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Associazione MACONDO

per l'incontro e la comunicazione tra i popoli

Il Sud

di Manghi Bruno

Per imparare a muoversi nella dimensione del pianeta
Mezzogiorno, meridiane, potrebbero apparire parole poetiche, ricche come sono di riferimenti all’astro, alle ore, al calore. Purtroppo ci arrivano logore, distanti dalle loro nobili origini, fruste dell’abuso che se ne fa nel lessico politico ordinario.
E quindi diciamo Sud: termine più vasto, più oscuro e indeterminato, ma più adatto a coscienze che imparano a muoversi nella dimensione del pianeta.
La modernità ha gradualmente sostituito l’immagine del Sud in quanto natura, luoghi, terre lontane, con un Sud delle persone, dei popoli, delle civilizzazioni. Anche se, sullo sfondo, il modo d’essere uomini richiede pur sempre un riferimento alla speciale natura che accoglie e che sfida.
Resta tuttavia un lascito della primitiva ottica dell’esploratore: il fatto che quasi sempre il Sud si fa definire dal Nord. E anche quando si ribella e accusa, finisce per accettare come punto di partenza la definizione di altri.
La principale conseguenza è che del Sud si tende a parlare generalizzando, affastellando cose diverse.
È questo un modo terribile per liquidare l’estrema varietà di esperienze, la ricchezza delle diversità, mentre appunto bisognerebbe parlare dei Sud, sia a proposito della nostra penisola e ancor più di interi continenti.
Eppure, anche a prezzo di questa straordinaria semplificazione, l’idea di Sud è servita a dare ragione della tanta ombra che serpeggia nella vita del Nord. Oggi più che mai, quando proprio il Nord ricco e sviluppato secerne umori neri, insicurezze, ostentando qua e là quello strano fenomeno che è la “rabbia dei benestanti”.

Il conflitto è nei Sud
Ma tutto ciò può ancora una volta servire: perché avverte che i problemi del Sud (almeno del nostro) non creano senso di colpa alcuno… E che quindi, far conto sulle proprie originali energie diventa obbligatorio.
Più che il tradizionale conflitto tra i Nord e i Sud, il conflitto è nei Sud. Specialmente quando accettiamo l’idea, nel caso italiano, che, sia pure in termini talvolta inaccettabili, un grande cambiamento c’è stato, con veloce crescita di ricchezza privata, di conoscenza, di consumi. Il falso populista di una società immobile e arretrata è giunto alla fine.
Piangersi poveri e arretrati significa togliere al Sud la sua dignità e la sua speranza, rinunciare alle giuste battaglie che vanno mitemente ma tenacemente combattute.