MADRUGADA
Conta chi ha potere e chi perde… paga
«Mi sembra che la situazione in Europa sia sempre più simile al 1914, allo scoppio della Grande Guerra. (…) Come andrà dipende da noi» (Alessandro Barbero, intervista a Il Fatto Quotidiano, 6 aprile 2025).
La prima grande guerra fu tra Atene e Sparta nel Peloponneso: durò 53 anni (447-394 a.C.).
Per quei tempi fu “mondiale” perché, all’alba della civilizzazione, erano quelli gli Stati forti, dove crescevano democrazia, filosofia e matematica.
Atene mirava al dominio commerciale del Mediterraneo ma la scusante era imporre la “democrazia” (con gli schiavi) all’oligarchia spartana, la quale, a sua volta, proclamava di portare la libertà ai greci oppressi da Atene. Essa dissanguò i due litiganti, dando l’opportunità alla Persia di allearsi con Sparta (in posizione di vassalla) e vincere su Atene, affermando il suo impero.
La vittoria della Russia e una nuova geopolitica
Una vicenda simile a quella tra Ucraina e Russia (che va concludendosi con la vittoria di quest’ultima), come allora inaspettata, ma non per noi di madrugada che l’avevamo prevista e per questo fu demenziale sabotare i negoziati di pace in aprile 2022. Come accade dopo le guerre, alla pace (benvenuta) seguirà una nuova geopolitica dove crescerà il rango dei vincitori Russia (Cina, USA) e declinerà l’Europa, sedotta e abbandonata dagli Stati Uniti che hanno deciso (con Trump) che era troppo oneroso continuare a governare il mondo col soft power (cambi di regime) che sconfinava sempre più spesso in guerra. Gli Stati Uniti, consci della nuova realtà, cercano una nuova Yalta da cui trarre vantaggi, anche a scapito degli alleati europei. Nuovi Golia che potrebbero però trovare sulla strada piccoli Davide. La storia insegna svolte inaspettate.
Gli Stati europei erano ascesi negli ultimi cinque secoli al rango di potenze mondiali, seppur divisi e in guerra tra loro. Gli imperi dell’Oriente (turco-ottomano, cinese, indiano) parevano relitti del passato, ma nel Novecento il delirio di potenza ha avuto effetti analoghi alla guerra tra Sparta e Atene, facendo emergere un terzo impero: quello americano, figlio degli inglesi.
L’Europa si è auto-declassata passando in seconda fila. Nel 2001 pareva nascere un’Unione tra gli europei sui soldi (mercati, moneta unica, libertà di circolazione di capitali, merci e servizi, persone), senza quello Stato sovrano che il nuovo imperatore (USA) non permetteva, impegnato con globalizzazione e finanziarizzazione a costruire nuove basi imperiali. Lo capirà anche il vecchio imperatore (UK), che abbandona il club con la Brexit.
Come accade nella storia, al nuovo imperatore qualcosa va storto. Spostando le sue manifatture al giovane garzone cinese (che lavora per pochi cent), non ha messo nel conto che impara in fretta il mestiere e dal 2009 si mette in proprio. Si accorda con India, Brasile, Russia nonostante tra vicini non corra mai buon sangue e li dissuade dal guardare con interesse alla giovane, bella e ricca principessa Europa.
La bella addormentata Europa non si accorge della trappola americana che la vuole sempre più larga, senza testa (Stato sovrano) e senza piedi per terra (esercito e materie prime). Un pallone gonfiato. Allargandosi ai nuovi amici dell’est, sicura e protetta, resta ignava quando il suo imperatore arrogante provoca la Russia (che invade così la povera Ucraina). La guerra getta la Russia nelle braccia della Cina. Nel frattempo, cambia l’imperatore Usa. Ai neocon (da Bush jr. a Biden) interessa proteggere il mondo unilateralmente, controllando il “ponte Ucraina” tra Asia ed Europa, a Trump non interessa.
Conterà chi ha potere (l’Europa è fuori)
Se vincere sul nemico non è possibile, l’arte della guerra dice che conviene allearsi o negoziare. Così nasce un novo ordo seclorum in cui conta chi ha potere (l’Europa è fuori). È sempre stato così fin dai tempi dei greci che (Tucidide narra) dissero ai magistrati dei melii: «Conta chi ha potere».
Chi perde (Europa) paga la ricostruzione dell’Ucraina che dentro l’Europa avrà i sussidi agricoli della PAC sollevando la protesta di tutti gli altri agricoltori. Si profila un de profundis per questa Europa che, sedotta e abbandonata, vorrebbe armarsi fuori tempo massimo per vie nazionali. Ma per i prossimi 20 anni i giochi sono fatti.
Se è vero che l’Europa viene da Venere (come dicono gli americani che vengono da Marte), potremmo spiazzare la costante della storia (se vuoi la pace prepara la guerra) razionalizzando le spese per armi, costruendo finalmente una statualità federale europea (ora che gli Usa ci lasciano in pace) o diventare neutrali come la Svizzera, perché anche i Golia (russi, americani) non sono riusciti a dominare piccoli popoli (vietnamiti, afghani, ucraini).
