Dove va Macondo. Dopo il Coordinamento nazionale del 27-28 settembre 1997

Ritengo corretto inviarVi un breve resoconto con le proposte emerse e qualche opportuna riflessione dopo il Coordinamento Nazionale, svoltosi a Villa S. Bastiano di Vicenza nei giorni 27 e 28 settembre 1997.

I partecipanti

Sono stati spediti 56 inviti. Sono intervenute complessivamente 42 persone. Alcune solo il sabato 27 (sei), altre sei hanno partecipato solo domenica 28. Assenze giustificate: sei. Assenze ingiustificate: otto.

Metodo usato

Ad una socializzazione veloce e verifica necessaria sulle attività dei gruppi territoriali (Padova, Taranto, Modena, San Donà di Piave, Valbrenta, ecc.) e sulle iniziative generali dell’Associazione (viaggi, scambi culturali, Casa di Rio de J., Madrugada, festa nazionale, pubblicazioni, ecc.) è seguita una sintesi puntuale dei campiscuola, con alcune valutazioni mirate e problematiche.
Si è deciso, quindi, per approfondire maggiormente ed allargare il dibattito, di organizzarci in due Gruppi-Laboratori sui temi principali: gli scambi interculturali e la formazione.
L’assemblea plenaria ha sancito, dopo un ulteriore dibattito, alcune linee di orientamento, individuando pure modalità operative da sperimentare.

Proposte

A) scambi e viaggi interculturali:
1 – creare una commissione col mandato di organizzare lo studio della lingua, la preparazione, la selezione degli itinerari, i contatti con persone ed associazioni per i “partenti”;
2 – allargare i contatti e gli scambi con altri Paesi, oltre il Brasile ed il Messico, molto ben avviati;
3 – creare convenzioni e collaborazioni con altre associazioni ed organizzazioni presenti con progetti, case e persone nei paesi dove programmiamo viaggi;
4 – avviare il progetto, assieme al MLAL, di aprire una piccola Casa di accoglienza in Bolivia;
5 – studiare l’opportunità di eventuali “borse viaggio” per giovani molto motivati, ma con difficoltà economiche.

B) formazione:
1 – costituire una commissione tra formatori e staff di animatori che sia in grado di programmare un’attività formativa a lungo e a medio termine, oltre alla gestione dei campiscuola;
2 – accompagnamento discreto, ma positivo, del processo formativo dei giovani;
3 – valutare la possibilità di far decollare in qualche territorio un breve corso di socio-politica; sbocco inevitabile di un’assunzione di responsabilità.

Alcune riflessioni

Il clima generale dell’incontro è stato buono, produttivo.
Il Coordinamento, preferibilmente, riveste un carattere operativo più che elaborativo. Tuttavia, il dibattito intenso e partecipativo ha fatto emergere idee, proposte, approfondimenti, magari anche differenze, proprie di un’attività di studio e di riflessione.
Alla prima riunione di Segreteria le proposte emerse verranno riprese, allo scopo di renderne possibile l’attuazione e per non disperdere la ricchezza che il momento di scambio ci ha donato.
Non so se è un mio desiderio, oppure sia effettivamente presente una certa consapevolezza ad assumere, in termini collettivi, la responsabilità al raggiungimento degli obiettivi di Macondo. Se ciò fosse vero, siamo veramente in marcia verso l’obiettivo centrale del nostro stare assieme.
Un pericolo sempre incombente, per un’Associazione così anomala come Macondo, è quello di identificarci con le azioni che promuoviamo e magari di trovare nelle stesse le ragioni del nostro impegno. Per noi ci dovrebbe essere sempre, e comunque, la riscoperta dell’incontro come luogo di fedeltà all’essere, alla vita e al rapporto. Dare all’incontro un carattere esistenziale, adeguato all’essere umano che abbiamo di fronte.
Nei confronti dei giovani, per esempio, ci è chiesto di rispettare le differenze, risvegliarne la creatività, dare un supplemento di idealismo umanista. Ma non possiamo fingere che i giovani di oggi siano come quelli di ieri. Essi sono omologati simbioticamente con i media e “stanno nel mondo” in modo differente. Con loro dobbiamo superarci; mai illuderci di aver trovato la “formula”. Per usare un’immagine suggestiva, il processo educativo di Macondo dovrebbe far amare la carezza e l’efficienza della coperta di ritagli.
L’ansia di produttività ci può, a volte, far confondere un’azione educativa con il processo educativo, momento lungo e penoso per creare una comunità educante.
In ogni occasione, personalmente, tento di chiedermi con sincerità: