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Associazione MACONDO

per l'incontro e la comunicazione tra i popoli

Pane per tutti

di Gandini Andrea

Il pane è prodotto dal frumento ed è stato per millenni, almeno in occidente, la base del nutrimento per gli esseri umani. Per molti millenni era il cibo di ogni giorno e ancora all’inizio del ’900 i nostri braccianti del sud mangiavano quasi esclusivamente pane e acqua e solo al sabato e domenica l’olio sul pane. Sembra incredibile oggi, eppure si trattava di un altro pane (e un’altra acqua) che davano (rispetto a oggi) un nutrimento ben più profondo. Ma non sempre anticamente era un nutrimento e un prodotto sano; spesso era addizionato di farine di altri semi di scarso valore nutritivo o addirittura tossici, o materiali non alimentari come la segatura o la terra: era il pane nero dei poveri.

Quantità a danno della qualità

Industrializzazione e arricchimento hanno diffuso pani migliori, ma si sono anche selezionati tipi di cereali che fossero più adatti alla lavorazione industriale, che necessitava di frumenti che dessero impasti più tenaci per le macchine impastatrici e capaci di sopportare la fermentazione «veloce» del lievito di birra. Nessuno però ha pensato che questo frumento avremmo poi dovuto digerirlo ed è così che sono nate tante attuali intolleranze e allergie al glutine e a certi prodotti che contengono quantità di glutine molto superiori a quelli dei grani antichi (Senatore Cappelli, Gentil Rosso, Khorasan detto Kamut,…). Un esempio di come, seguendo la via della quantità, dell’efficienza senza considerare però la qualità… si arrivi a produrre molto pane in genere poco buono.

L’armonia dei cereali

Il frumento è considerato un cereale armonioso e geograficamente «centrale». Ciò si capisce considerando la sua diffusione perché cresce nelle zone centrali dell’Europa (che è il continente della cristianità anche se la sua origine è la «mezzaluna fertile»: sud dell’Anatolia, Persia orientale, Mesopotamia – attuali Iran, Iraq, Turchia; poi si è diffuso in Europa).

Il riso prospera in oriente, il mais in occidente, l’avena nel nord, il miglio nel sud. Mangiare cibo locale non è solo più «sostenibile» ma anche più sano in quanto siamo anche figli dei nostri avi e del loro modo di mangiare e non è salubre mangiare qualsiasi cosa, indipendentemente da dove è stata prodotta.

Mangiare pane integrale e biologico (ottenuto dal chicco nella sua completezza) significa anche cibarsi di un pane più «spirituale». L’indebolimento delle forze spirituali porta a digerire meno il pane integro. Si sviluppano prodotti più raffinati a base di farina bianca e il pane oggi viene ottenuto quasi esclusivamente con il lievito di birra e sparisce dai panifici la pasta madre che sarebbe il rimedio migliore a lungo termine per rafforzare il sistema immunitario e il sistema nervoso.

Chi mangia molti cereali si prepara per una vita veramente sociale. Tutti i cereali sono utili e sarebbe anzi opportuno avere un «ritmo», mangiando lunedì riso, martedì orzo, mercoledì miglio, giovedì farro, venerdì segale, sabato mais, domenica (il giorno del Signore per noi cristiani) frumento. Un modo per armonizzarsi con i mondi spirituali che si dovrebbe riflettere anche nell’abbigliamento, indossando i colori con una certa sequenza (dal lunedì alla domenica): viola, rosso, giallo, arancione, verde, blu, bianco, anche solo in qualche parte dell’abito; ridurremmo anche il dilagare del nero-grigio nel nostro vestire.

Tu ci dai il pane oggi e domani

Il pane (non a caso) è inscritto nella preghiera cristiana più importante; nella traduzione corretta dal greco che ha fatto padre Giovanni Vannucci, monaco nell’eremo di San Pietro a Le Stinche, traducendo dall’originale aramaico (la lingua in cui parlava Gesù Cristo) recita così: Padre nostro che sei nei cieli, il tuo nome è santo, il tuo regno viene, la tua volontà si compie così in cielo così in terra, tu ci dai il pane di oggi e quello di domani, tu cancelli i nostri debiti nell’istante in cui noi li perdoniamo ai nostri debitori, tu non ci induci in tentazione, ma quando la tentazione viene tu ci liberi dal male.

«Padre» non ha il nostro significato in quanto in aramaico include le figure di padre e madre. Si tratta di una sequenza di sette frasi con verbi che in italiano non esistono: si tratta dell’«aoristo greco», un verbo che è insieme presente e futuro. Si prega non per chiedere, ma chiedendo già è un giubileo. …Tu ci dai il pane di oggi e quello di domani… è un evidente indicazione del fatto che il Cristo ci aiuta, se educhiamo la nostra anima (sentire, cuore) e lo spirito (un pensare riscaldato dal cuore, un amare illuminato dal pensiero), giorno dopo giorno. Per questo non dobbiamo mai temere il domani e ogni giorno, se stiamo attenti, ci porta un piccolo «miracolo» (scopriamo una cosa, una persona, un articolo…). Severino Emanuele, docente all’Università Cattolica di Milano ha scritto «Dio più che darci degli ordini («dacci oggi il nostro pane…»), ci dà un pane speciale che nutre l’anima e lo spirito (oggi e domani), se solo abbiamo la pazienza di coglierlo».

Il cenacolo di Leonardo da Vinci si differenzia dagli altri cenacoli per molti aspetti: Giuda è dalla stessa parte del tavolo (a indicare che il male è anche dentro ciascuno di noi), Giovanni che si alza dalla posizione dormiente che ha nei precedenti (la nostra coscienza deve svegliarsi), l’animazione dei singoli discepoli a gruppi di tre (il numero della trinità e dello spirito), ecc. ma anche per il fatto che il pane sulla tavola è sufficiente per tutti. Questo sarà il compito della futura economia: produrre una vera fratellanza che dia a ciascuno il suo pane sviluppando i talenti di ciascuno (quindi lavoro e dignità come ha detto anche Papa Francesco). Purtroppo dopo la rivoluzione francese si è fatto l’errore (ma è stato un errore?) di mettere la libertà nell’economia dove invece andava la fratellanza, mentre al posto giusto stanno la libertà nella cultura (ciascuno deve pensare con la propria testa… ed è quello che si vuole sempre meno) e l’uguaglianza nella giustizia. Sappiamo quindi che in futuro dovremo lavorare perché nell’economia torni la «legge» della fratellanza spodestata dal «free market» che sta producendo tanti danni, senza ovviamente pensare di ritornare alla pianificazione sovietica che è anche peggio del «libero mercato». Come realizzarlo sarà «il compito» dei prossimi secoli, ma là dovremo arrivare come esseri più umani, liberi nel pensare, uguali nella sfera giuridica e più coscienti, dunque fratelli in una sola razza in cui prima o poi l’intera umanità sarà unita, superando la cultura del «sangue» in cui siamo ancora oggi inseriti.

Andrea Gandini
componente la redazione di Madrugada,
presidente della coop cds (www.ilcds.org),
è stato docente di economia all’Università di Ferrara