Elenco degli articoli selezionati per
A. I. Intelligenza Artificiale
Supremazia sistematizzata: le conseguenze della fede cieca nella tecnologia
Articolo di A. Safa e Tactical TechLa tecnologia può essere utilizzata per aiutare le persone, per danneggiarle, ma non è necessariamente una situazione a sé stante: può essere utilizzata contemporaneamente a beneficio di una persona o di un gruppo e a danno di un’altra persona o di un gruppo.
Insostituibile
Articolo di Ana Carrasco-CondePensare che la nostra intelligenza o quella di un essere vivente sia la stessa cosa dell’IA implica che non sappiamo esattamente cosa sia l’intelligenza.
L’impatto devastante della I.A.
Articolo di Corrado OddiContestare alla radice il dominio privato delle nuove tecnologie Non sarà né intelligente, né artificiale, per ora, ma certamente inquieta, e non poco. Parlo, ovviamente dell’intelligenza artificiale, nello specifico quella generativa, che è stata rinominata “pappagallo stocastico”, nel senso che essa è in grado di costruire concatenazioni e accostamenti sensati tra le parole, partendo dalla
OpenAI e la terza illusione dell’intelligenza artificiale
Articolo di Andrea GandiniSam Altman guida di nuovo OpenAI, dopo essere stato licenziato per mancanza di “trasparenza” dal consiglio di amministrazione della società no profit che lui stesso aveva voluto perché nelle precedenti innovazioni di internet si era sempre passati dall’interesse per l’umanità ai soldi. La prima innovazione fu quella della “democrazia del web” del 1996 di J.P.
La scientifica Trinità digitale e la vita nell’ambiente intelligente
Articolo di Bruno Vigilio TurraOggi, proprio adesso, ci troviamo tutti coinvolti in un cambiamento radicale; nulla di nuovo per certi versi poiché il cambiamento continuo è stato la cifra della modernità tanto quanto la distruzione creativa resta, oggi più che mai, la specifica cifra del capitalismo. Tutto nuovo invece se osserviamo spassionatamente l’ambiente entro cui conduciamo le nostre vite
The black mirror
Articolo di Francesco MoniniNel 1948, appena usciti dall’orrore della seconda guerra mondiale, George Orwell scriveva del futuro. Che titolo dare al suo romanzo? Orwell decise di giocare in modo geniale sulla data. Siccome non pensava a un futuro improbabile e lontanissimo, ma a qualcosa di molto vicino, possibile e probabile, gli bastò invertire le ultime due cifre: così
