MELQUÍADES
Un autore, un pensiero: Frank Furedi
L’autore, il pensiero e le opere
Nato nel 1948 in Ungheria, Frank Furedi è professore emerito di Sociologia all’Università del Kent, nel Regno Unito. Ha studiato i nodi problematici della vita culturale contemporanea, come la paura nei confronti di un futuro incerto, la percezione del rischio nell’era post 11 settembre, la vulnerabilità nell’incertezza dei ruoli, soprattutto educativi, la nuova fondazione del concetto di autorità morale nelle società occidentali della postmodernità. I suoi studi hanno sempre affrontato temi caldi del pensiero contemporaneo e le sue analisi hanno sottolineato le incongruenze del mainstream e le criticità del socialmente corretto.

Autore di 26 libri, tutti rilevanti, in italiano ne sono stati pubblicati sei, nei quali analizza come la società contemporanea, alimentata da media e politiche, sia ossessionata dalla tendenza a trasformare ogni aspetto della vita, incluse le delusioni e gli insuccessi, in problemi psicologici o emotivi, incoraggiando l’esternalizzazione della fragilità. Sostiene che le scuole, specie quelle con un focus eccessivo sul “saper fare” piuttosto che sul “sapere”, minino la capacità degli studenti a diventare individui autonomi e critici. Definisce la contemporaneità pervasa dall’ideologia dell’illimitatezza che sminuisce l’importanza dei confini (sociali, culturali, simbolici) per lo sviluppo del pensiero critico e quindi il principio stesso della democrazia che si regge sull’identità individuale.
Da taluni critici Furedi è stato considerato un paladino della conservazione ma di fatto l’attenta lettura delle sue opere determina uno scardinamento rivoluzionario di presupposti spesso infondati del mainstream e divenuti semplicemente una moda culturale, una sorta di oppio dei popoli, che si manifesta in forme sottili e pervasive di gestione sociale e di governo delle menti.
Sulla base di questi presupposti, Furedi esprime il suo spirito controcorrente attaccando il conformismo di una pseudo-uguaglianza senza quei limiti che sono necessari agli uomini e alle società per distinguersi e realizzarsi. Per questo di conseguenza, ha criticato gli eccessi della terapia psicologica nell’esercizio della quale ogni manifestazione umana trova ragione di giustificazione personale e quindi può determinare una caduta di autocoscienza, di autoconsapevolezza responsabile.
Non a caso la cronaca è prodiga di fatti esecrabili che trovano giustificazione in una etichetta psicologica pseudoscientifica che rassicura il pubblico e assolve il colpevole. Un processo collettivo che rassicura il pubblico (è un fatto dovuto a un malato, un diverso, uno straniero…) e aumenta la giustificazione di vulnerabilità del colpevole che non si sente affatto tale, ma solo un individuo fragile, tanto da sentirsi giustificato nel reiterare la colpa (dal furto al gioco d’azzardo, dallo stupro al femminicidio).
Questo processo di analisi sociologica porta critica alla personalizzazione della politica (si pensi ai gruppi politici noti per il leader piuttosto che per i principi del partito) e contribuisce alla crisi democratica. Il pensiero di Furedi è fortemente critico verso le correnti politiche che trasformano l’identità in un’ideologia intoccabile, rendendo impossibile il confronto ideologico che diviene un attacco personale instaurando un clima di odio determinato da fattori emotivi più che sostanziali. Furedi sul piano sociologico condanna il “presentismo” come paradigma assoluto, un male ben presente nella nostra società contemporanea, un nichilismo che si regge sulla non conoscenza del passato e senza impegno per il futuro.
Il presentismo nelle opere di Furedi può essere esemplificato dalla sua visione della terapia, intesa come espressione non solo sanitaria ma come determinante sociale di contesto di ogni individuo. Per quasi tutto il ventesimo secolo la terapia sociale è stata pubblicizzata non solo come cura medica, ma anche come strumento sociale pervasivo per costruire una società omologata di uguali, piuttosto che una società di diversi con uguali diritti. Questa visione trova perfetta aderenza nella contemporaneità dove il concetto di terapia ha valicato l’aspetto sanitario e si è espressa nel welfare di un benessere omologato che di fatto è divenuto uno strumento di sopravvivenza sociale da tutti ambito con i generi di consumo, nella distribuzione dei servizi, nel mainstream della felicità collettiva.
