MADRUGADA
Fratelli tutti o clienti tutti?
Un monografico sulla plastica è decisamente una sfida e, forse, rischioso; personalmente mi sono sentita un po’ con le spalle al muro o come davanti a un bivio: mantenere l’impegno preso di proporre un approfondimento etimologico anche per questa parola come mi sono impegnata di fare nella mia rubrica o seguire l’istinto, il primo pensiero che, per reazione, mi è venuto alla mente appena ho saputo il tema scelto per madrugada: l’incontro con Leonardo Boff e la sua conversazione sull’ecoteologia ad agosto in Brasile.
Cerco di smarcarmi provando a fare l’uno e l’altro scegliendo l’antitesi: la possibilità retorica di accostare immagini contrapposte cercando, se c’è, un filo rosso che le colleghi in qualche modo.
Modellare, formare, dare forma
Plasmare e plastica hanno un’etimologia comune in qualche modo nobile, che arriva da lontano; derivano infatti dalla stessa radice greca che fa riferimento all’idea di modellare, formare o dare una forma. Il verbo greco è plássein, che significa modellare o formare.
Plasmare è la diretta traduzione italiana di questo verbo, mentre plastica deriva dal greco plastikós (adatto a essere modellato, che ha la capacità di essere modellato), che a sua volta, appunto, deriva da plássein.
Pensare alla parola plastica solo come sostantivo è un fatto linguisticamente recente e piuttosto riduttivo, essa infatti è stata coniata solo nei primi decenni del Novecento, quando la plastica, derivato del petrolio, ha cominciato a sostituire materiali naturali come il legno, il corno, la gomma, l’avorio, le resine e poi il vetro. Plastica, plastificato, sono ormai parole indigeste, nei loro peggiori risvolti contribuiscono al progressivo abbrutimento di un attributo che invece ha grande nobiltà e viene spesso usato in un registro “alto”, per esempio quello dell’arte: dalla posa plastica dell’attore a una scultura plastica con un movimento dinamico, dalla plastica immensità delle navate gotiche alla plasticità neuronale, o neuroplasticità, la complessa capacità del cervello di adattare e modificare la propria struttura e le proprie funzioni in risposta a stimoli.
La plastica, prodotto controverso e sempre più metamorfico, essendo perlopiù una soluzione usa e getta, incarna l’idea dello spreco, dell’insidia vorace, è divenuto il simbolo di un’economia che promuove il consumo rapido con eccessi di scarti tossici, sfruttamento delle risorse naturali a scapito della sostenibilità. Leonardo Boff, padre della teologia della liberazione, non ha mai smesso di denunciare le pratiche ecologicamente dannose, compreso l’uso di materiali inquinanti che rappresentano una minaccia significativa per l’ambiente e per le comunità vulnerabili, soprattutto quelle indigene che sono spesso le prime a soffrire per gli effetti del degrado ambientale.
Siamo nella fase del pirocene
Boff sostiene che ogni forma di vita sulla Terra sia interconnessa e che la salute del pianeta sia fondamentale per il benessere dell’umanità. Questa è la fase del “pirocene”, che succede a quella dell’“antropocene”, l’età dell’uomo sta diventando sempre più l’età del fuoco, un mondo rosso, in fiamme, è l’immaginario che sta velocemente colonizzando il nostro modo di pensare il pianeta verde e blu. L’aumento della quantità di incendi di vaste proporzioni sulla Terra, collegati al peggiorare delle condizioni climatiche provocano un riscaldamento globale, un nuovo pericolo estremo da fronteggiare, causato dall’uomo, che minaccia la vita sul pianeta e chiede scelte radicali e tempestive.
Spesso nei suoi documenti denuncia come l’uso eccessivo di materiali ad alto impatto inquinante, il loro mancato riciclo, non solo inquinano l’ambiente ma contribuiscono anche a gravi problemi sociali. Boff evidenzia anche come l’accentramento della ricchezza e il consumismo sfrenato e rischioso di una parte dell’umanità siano incompatibili con una vita davvero sostenibile. Si deve cercare di rianimare un’etica ecologica in grado di tornare a valorizzare le risorse naturali, considerandole non solo come mezzi per il profitto, ma come beni che devono essere rispettati e preservati.
La cura della casa comune, la Terra
Leonardo Boff promuove un’ecologia integrale, in cui la cura della casa comune, ovvero della Terra, è fondamentale. In questo contesto, egli incoraggia un cambiamento nei nostri stili di vita e nella nostra relazione con l’ambiente. Critica soprattutto l’idea primitiva che l’essere umano possa concepire di dominare la natura, di asservirla ai suoi capricci, il suo sfrenato antropocentrismo che alimenta l’idea che gli esseri umani siano al di sopra o separati dalla natura. Al contrario, ritiene che l’umanità sia parte integrante della creazione e che il suo ruolo sia quello di guardiana e protettrice del pianeta.
Propone un’etica della “cura” come alternativa al paradigma di sfruttamento, la cura è vista come un atteggiamento fondamentale dell’essere umano, essenziale per mantenere e proteggere la vita in un’ottica prima di tutto di bioregionalismo: ovvero vivere in armonia con l’ecosistema locale, quello più prossimo, base concreta e fattibile per costruire società più sostenibili.
Propone un’ecologia integrale, dove il concetto di ecologia va ben oltre l’ambiente fisico, naturale, e deve essere collegata all’ecologia interiore (la nostra coscienza e spiritualità), a quella sociale (la giustizia e la solidarietà) e culturale.
«Ora l’ecologia integrale e la teologia della liberazione hanno qualcosa in comune: entrambe partono da un grido. L’ecologia nasce dal grido degli esseri viventi, delle foreste, delle acque […] specialmente dal grido della Terra. […] E all’interno della categoria dei poveri deve essere incluso il Grande Povero che è la Terra, nostra Madre, la Terra torturata e crocifissa che dobbiamo far scendere dalla croce».
Leonardo tiene ormai poco per sé, a ogni incontro regala i suoi libri vecchi e nuovi che ancora ha nella sua biblioteca, non rinuncia a scrivere una dedica affettuosa e incoraggiante a ognuno… micro testamenti con indicazioni a procedere.
Abitare la terra è un libro che ha regalato ad alcuni di noi nell’incontro di agosto nel suo centro a Petrópolis, dove ha conversato benevolmente con educatori e giovani di Macondo impegnati in un’esperienza di visita e volontariato a Rio de Janeiro.
A me ha scritto: «L’unica possibilità per l’umanità è essere “fratelli tutti”, mentre l’economia attuale o ci rende con il consumismo “clienti tutti” o ci fa con la finanza “soci tutti”, ma mai ci fa fratelli… dai una mano anche tu».
Monica Lazzaretto
responsabile del centro studi della Cooperativa Olivotti scs presidente di Macondo