Venere, cioè l’Europa armata quanto basta, starebbe più in salute e propone una via nuova nella storia fatta di pace e prosperità che tutto il mondo apprezzerebbe perché è anche una costante che chi si arma avrà guerra. Toglie buone ragioni a chi vuol tornare ai singoli Stati. I nostri giovani vogliono studiare e vivere insieme e non la guerra, e così anche la maggioranza degli occidentali (americani inclusi, fonte Gallup).
Saremmo più sicuri ricostruendo i rapporti con la Russia. Ma dobbiamo prima liberarci della nostra supposta superiorità morale. Nel 2050, l’UE sarà solo il 4,5% della popolazione mondiale (il 9% nell’economia). Vogliamo favorire o ostacolare il disarmo convenzionale e nucleare? Cominciamo noi.
Ci sono costanti nelle guerre? – Il potere (e la moneta) si regge sulla forza delle armi, dell’economia, dei soldi (finanza) e materie prime. Non c’è Stato senza esercito e viceversa.
L’Europa più che nelle armi si impegni a farsi Stato; – gli interessi. All’ONU si è sempre detto che quando una parte parla di moralità, si finisce in guerra, mentre chi parla di interessi cerca una soluzione. I negoziati di pace sono così: duri.
Chi vince è felice di negoziare, mentre chi perde non ha molta voglia di farlo… finché riesce a sopportarlo; – la pace arriva quando chi perde si rende conto che è meglio arrendersi che essere distrutto e che sarebbe stato meglio negoziare sin dall’inizio.
La costante «se vuoi la pace prepara la guerra» (che è falsa, come dice Barbero) trova sempre più eccezioni: da re Artù che combatté per primo solo per valori e non per possedere, a Gandhi che usa la non violenza, a piccoli Stati neutrali che non vengono invasi.
Il vitello d’oro del denaro può finire sepolto dalla polvere delle terre rare. Potere e materia dalla non violenza e dallo spirito, Marte da Venere, Golia da Davide.
Mosè era salito sul Monte Sinai a parlare con Dio per ricevere i dieci comandamenti (Esodo 24,12-18). «Credendo che non ritornasse più, chiesero di fabbricare un dio per poterlo adorare allontanandosi dalla via indicata… Mosè ridisceso dal monte bruciò il vitello d’oro col fuoco e la sua polvere gettò nell’acqua che dovettero poi bere (il fuoco dell’iniziativa e dell’amore e l’acqua dell’accoglienza e dell’armonia). Gridò poi di usare la spada per uccidere ognuno il proprio fratello, ognuno il proprio amico, ognuno il proprio parente e in quel giorno perirono circa tremila uomini del popolo». Una cruda rappresentazione dei nostri tempi. Se alla sconfitta, la nostra società risponde non in base a valori di pace, dialogo, sviluppo umano per tutti, ma con la spada, uccideremo il nostro fratello, come ai tempi di Mosè e dopo ogni riarmo.
Con lo scudo atlantico dell’invincibilità americana cade anche la supposta superiorità dei valori occidentali e liberali. Se siamo migliori degli altri, diamo vita e salute alle nostre democrazie, anziché scimmiottare le autocrazie, contro le quali non serve la spada ma l’esempio del buon vivere, pace e dialogo.
Perdendo il sacro, saremo perduti
La crescita dell’autocoscienza negli occidentali (e la crescente ricchezza individualistica) ha fatto crescere dentro di noi anche la paura di morire, di perdere il tenore di vita, della solitudine, dell’altro (enfatizzato da covid e mascherine). Perdendo il sacro (verso la “religione zero”) saremo perduti, anche se ben armati.
Per combattere contro i nostri fantasmi interiori, contro chi non vuol recedere da un sistema mortifero in cui diventiamo solo funzionali all’accumulazione e al consumo, perdendo la capacità di pensare e di amare qualcosa di diverso che non sia la routine (triste) di tutti i giorni, non ci servono più armi, ma più cuore e pensiero, cioè spirito vero. Non sarà con le armi che rivivrà il moribondo liberalismo materialista, che qualcuno pensava fosse l’unica ideologia sopravvissuta al comunismo e al nazismo. Ci sono altri modi più giusti di vivere e produrre su questa Terra.
Non li conosciamo bene, come diceva Keynes, ma la vera sfida è farli emergere, visto che il nostro sistema “liberale” produce guerre su guerre, come ai tempi dei greci (sempre in nome della democrazia). Resi nudi, abbiamo l’opportunità di svegliarci e cambiare.
Tra 200 anni la popolazione parrebbe scendere dai 10 miliardi previsti nel 2080 a 2 miliardi: da un mondo pieno a vuoto, trasformando la Terra in Venere. Fermiamo le guerre, a costo di riconsiderare gli interessi.
Andrea Gandini
Economista, già docente di economia aziendale, analista del futuro sostenibile. Componente della redazione di Madrugada.