L’individuo moderno è così avvolto da un abito fisico e mentale e chi non si riconosce in questo specchio omologativo, è emarginato. L’élite socio culturale, retta dal capitalismo del consumo, considera il diverso con sospetto, come una anomalia da nascondere, e finge di non accorgersi che la terapia sociale del mainstream non promette la guarigione, ma un permanente stato di convalescenza. Infatti, più che a superare i problemi personali, aiuta ad accettarli e insegna a stare al proprio posto offrendo in cambio un falso riconoscimento identitario che è di fatto una deprimente omologazione collettiva lontana dall’autodeterminazione individuale. Il moloch della terapia sociale ha generato figli omologati, robot duplicati, e non uomini diversi senzienti retti da una uguaglianza di diritti.
I libri di Frank Furedi editi in italiano
- La guerra contro il passato. Cancel culture e memoria storica di Frank Furedi. Fazi Editore, 2025. È in corso una guerra contro il passato: statue abbattute, parole bandite, libri e opere d’arte messi all’indice, programmi scolastici “decolonizzati”. Sotto i vessilli della cancel culture e del politicamente corretto, è in atto una crociata culturale e morale che punta a riscrivere la memoria storica dell’Occidente. Persino le sue conquiste più alte – dalla filosofia greca all’Illuminismo, fino alle scoperte scientifiche della modernità – vengono oggi accusate di complicità con lo sfruttamento e l’oppressione. Ridurre la storia occidentale a un elenco di colpe è ormai diventato un riflesso diffuso nel dibattito pubblico e accademico. In questo saggio, l’autore si dimostra tra i più lucidi analisti delle dinamiche culturali contemporanee e prende posizione contro la sistematica delegittimazione ideologica del passato, dei suoi simboli e dei suoi valori. E ne denuncia con forza i rischi: per la libertà intellettuale, per l’identità collettiva, per il futuro stesso della nostra società. «L’intero retaggio storico della civiltà occidentale è stato trasformato in un campo di battaglia», scrive Furedi, «la posta in gioco in questo conflitto non potrebbe essere più alta…
- Contro la psicologia. Come la deriva terapeutica rende vulnerabili individui e società di Frank Furedi (Feltrinelli, 2023). Negli ultimi decenni quasi ogni aspetto della vita è diventato oggetto di una nuova cultura delle emozioni. Bambini di nove o dieci anni affermano di sentirsi “stressati” e spesso viene loro diagnosticato uno stato di depressione o di trauma. Delusioni quotidiane – un rifiuto, un insuccesso, il sentirsi ignorati – vengono visti come una minaccia all’autostima. L’affermarsi di questa cultura “terapeutica”, di un modo di pensare diffuso che influenza la percezione generale dei fatti della vita, coincide per Furedi con una radicale ridefinizione della personalità. Sempre più si incoraggiano le persone a vedersi come impotenti e insicure, a considerare una certa vulnerabilità come una caratteristica psicologica umana e a esternare la propria fragilità interiore. Esempi estremi li vediamo sullo schermo televisivo negli innumerevoli reality e talk show o nelle esibizioni da parte di uomini politici della propria umana debolezza. Questo nuovo “sé” patologizzato finisce per essere ancora più vulnerabile e insicuro delle proprie forze…
- I confini contano. Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere (Meltemi, 2021) Nel dibattito pubblico è sempre più ricorrente l’appello ad “abbattere le frontiere” e brulicano i commentatori che, in epoca di globalizzazione e migrazioni di massa, ritengono i confini irrilevanti, discriminatori o reazionari. Non si tratta solo dei cosiddetti ‘no borders’, e non sono solo le frontiere tra gli Stati a essere sotto attacco, ma il concetto stesso di confine. Nelle società occidentali, infatti, anche le tradizionali linee di demarcazione tra pubblico e privato, uomini e donne, adulti e bambini, esseri umani e animali, cittadini e non cittadini sono spesso condannate come arbitrarie, innaturali e ingiuste. E ciò mentre imperversa la politica dell’identità, che paradossalmente non fa che tracciare nuovi confini simbolici. Frank Furedi mette in guardia da una società culturalmente alla deriva, che fatica a produrre senso e significato e che, a livello individuale e collettivo, tende a svalutare la facoltà di esprimere giudizi. Anche per questo è fondamentale che l’umanità riscopra l’arte di tracciare confini…
