silenzio ancora risuonante del concerto si è aperta la celebrazione eucaristica, presieduta da don Gaetano (ah! fosse stato un monaco, giunto appositamente da Cluny, per abbracciare l’abate Ponzio!). I canti hanno accompagnato le letture e le parole del celebrante, che ha poi convocato attorno a sé la rappresentanza del popolo sacerdotale per spezzare assieme il pane della pace.
Alla fine della celebrazione il sacerdote, in sintonia con il cronista, ha impartito la benedizione sul capo dei fedeli.

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16 giugno 2026 – Tramonte di Teolo (Pd).
La presidente Monica Lazzaretto vive con il marito Carmelo Miola in una casa con vista pianura sopra la chiesa di San Giorgio, sulla strada asfaltata che sale lungo il fianco della collina, nel cuore del parco dei Colli Euganei. Queste erano le terre del monastero di Praglia. Questa sera ha invitato nella loro casa Mauro Furlan, che è responsabile e vive con la sua famiglia nella Casa di Maria a Rio de Janeiro, assieme all’amministratore ed economo di Macondo, Stefano Benacchio. Mauro ha manifestato la decisione della famiglia di tornare in Italia alla fine del 2026. Si chiude la parentesi brasiliana di Mauro, dopo oltre vent’anni di permanenza, dove ha conosciuto la moglie e ha formato una famiglia. Il figlio Rafael vive in Italia già da un anno e ha trovato lavoro in un’azienda del legno di Trebaseleghe (Pd). Ora, con gli anni che avanzano, la famiglia ha deciso di ricongiungersi. Si pone il problema di cosa fare della Casa di Rio. A chi affidarla? tenerla aperta? venderla? Si inizia a ragionare attorno a questo. Monica ha preparato come primo piatto delle trofie con i pomodorini e le acciughe. Mentre per Stefano, che è sempre in lotta con la sua obesità, ci sono delle melanzane preparate nella friggitrice ad aria, con dello stracchino fresco. È notte fonda quando i due viandanti riprendono la strada del ritorno verso casa.

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28 giugno 2026 – San Giovanni in Marignano (Rn). Don Piero Battistini, socio di Macondo e per decenni amico di Giuseppe Stoppiglia e tuttora di Gaetano Farinelli, celebra una grande festa in occasione dei suoi primi sessant’anni di sacerdozio (1966-2026). In tarda mattinata davanti al portale in bronzo della chiesa di Santa Maria in Pietrafitta celebriamo la santa messa. Don Piero tiene l’omelia e racconta il diario della sua vita pastorale, a cominciare dalla chiesa del Crocifisso. Le prime esperienze di vita pastorale. Imparando a vivere collaborando con i fedeli e non, dando e prendendo ciascuno spazio a seconda dei doni e delle responsabilità proprie.
Perché si dà e si riceve, in uno scambio solidale, senza gerarchie “affadiganti”.
Si è poi aperta la mensa, tutti a tavola, famiglie, ragazzi, bambini, giovani e vecchi.
Sotto il grande tendone che, come un velo bianco, rimanda in cielo i raggi di sole, una folla grande racconta sessant’anni di storie liete e faticose. Felici e sempre aperte.
Come il tempo degli umani che procede e cercano un senso alla vita, che sta nel cuore di Dio e nella speranza gridata dei poveri della Terra.

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2 luglio 2026 – San Giuliano del Sannio (Cb). Il cronista fuori sede spedisce alla redazione di madrugada la nota triste di due funerali nella parrocchia di San Nicola: a giugno è morta Mena (Filomena), una signora che abitava accanto alla chiesa di San Nicola, attualmente in restauro per rifare il tetto pericolante. Mena sperava di rivedere la sua chiesa restaurata, ma il Signore l’ha chiamata nella sua casa in questo mese. A luglio muore Giuseppe Gianfelice. I primi segnali di malattia all’inizio dell’anno in corso. Ricoverato a Campobasso, poi a Roma al Gemelli per due mesi, nell’ultima settimana è passato all’hospice di Larino, dove si è spento, sempre accudito e assistito dalla moglie Franca e dai figli in questi lunghi mesi di travaglio. Celebriamo il funerale nella chiesa di San Rocco. Attorno al feretro si stringono la famiglia e la comunità tutta per l’ultimo saluto.

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6 luglio 2026 – Castelpetroso (Is). Mentre in casa Cifelli si festeggiano i compleanni di mamma Antonietta e della figlia Sandra, raccogliendo attorno al lungo tavolo figli e familiari che mangiano e parlano sottovoce, don Adriano e don Gaetano si ritirano in altra stanza per partecipare all’incontro online della Segreteria di Macondo. Ordine del giorno: verifica del convegno svolto a giugno, che ha lasciato in tutti un buon ricordo: le relazioni, le parole dei testimoni. Il sole che spingeva il pubblico a spostarsi e sfuggire la vampa gagliarda della stella che batteva sul crapun in modo fastidiosamente giocoso.
Poi le ipotesi sulla Casa di Rio de Janeiro che, con la partenza della famiglia Furlan che rientra in Italia, resterà vuota. Al momento si tratta di decidere cosa farne di una casa vuota che aveva la funzione di mantenere un rapporto Italia-Brasile e che adesso rimane sospesa. L’interrogativo è pressante. La famiglia se ne andrà a fine anno. Tempi brevi che sollecitano una decisione importante. Aggiorniamo la seduta che contiene in riserva anche la preparazione della giornata di formazione degli adulti a settembre. Ipotesi di lavoro: parole da dire e parole da riscoprire.
Suggerite dal libro di Muhammad: Scrivo per restare umano. Alla fine, i due segretari si sono avvicinati al tavolo del convito, accolti dal buon animo dei commensali, rispettosi del buon uso.

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20 luglio 2026 – Padova. Ester Maria Zanchetta consegue la laurea magistrale in scienze della formazione primaria, al dipartimento di filosofia, sociologia, pedagogia e psicologia applicata. Con la tesi: Il linguaggio come strumento di accesso al sapere: il ruolo dei linguaggi specialistici nella scuola. Non solo, ma è anche strumento di comunicazione e scambio tra i viventi.
Ester si è seduta davanti alla commissione, rispondendo alle domande della contro relatrice. Rispondeva e ampliava, tenendo a mente coloro cui avrebbe parlato, nelle aule ampie e luminose delle nuove generazioni. Alla fine si è alzata, ha porto la mano alla contro relatrice, al relatore seduto in disparte, che si alzava sorridendo.
I familiari hanno aperto le transenne per l’abbraccio.

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27 luglio 2026 – Incontro online della Segreteria di Macondo. Come già annunciato, abbiamo affrontato la destinazione e l’uso della casa di Rio de Janeiro, dando l’incarico a due viaggiatori della Segreteria di consultare e interrogare i custodi della casa e altri referenti. Il secondo punto, la formazione degli adulti, fissata ai 12 di settembre, sabato, in quel di Pove del Grappa. Tema: Le parole che siamo diventati: rendiamo conto delle nostre parole.

Gaetano Farinelli

Gaetano Farinelli

Cofondatore dell'associazione Macondo, prete, redattore di Madrugada