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Il Consiglio d’Europa dovrebbe sollecitare l’implementazione del “Diritto alla Speranza” in Turchia

Cari amici distinti, membri del Parlamento, difensori dei diritti umani e rappresentanti dei partiti politici,
Nel seguente rapporto affrontiamo diverse questioni chiave relative all’istituzione di un quadro giuridico democratico in Turchia e al raggiungimento di una pace duratura in Kurdistan. I progressi su questi temi avrebbero un impatto profondamente positivo non solo all’interno della Turchia, ma sull’intera regione del Medio Oriente.
Tra le questioni più urgenti oggi vi è l’implementazione di quanto definito “diritto alla speranza”, ossia l’abolizione dell’ergastolo aggravato in Turchia, come richiesto dalla sentenza del 2014 della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nel caso Öcalan c. Turchia (n. 2). Nel settembre dello scorso anno, il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ha adottato una risoluzione provvisoria invitando la Turchia a introdurre le modifiche legislative necessarie per riconoscere il “diritto alla speranza”. Alla Turchia è stato concesso tempo fino a giugno 2026 per presentare un piano d’azione che illustri come intenda attuare questa decisione nella pratica.
Sebbene negli ultimi anni siano stati compiuti diversi passi importanti verso la pace e la democratizzazione in Turchia, in particolare in relazione alla risoluzione della questione curda, restiamo preoccupati che le autorità turche possano nuovamente trovare motivi per ritardare l’attuazione. Ogni ritardo posticipa la possibilità di pace duratura, stabilità regionale e progresso democratico in Turchia.
Per queste ragioni, chiediamo rispettosamente di contattare i vostri rappresentanti nel Comitato dei Ministri e di incoraggiarli affinché la questione venga discussa attivamente e siano raggiunte conclusioni chiare e decisive durante la riunione del Comitato prevista per giugno 2026.
Le comunità della diaspora curda, oggi superiori a due milioni di persone, vivono in Europa da decenni e condividono i valori fondamentali dell’Unione Europea: uguaglianza, giustizia, democrazia e pace. Allo stesso tempo, siamo profondamente preoccupati per i nostri familiari e le nostre comunità in Medio Oriente, ancora colpiti dai conflitti in corso e da quella che percepiamo come la relativa inazione dell’Europa riguardo agli sviluppi recenti. È quindi nostra sincera speranza che venga intrapresa un’azione concreta su questo tema cruciale e che venga fatta pressione a nostro favore.
Sebbene nel rapporto siano indicate raccomandazioni concrete, la nostra richiesta più urgente è che venga agito su questa questione. Ogni voce, dichiarazione di supporto e voto all’interno del Comitato dei Ministri è importante per il progresso di questi obiettivi. La democratizzazione, il rispetto dello Stato di diritto e la pace in Turchia sono importanti non solo per i curdi, ma anche per il più ampio dibattito sui diritti umani, la solidarietà e il futuro della diplomazia multilaterale attraverso istituzioni come il Consiglio d’Europa.
Rispettando questi valori condivisi, proteggiamo anche i principi su cui si fondano i nostri sistemi democratici e contribuiamo a costruire il futuro cui aspiriamo. Chiediamo quindi di impegnarsi attivamente: scrivere al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, sollevare la questione con il vostro Ministro degli Esteri e portarla nel dibattito pubblico.

Abdullah Öcalan
Abdullah Öcalan, leader curdo riconosciuto a livello internazionale e teorico rivoluzionario, è detenuto sull’isola di İmralı da 27 anni in condizioni di grave isolamento e privazione dei diritti. Nel 1999 fu condannato a morte dopo un processo militare speciale ritenuto ingiusto da una successiva sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Öcalan c. Turchia). Nel 2002, la pena fu commutata in ergastolo aggravato, una forma di ergastolo senza possibilità di revisione o condizionale.
Per gran parte dell’ultimo decennio, Öcalan è stato detenuto in condizioni di quasi totale isolamento per lunghi periodi. Ciò nonostante, nel 2014 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo stabilì che l’ergastolo aggravato senza possibilità di revisione violava l’articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e richiese alla Turchia di modificare la legislazione per garantire il cosiddetto “diritto alla speranza”: anche chi sconta l’ergastolo deve avere una prospettiva reale di rilascio e revisione della pena.
Sviluppi recenti, sia in Turchia sia nelle istituzioni internazionali, hanno fatto riemergere il tema con urgenza. Nell’ottobre 2024, Devlet Bahçeli, leader del partito nazionalista MHP, ha sostenuto il riconoscimento del “diritto alla speranza” di Öcalan e ha chiesto che egli si rivolgesse al Parlamento turco. Questa dichiarazione, insieme all’appello di Öcalan per una “Società democratica e pacifica” del febbraio 2025, ha avviato un nuovo processo di pace e democratizzazione in Turchia tramite la risoluzione della questione curda.
Negli ultimi anni sono stati compiuti passi significativi verso la pace, sebbene rimangano sfide rilevanti. Öcalan ha continuato a svolgere un ruolo centrale come interlocutore, interagendo direttamente con delegazioni del Partito DEM, rappresentanti dello Stato turco e una commissione parlamentare creata per definire il quadro del processo di pace. Nonostante questo ruolo sostanziale, Öcalan continua a essere detenuto in condizioni restrittive, con accesso limitato ai diritti fondamentali e uno status legale irrisolto.
Il “Diritto alla Speranza”: responsabilità del Consiglio d’Europa
L’abolizione della pena di morte in Turchia ha posto l’attenzione sull’ergastolo aggravato e sul dibattito relativo al “diritto alla speranza”. Con la legge n. 4771 del 2002, le condanne a morte furono commutate in ergastolo aggravato, escludendo categoricamente la possibilità di rilascio condizionale, sospensione della pena o grazia per reati legati al terrorismo. Modifiche successive al Codice Penale e alla legge sull’esecuzione delle pene hanno reso tali esclusioni permanenti, sostituendo la pena di morte con un regime più severo: ergastolo a vita senza prospettiva di rilascio.
Negli anni 2000, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha sviluppato una giurisprudenza coerente a tutela del “diritto alla speranza” ai sensi dell’articolo 3 della Convenzione, che vieta torture e trattamenti inumani o degradanti. In casi come Vinter e altri c. Regno Unito, la Corte ha stabilito che le pene detentive a vita devono essere legalmente e praticamente riducibili e prevedere un meccanismo di revisione entro 25 anni. Periodi più lunghi, in pratica, annullano il diritto alla speranza.