- Fatica sprecata. Perché la scuola oggi non funziona di Frank Furedi et al. (V&P, 2012). Che oggi la scuola sia in grave difficoltà è un’evidenza sotto gli occhi di tutti. Eppure mai come adesso ci si è preoccupati tanto dell’istruzione e si sono spese tante risorse e riposte tante aspettative in essa. Si è insomma di fronte a quello che Frank Furedi chiama “il paradosso dell’istruzione”: mentre investiamo sempre di più nell’insegnamento, e sempre di più vorremmo ricavarne, le nostre scuole chiedono sempre meno agli studenti. Basse aspettative nei confronti dei ragazzi, la tendenza a infantilizzarli attraverso una forte psicologizzazione del rapporto educativo e un infinito maternage, la ricerca ossessiva delle loro motivazioni, il declinare dell’autorità degli adulti producono l’esatto contrario di ciò a cui l’istruzione dovrebbe mirare, cioè la formazione di persone autonome, critiche, capaci di una propria visione del mondo. La tesi controcorrente di Furedi è che l’istruzione è importante per se stessa, per i contenuti che veicola. Apprendere le conoscenze e le scoperte frutto di esperienze fatte da altri, in luoghi anche remoti e in situazioni storiche diverse da quelle cui sono abituati, permette ai giovani di sviluppare le imprescindibili capacità di pensare, conoscere, immaginare, osservare, giudicare, interrogare…
- Il nuovo conformismo. Troppa psicologia nella vita quotidiana di Frank Furedi. (Feltrinelli, 2008). La cultura contemporanea tende a reinterpretare in termini emotivi non solo le situazioni di difficoltà, ma anche le normali esperienze, come viene evidenziato dalla straordinaria diffusione delle definizioni psicologiche e dei termini terapeutici (sindrome, autostima). Si assiste alla nascita di nuove malattie che coincidono con un aumento del numero delle persone disposte a definirsi in base alla malattia che le affligge. Questa tendenza, definita da Furedi con i termini “cultura terapeutica” e “imperativo terapeutico”, prova il senso di vulnerabilità che caratterizza la condizione umana e la paura di non essere in grado di affrontare la solitudine e il fallimento. Nella nostra cultura, continua Furedi, le questioni pubbliche sono viste come un problema privato dell’individuo, mentre si ritiene che i problemi della società debbano essere risolti nel mondo interiore dell’individuo, utilizzando il linguaggio della terapia. Ciò è in larga parte il risultato dei grandi cambiamenti intervenuti nei rapporti personali nell’ultimo quarto del XX secolo: come conseguenza dell’erosione dei significati condivisi, nei rapporti umani si è insinuata l’incertezza, creando così una situazione che dà ampio spazio alla mediazione da parte di professionisti…
- Che fine hanno fatto gli intellettuali? I filistei del XXI secolo di Frank Furedi et al. (Raffaello Cortina, 2007). L’intellettuale è una specie a rischio. Al posto di Bertrand Russell o Hannah Arendt – persone dotate di vera conoscenza, profondità di vedute e interesse per le questioni pubbliche – oggi abbiamo solo sapientoni superficiali, apologeti del senso comune e dottrinari di partito. Nell’era dell’economia del sapere, siamo in qualche modo riusciti a combinare un tasso di partecipazione all’istruzione superiore senza precedenti con la più banalizzata delle culture. In questo appassionato lavoro, Frank Furedi descrive il fondamentale contributo che gli intellettuali possono dare alla cultura e alla democrazia e spiega perché sia necessario ricreare una sfera pubblica in cui gli intellettuali e il pubblico possano tornare a parlarsi, affrontando con lucidità e chiarezza espositiva un argomento esplosivo. L’intellettuale è una specie a rischio…
Alessandro Bruni
Biologo farmaceutico, già preside della facoltà di farmacia dell’università di Ferrara componente la redazione di Madrugada.
