Superare i confini del nostro territorio

Scorrendo le pagine di Madrugada

Qualcuno va dicendo che abbiamo chiuso la rivista nei confini ristretti del nostro territorio; oggi apriamo al monografico del pluralismo, per esplorare culture, religioni diverse e volti nuovi, per non dimenticare le origini.
Apre il percorso con Il pluralismo religioso il redattore che ha rubacchiato quasi tutto da un articolo più ampio di Stefano Allievi; che compare poi ridotto nello stesso numero in Pluralità delle religioni e società multietniche, che ricorda le trasformazioni a livello giuridico e sociale che necessariamente avvengono nella minoranza, e non solo.
Adel Jabbar, iracheno, nel suo articolo L’homo islamicus, allontana subito il pregiudizio dell’uniformità degli arabi e richiama, al di là di quelle che sono le varie modalità in cui un musulmano può vivere la sua religione, l’impegno al riconoscimento dei diritti umani anche per l’immigrato, come piattaforma comune da cui partire.
Alberto Cavaglion, ebreo (di cui non posso dimenticare l’ultimo scritto Per via invisibile sul dramma di una famiglia ebrea di Torino), in Rompere con i luoghi comuni propone una visione critica del rapporto tra ebrei e maggioranza, ricordando che l’identità della minoranza va intesa come orgoglio di fare da sé, e che il rispetto degli ebrei non può nascere solo dalla pietà del passato, ma anche dal presente impegno civile.
Bruna Peyrot in La lunga storia di una minoranza scrive della lunga lotta del popolo valdese in difesa della propria identità religiosa, nonostante i massacri e le persecuzioni; e se ora il popolo in genere si riconosce in valori laici, resta fermo lo spirito di non volere essere omologati.
Song Liming, cinese, nel suo articolo Le religioni della comunità cinese ci illustra brevemente le tre grandi religioni e… l’ateismo; e discretamente avanza il bisogno di un luogo in cui i cinesi possano ritrovarsi tra loro.
A questo punto ti imbarchi sul Burchiello Controcorrente del presidente che recita Giustizia prevaricante e rimorso d’ombra, che si apre con il lungo aneddoto metropolitano della donna alla stazione, per dirsi (lo scrittore volto a se stesso) che ci sono vari modi di reazione di fronte all’altro: il rifiuto, la sopportazione oppure sentirlo come misura del proprio passo, senza perdere il contatto con la propria interiorità.
Ci accompagnano nella lettura le immagini dei volti e dei giochi de La tribù dei PelleOssa, dal foto­servizio di Luca Gavagna; il commento lo trovi al termine, a firma di effe emme.
Egidio Cardini nel suo Contro un’infamia, quindi anormali, dopo una breve parentesi che pare preludere al racconto della sua permanenza presso la San Martino, lancia la denuncia dei meccanismi che scientemente schiacciano ogni resistenza di pietà, e vogliono dimostrare anormale la tenerezza di chi si ferma accanto al bambino di strada per soccorrerlo e aprirgli uno spiraglio di speranza.
Segue poi la recensione del libro di Masina, Il prevalente passato, che racconta di Ettore, degli avvenimenti che ci attraversano e dei loro volti.
Dal Brasile di Porto Alegre ci arriva la posta di Mauro Pellegrino, ad illustrare la rubrica appena accesa, L’osservatorio.
In Lodi, ottobre 2000 Andrea Pase ricorda la messa celebrata da un prete mantovano là dove dovrebbe sorgere una moschea, e ricorda il pericolo di assimilare gli spazi ed i simboli, per estromettere chi non ha la stessa fede, come se la fede si potesse identificare con la propria cultura.
Raccolgo dalle mani di uno strillone di via Giovecca, in Ferrara, Dieci righe in cronaca di Francesco Monini, che è l’elogio della notizia piccola piccola, che forse pizzica, come la pulce all’orecchio.
Conclude la cronaca di Macondo e dintorni del cronista arrangiatore.