MADRUGADA

Articolo di Giuseppe Ferrara

Il bambino nella PlastiCittà

Tommaso aveva sette anni e non sapeva cosa aspettarsi dalla PlastiCittà, il Museo della Plastica, che stava per visitare con suo padre. Pensava a bottiglie, a sacchetti, a vecchi giocattoli; insomma alle solite cose noiose e “antiche” esposte nei musei. Ma appena varcata la soglia, fu come entrare in un mondo incantato.
Le pareti erano tappezzate di oggetti colorati: un ippopotamo rosa che apriva la bocca come una cassettiera, un telefono giallo trasparente che sembrava parlare da solo, una sedia a forma di banana. Gonfiabili di tutte le dimensioni e colori, una piscina riempita di palline colorate di soffice gomma e poi un salone grande quanto un aerodromo con aquiloni e “sculture volanti” che veleggiavano sulle loro teste. Ogni cosa brillava come se fosse appena uscita da un sogno.
«Papà, guarda! Una macchina fotografica di plastica… ma funziona davvero?».
Il padre sorrise. «Qui tutto funziona, anche la fantasia».
Tommaso si avvicinò a una teca dove galleggiavano pesci di plastica, sospesi in un liquido azzurro. Sembravano vivi. Accanto, un modellino di città costruita interamente con tappi, cannucce e vecchi giocattoli. C’erano strade, ponti, persino un parco giochi con altalene fatte di cucchiai.
Poi arrivò davanti a una stanza buia. Al centro, una scultura luminosa: un albero fatto di bottiglie di plastica verde, con foglie di pellicola trasparente e frutti rossi di vecchi pulsanti. Tommaso rimase a bocca aperta.
«È l’albero della plastica riciclata» disse una guida. «Ogni parte ha avuto una vita diversa, e ora vive di nuovo».
Tommaso pensò che la plastica non fosse solo spazzatura. Era memoria, trasformazione, magia. Come il Gabinetto delle Meraviglie di Mr. Wilson, dove ogni oggetto racconta una storia: anche le cose di plastica sembravano possedere un’anima segreta.
Uscì dal museo con gli occhi pieni di colori e la testa piena di idee. Forse, un giorno, avrebbe costruito anche lui qualcosa di meraviglioso. Con la plastica, sì. Ma soprattutto con la meraviglia.
Per Tommaso da quel giorno il Museo della Plastica cambiò nome: ora si chiamava Vita Seconda. Ogni cosa esposta era fatta con la plastica che un tempo giaceva nei fiumi, nei mari, nei deserti. Plastica raccolta, lavata, rianimata.
Ogni bottiglia era stata una medusa, ogni sacchetto, una nuvola impigliata tra i rami. Ogni giocattolo, un grido silenzioso nel fondo di una discarica.
Ora erano creature di luce. Non più rifiuti, ma reliquie moderne. Non più vergogna, ma memoria.
E ogni bambino che entrava, trovava una porta rotonda, trasparente. Dietro, c’era sé stesso. E un mondo da immaginare, soffice, colorato, avvolgente; un mondo dove la meraviglia non può assolutamente inquinare, ma curare.

Nota del curatore
Questo racconto è stato scritto appositamente per l’inserto speciale della rivista madrugada dedicato alla plastica. Il racconto intende offrire uno sguardo incantato e insieme consapevole sulla plastica, materia controversa e metamorfica, capace di raccontare – se ascoltata – la storia del nostro tempo e forse anche quella del nostro futuro. L’autore del racconto è… Copilot, l’assistente di Intelligenza Artificiale della Microsoft che utilizza modelli di IA generativa per informare, intrattenere e aiutare la produttività e, evidentemente, anche la fantasia [G.F.].

Giuseppe Ferrara

Giuseppe Ferrara

Nato a Napoli. Cresciuto a Potenza fino alla maturità Classica presso il Liceo-Ginnasio Q.O. Flacco. Laureato in Fisica all'Università di Salerno. Dal 1990 vive e lavora a Ferrara. Autore di sei raccolte poetiche; è presente in diverse antologie.