MADRUGADA

Articolo di Cecilia Alfier

Togliere l’eccesso

L’idea di questo monografico sul mondo che cambia nasce da un mio contributo, proprio qui, su madrugada, riguardo al cambiamento e alla felicità. Ho pensato che la questione necessitasse di approfondimento: quanto il cambiamento è importante nella storia personale di ognuno e globale dell’umanità? Ovviamente, è un argomento troppo vasto per essere esaurito in queste poche pagine e andava scremato, in qualche modo.
Mi è tornata in mente una famosa frase attribuita a Michelangelo, quando scolpì la pietà.
Per ricavare la statua dal blocco, avrebbe “semplicemente” rimosso il marmo in eccesso. Non voglio paragonarmi a uno degli artisti più grandi mai esistiti, tuttavia il consiglio mi è sembrato saggio: se il blocco di marmo è troppo vasto, la cosa migliore è togliere l’eccesso. Quindi, la domanda che mi sono posta è: cosa rimane sempre uguale nel cambiamento? C’è una costante in una girandola di variabili? Le prime risposte che mi vengono non sono confortanti, ad esempio la guerra e le disuguaglianze sociali. È esistito un tempo in cui tutti gli esseri umani vivevano in armonia e dividevano fra loro il cibo e l’acqua, senza farli pagare? Probabilmente bisogna risalire a prima dello sviluppo del linguaggio, prima che i suoni gutturali che emettevamo diventassero parole con un senso compiuto. Lasciamo queste questioni ai paleontologi. Quello che sappiamo è che le parole erano poche e semplici “pietra”, “pesce”, “lancia”, quindi erano semplici anche i pensieri; poi le parole si sono moltiplicate, sono passate a indicare cose non materiali, come i sentimenti, di conseguenza i pensieri si sono fatti complessi; e al contempo è stata scoperta l’agricoltura. La società è nata e si è sviluppata con individui specializzati in compiti molto limitati rispetto all’insieme. Chi non trovava il suo posto, la sua funzione, viveva ai margini. Ed ecco come la disuguaglianza è diventata una costante.
In questo monografico, quindi vorrei analizzare come la disuguaglianza è rimasta e si è fatta più grave per molti versi, mentre la popolazione del mondo cresceva e cresceva ancora, in maniera esponenziale, in particolare dalla rivoluzione industriale in avanti. Eppure, non sono tanto le rivoluzioni che mi interessano, ma ciò che le accomuna e la paura che le attraversa. Di fronte a ogni nuova tecnologia, la reazione più naturale e comprensibile è la difesa dello status quo; i primi battelli a vapore non potevano competere con le barche a remi e tutti a dire: «Il vapore non funzionerà mai». Analogamente, dopo la rivoluzione industriale, il luddismo si diffuse nel Regno Unito, un movimento che aveva come scopo il sabotaggio volontario della produzione industriale, attraverso la distruzione delle macchine. Oggi, con l’imporsi dell’Intelligenza Artificiale, il luddismo si è solamente evoluto. Tutte paure legittime, ovviamente. Senza dimenticare i conflitti meno “sottili” del luddismo, le guerre vere e proprie, che hanno sempre caratterizzato la Storia, in quanto mezzo più semplice di risoluzione delle controversie e valvola di sfogo per la violenza. Non è vero che la guerra non risolve i problemi, li risolve spesso creandone degli altri, alimentando la disuguaglianza di cui sopra.
Una questione privata? Ma allora, sono solo negative allora le costanti? Violenza, squilibrio sociale, paura e rabbia… non c’è di meglio? Alla fine, la dimensione intima delle persone, i sentimenti, non rimangano sempre gli stessi? Si tratta di un discorso semplificato, dal momento che niente di noi, nemmeno l’amore romantico, è sempre esistito. Tuttavia, sono millenni che la gente si innamora nello stesso modo, che va in crisi nell’adolescenza e intorno ai cinquant’anni. E solo di recente stiamo cominciando a dare importanza al rapporto con le nostre emozioni. Un tempo la debolezza non si poteva mostrare: se eri un uomo venivi meno al tuo ruolo, se eri una donna venivi ancora più schiacciata da tutto. Eppure le emozioni sono delle costanti, la debolezza umana è una costante.
Quindi sì, concludendo, questo sarà un monografico sentimentale. Vorrei riuscire a ricavare qualche spunto di riflessione sulla dimensione pubblica e privata relativa al cambiamento e sulla nostra naturale resistenza a esso.

Cecilia Alfier

Cecilia Alfier

Laureata in scienze storiche, aspirante giornalista, giocatrice di scacchi e di bocce paraolimpiche. Componente della redazione di Madrugada.