Monini Francesco

Direttore responsabile di Madrugada e del quotidiano online Periscopio

Il miracolo italiano

Da quindici anni ­ ma forse sono venticinque ­ politici e commentatori lamentano la crescente disaffezione degli italiani per la politica.I comizi non sono più di moda: meglio il giro dei sorrisi e delle strette di mano o le cene con il candidato. I programmi elettorali sono un dato assolutamente secondario: meglio martellare le orecchie

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Da quindici anni ­ ma forse sono venticinque ­ politici e commentatori lamentano la crescente disaffezione degli italiani per la politica.I comizi non sono più di moda: meglio il giro dei sorrisi e delle strette di mano o le cene con il candidato. I programmi elettorali sono un dato assolutamente secondario: meglio martellare le orecchie

Il mondo dopo Genova

Genova a ferro e a fuoco. Il fumo denso degli incendi e dei lacrimogeni. Il sangue che scorre. Il ragazzo morto riverso sull’asfalto, come un cane schiacciato in autostrada. La violenza di pochi teppisti di professione e il grande fiume dei manifestanti antiglobalizzazione. I pestaggi furiosi di una polizia incattivita. Le facce stolide dei grandi

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Genova a ferro e a fuoco. Il fumo denso degli incendi e dei lacrimogeni. Il sangue che scorre. Il ragazzo morto riverso sull’asfalto, come un cane schiacciato in autostrada. La violenza di pochi teppisti di professione e il grande fiume dei manifestanti antiglobalizzazione. I pestaggi furiosi di una polizia incattivita. Le facce stolide dei grandi

Il mondo che verrà

Le tre del pomeriggio di un giorno di fine estate, sulla spiaggia di Castiglioncello. Lascio la famiglia sotto l’ombrellone e vado al bar per prendere un caffè. Venti persone sono in piedi, gli occhi fissi al televisore. C’è uno strano silenzio. Sul video, passano e ripassano le immagini dell’aereo che si schianta sulla prima torre.

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Le tre del pomeriggio di un giorno di fine estate, sulla spiaggia di Castiglioncello. Lascio la famiglia sotto l’ombrellone e vado al bar per prendere un caffè. Venti persone sono in piedi, gli occhi fissi al televisore. C’è uno strano silenzio. Sul video, passano e ripassano le immagini dell’aereo che si schianta sulla prima torre.

Attraversare il deserto

«Era il trenta di luglio di una giornata di sole, come doveva essere». È la frase ­ bellissima ­ che conclude questo piccolo libro. Il trenta di luglio del Duemila Maria ci ha lasciato. Dopo alcuni mesi, anche su sollecitazione degli amici, Gaetano ha incominciato a ordinare nella mente centomila ricordi e a scrivere di

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«Era il trenta di luglio di una giornata di sole, come doveva essere». È la frase ­ bellissima ­ che conclude questo piccolo libro. Il trenta di luglio del Duemila Maria ci ha lasciato. Dopo alcuni mesi, anche su sollecitazione degli amici, Gaetano ha incominciato a ordinare nella mente centomila ricordi e a scrivere di

Caro Enzo

Caro Enzo, vorrei che tu fossi qui.Ricordo quando, anni fa, siamo andati la prima volta nella casa di Enzo e Gabriella per proporgli di collaborare a Madrugada.Enzo e io abitavamo a pochi chilometri di distanza e non ci eravamo mai incontrati. Che strano, ho pensato, per conoscerci dovevamo passare entrambi dal Brasile e attraverso la

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Caro Enzo, vorrei che tu fossi qui.Ricordo quando, anni fa, siamo andati la prima volta nella casa di Enzo e Gabriella per proporgli di collaborare a Madrugada.Enzo e io abitavamo a pochi chilometri di distanza e non ci eravamo mai incontrati. Che strano, ho pensato, per conoscerci dovevamo passare entrambi dal Brasile e attraverso la

I morti del giorno

vecchi il quotidiano locale lo leggono al bar. Non vanno a vedere lo sport. La prima pagina che guardano è quella degli annunci mortuari. Chi è morto oggi? Sì – indicano la foto con il dito – questo lo conoscevo. Io no, non proprio, ma lo vedevo passare tutte le mattine. Parlava forte tra sé

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vecchi il quotidiano locale lo leggono al bar. Non vanno a vedere lo sport. La prima pagina che guardano è quella degli annunci mortuari. Chi è morto oggi? Sì – indicano la foto con il dito – questo lo conoscevo. Io no, non proprio, ma lo vedevo passare tutte le mattine. Parlava forte tra sé

Un uomo piccolo piccolo

«Solo,lungo l’autostrada,alle prime luci del mattino,ho spento anche la radio…».«È come un’insolita allegria,di cui non so il motivonon so che cosa sia.È come se improvvisamentemi fossi preso il diritto di vivere il presente». Giorgio Gaber non era un tipo comodo. Non piaceva a destra. Spesso, sempre di più negli ultimi anni, non piaceva neppure a

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«Solo,lungo l’autostrada,alle prime luci del mattino,ho spento anche la radio…».«È come un’insolita allegria,di cui non so il motivonon so che cosa sia.È come se improvvisamentemi fossi preso il diritto di vivere il presente». Giorgio Gaber non era un tipo comodo. Non piaceva a destra. Spesso, sempre di più negli ultimi anni, non piaceva neppure a

Il rumore della risacca

Leningrado (oggi tornata San Pietroburgo), in via Pavlov, in una casa rossa dove ora c’è un ospedale, c’era un centro di smistamento in cui venivano portati i bambini dopo l’arresto dei genitori. Lì venivano ripartiti per internati. Nel centro piangevano tutti. Per la paura piangevano piano, sotto il cuscino; ma per quanto piano facessero, nell’aria

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Leningrado (oggi tornata San Pietroburgo), in via Pavlov, in una casa rossa dove ora c’è un ospedale, c’era un centro di smistamento in cui venivano portati i bambini dopo l’arresto dei genitori. Lì venivano ripartiti per internati. Nel centro piangevano tutti. Per la paura piangevano piano, sotto il cuscino; ma per quanto piano facessero, nell’aria