Un momento cruciale per la Turchia è stato quando la condanna a morte di Öcalan fu commutata in ergastolo aggravato. Nel caso Öcalan c. Turchia (n. 2)2, la Corte ha stabilito che il sistema turco era in violazione dell’articolo 3 perché non garantiva una reale prospettiva di rilascio o revisione. Sentenze simili vengono comunemente imposte secondo l’articolo 302 del Codice Penale e l’articolo 17 della Legge Antiterrorismo n. 3713, entrambi escludono il rilascio condizionale per reati legati al terrorismo. La Corte ha chiesto alla Turchia di modificare la legislazione per riconoscere il “diritto alla speranza”.
Requisiti minimi secondo la giurisprudenza della Corte
- La pena deve essere giuridicamente e di fatto rivedibile.
- Deve esistere una possibilità reale di rilascio dopo un certo periodo (generalmente entro 25 anni).
- Il processo di revisione deve includere garanzie procedurali adeguate.
- Le condizioni di detenzione devono permettere la riabilitazione e reintegrazione del detenuto.
Attualmente, per chi è condannato all’ergastolo aggravato in Turchia, il diritto alla speranza non esiste né in legge né nella pratica, come rilevato dalla Corte Europea e dagli organismi ONU.
Dal 2015, il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa supervisiona l’esecuzione delle sentenze Öcalan (n. 2) e del gruppo Gurban, sollecitando la Turchia a:
- modificare la legislazione;
- fornire dati statistici trasparenti sui detenuti;
- istituire un meccanismo di revisione coerente con la giurisprudenza della Corte.
Primavera 2026: seconda fase del processo per una società democratica e di pace
Dalla dichiarazione di Bahçeli dell’ottobre 2024 e dall’appello di Öcalan del 27 febbraio per “Pace e Società Democratica”, sono stati compiuti passi verso una risoluzione politica della questione curda tramite democratizzazione. Il PKK ha dichiarato un cessate il fuoco unilaterale, ha sciolto simbolicamente l’organizzazione, bruciato le armi nel Sud Kurdistan e ritirato le proprie forze dal Nord Kurdistan (Turchia), impegnandosi a perseguire i diritti curdi con mezzi legali e politici.
La Commissione per la Solidarietà Nazionale, Fratellanza e Democrazia, istituita in Parlamento turco nell’agosto 2025, ha ricevuto testimonianze da gruppi colpiti, tra cui Saturday Mothers, accademici, sindacati, avvocati e rappresentanti delle imprese, e ha visitato Öcalan sull’isola di İmralı per ricevere le sue proposte.
Conclusione e raccomandazioni
Oggi ci troviamo a un punto cruciale: il futuro della società curda e di tutti i popoli della Turchia è in bilico. La stabilità regionale, l’autogoverno democratico e la convivenza pacifica dipendono dal rispetto del “diritto alla speranza” di Öcalan. Di seguito trovate le nostre principali raccomandazioni:
- Implementare il Diritto alla Speranza in Turchia e garantire che la Turchia esegua la decisione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 2014 (Öcalan c. Turchia, n. 2);
- Assicurare che le condizioni di detenzione di Öcalan siano trasparenti e legali, permettendo comunicazioni confidenziali con attori rilevanti;
- Consentire a Öcalan di svolgere liberamente il ruolo di rappresentante legittimo del popolo curdo e interlocutore con lo Stato turco;
- Riforme legali e istituzionali per rendere tutte le condanne a vita rivedibili nella legge e nella pratica;
- Istituire un meccanismo di revisione indipendente, sottoposto a controllo giudiziario, applicabile a tutti i detenuti;
- La prima revisione deve avvenire entro 25 anni, con revisioni successive a intervalli ragionevoli, con garanzie procedurali solide;
- Il regime carcerario deve favorire sviluppo personale e reintegrazione sociale;
- Il meccanismo deve valere per tutti i detenuti, comprese le condanne per reati di sicurezza, ordine costituzionale o terrorismo;
- La Turchia deve fornire dati statistici trasparenti al Comitato dei Ministri sul numero e la distribuzione dei detenuti all’ergastolo aggravato;
- Il processo di riforma deve includere la partecipazione di associazioni forensi, società civile e esperti indipendenti, ed essere trasparente e responsabile.
- Il processo di riforma deve essere condotto con lapartecipazione significativa degli ordini professionali, delle organizzazioni della società civile e di esperti indipendenti, e deve essere trasparente e responsabile.
E-mail di UIKI, Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia
