Lettera del Presidente

Cari Amici e care Amiche

                                                               Oggi tutta l’Italia è coperta dalle nubi e in giornata si prevedono piogge. Tutti insieme ci unisce la terra il mare ed il cielo. E  ci legano gli affetti, le apprensioni, le telefonate,  i messaggi, le parole, gli sguardi; e le attese unite alle speranze.    So che qualcuno tra di noi è stato ricoverato in ospedale a causa della contaminazione del virus. E sono certo che ciascuno di voi, di noi si è mantenuto in contatto con gli amici e i parenti e conosce l’apprensione, la preoccupazione che domina i nostri pensieri ed affetti, ed insieme la cura  per gli altri di cui molti di noi si fanno carico per motivi professionali, di vicinanza, di parentela, di amicizia, in modo diretto o indiretto. Ieri, sabato, l’incontro di redazione per madrugada  programmata a  Ferrara,  l’abbiamo tenuta in video conferenza, per ottemperate alle norme e alla prudenza che i tempi e  la  vita richiedono.

Per questi motivi assieme ad alcuni responsabili del Convegno Nazionale  di Macondo    ho deciso di rimandare ad altra data la programmazione della Festa Convegno che doveva tenersi a maggio.    Io credo che la gravità del morbo con centinaia di morti e migliaia  di contaminati richieda la prudenza di aspettare tempi migliori.

Ho scritto nei giorni scorsi la circolare trimestrale   ( non ancora spedita) che dovrà essere ritoccata a seguito degli eventi funesti determinati dal morbo che imperversa in Italia e nel mondo.     Per intanto ho voluto anticipare un mio saluto in queste poche righe.

Molte cose stanno oggi cambiando a causa della situazione esterna che ci incalza  da ogni parte.  Credo che cambieranno i nostri rapporti, le nostre relazioni;  ma come si diceva ieri durante la  video conferenza di Madrugada,  le relazioni cambieranno in base ai livelli di responsabilità e di solidarietà che si accenderanno  tra gli uomini in rapporto alla terra, ai viventi, alle istituzioni sociali, politiche e religiose.  Così  la nostra   attesa di tempi nuovi e migliori sarà speranza vana se non avrà una connotazione collettiva.   Perché se il nostro atteggiamento sarà: speriamo che io me la cavo, ritorneremo di nuovo alla competizione, alla rabbia ed all’attesa vana che altri risolva i nostri crucci. 

Oggi il morbo raggiunge tutti quanti, ma in particolare colpisce i più esposti, che sono i poveri e tra i poveri quanti  vivono in condizioni di guerra e quanti sono costretti ad emigrare per la guerra e per le carestie e trovano chiuse le porte sulle strade della loro disperazione.  Anche per questo il morbo che oggi ci colpisce ci trova impreparati, perché i nostri cuori e le nostre forze sono rivolte altrove,  al possesso, alla competizione,  all’eliminazione dell’avversario o anche di colui che è solo confinante   dei nostri interessi e dei nostri programmi.   Il morbo sta ad indicare che i margini di azione sono stati superati e che il senso della vita non sta nell’accumulare e nell’eliminare l’altro, ma sta nella responsabilità e nella solidarietà  cosciente.  Questa è una occasione per riprenderci e cambiare;  rallentare il passo per ringraziare ciò che ci circonda e ci cammina accanto.

Vi abbraccio tutti con grande affetto

Gaetano   Farinelli