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Associazione MACONDO

per l'incontro e la comunicazione tra i popoli

Basilio non cade mai

di Cardini Egidio

Basilio cammina sempre verso destra. Piega la testa e il corpo come se stesse precipitando di lato e, a ogni passo, chi lo vede viene spontaneamente colto dall’istinto di sorreggerlo. Ma Basilio non cade mai, nemmeno quando è ubriaco.

La sua vita è come il suo passo caracollante e simile a un cavallo da tiro: sempre verso destra, sempre corretto verso il centro, poi ancora verso destra e infine ancora corretto verso il centro. Basilio cammina come se avesse dentro se stesso la barra di un timone che lo raddrizza costantemente in un mare in tempesta.

A pensarci bene, Basilio è come una barca alla deriva in un mare procelloso e infido. Il motore è spento, il radar non c’è più, la radio è muta, ma il timone la mantiene più o meno diritta. E Basilio va, sfiorando muri e porte, semafori e biciclette, spigoli e rotondità, uomini e donne. Basilio va sempre e non si ferma mai. Basilio cammina, cammina, cammina in continuazione. Spende ogni energia con un’ostinazione impressionante e impensabile, andando incontro ai pericoli e sfidando il freddo e il caldo, la nebbia che penetra nelle ossa e il sole che brucia, il vento che accarezza e la pioggia che lava. Quanto è grande il mare, tanta è la forza di Basilio.

Lo spavento che Basilio provoca è di per se stesso un fatto dirompente e unico. Non ha paragoni. Basilio fa paura davvero. Il suo dondolio verso destra è una passione profana e misteriosa e rappresenta il punto in cui l’uomo esaurisce se stesso dentro la sofferenza incomprensibile e dolorosa.

La vita diradata

Basilio è nato «normale». «Gli hanno fatto una puntura quando era militare».

L’Italia è piena di ragazzi così, partiti con la semplicità nelle scarpe e tornati tonti per colpa di una «puntura» misteriosa e probabilmente mortale. Io lo chiamerei «doping militare». In un’epoca dove esistono svariate e inafferrabili forme di doping, le iniezioni passate dalle infermerie e dagli ospedali militari costituiscono un ricordo sbiadito e al tempo stesso un’eredità viva e tangibile.

Nessuno sa se Basilio abbia avuto la sua vita veramente rovinata da una maldestra operazione medica tra le mura di una caserma, però è evidente e chiaro che è morto poco a poco, giorno dopo giorno, anno dopo anno. 

«Sono stati sfortunati. Non è come gli altri». Il commento amaro e intriso di compassione degli altri disegnava Basilio, ma soprattutto la sua famiglia. Basilio ormai non c’era più ed era già partito verso l’ignoto, mentre invece la famiglia si portava ancora dentro quella sofferenza immeritata.

Poi la vita intorno a lui si è diradata, con le partenze e la morte dei suoi familiari. Basilio è sopravvissuto a se stesso ed è rimasto solo, abbarbicato nella sua casa di ringhiera, in cima a una scala stretta e buia. La sua vita si è chiusa in un vicolo cieco e Basilio ha perso costantemente e gradualmente il senso della bellezza del mondo e dell’amore di Dio. Si è barricato nel suo universo senza luci né colori e da allora ha cominciato a morire.

Gli sono rimasti il cibo e, a partire da un certo giorno, l’alcool. Non mangiava per soddisfare qualche carenza affettiva né beveva per affogare chissà quali problemi. Semplicemente si ingozzava e si ubriacava perché aveva perso il senso della misura e dell’autocontrollo. In fin dei conti aveva perduto anche quel briciolo di intensità umana e rispondeva soltanto al suo istinto. E mangiava e beveva. E beveva e mangiava.

Soldi non ne aveva e, quando ne aveva, li spendeva tutti in un istante. E poi un panettone alla volta, una bottiglia alla volta, un chilo di pane alla volta. Quando stava male, qualche cuore pietoso lo sosteneva e lo curava. Dopodiché Basilio si rimetteva in sesto, in attesa della caduta successiva.

La Caritas lo ha adottato e questa è stata una sua grande e ulteriore disgrazia. Mai fidarsi di chi assiste per professione. Però Basilio, a modo suo, rendeva un servizio a chi lo visitava con il cuore in mano e si rendeva disponibile a lasciarsi consigliare, a lasciarsi assistere, a lasciarsi aiutare. Insomma, Basilio lasciava fare e consentiva inconsapevolmente di provare una piccola soddisfazione riguardo a se stessi. I poveracci fanno sempre del bene e offrono sempre tutta la loro umanità a chi li visita. Ripuliscono l’anima.

Molti hanno risalito quella scala e hanno percorso quel balcone dalla ringhiera arrugginita. «Buongiorno, Basilio, la parrocchia Le augura Buon Natale. Questo panettone è per Lei». «Grazie» era la risposta sfarfugliata.

Spesso non si pettinava e che il suo stile trasandato spuntava da ogni piega della sua persona. Lo sguardo spento dava l’impressione di riaccendersi per un attimo davanti al panettone. Poi la porta, cigolando, si richiudeva alle sue spalle. Era venuta l’ora di mangiare. Buono, il panettone…

Dopodiché Basilio ha cominciato a uscire da quel pertugio in cui abitava, o meglio, in cui sopravviveva a malapena. Ha cominciato a camminare disperatamente.

Dio lo prese sottobraccio

Vai, Basilio, che sei solo. Vai, Basilio, che non ti prende nessuno. Vai, Basilio, che non ti guarda nessuno.

Ogni angolo della città è stato suo, ogni chiesa, ogni bar, ogni incrocio, ogni mercato. Basilio andava come un cavallo da tiro, trainando faticosamente la sua vita bucata. Curva a destra, curva a sinistra, avanti diritto, indietro di traverso, senza mai perdere quella curiosa andatura che lo spingeva a destra. «Oddio, adesso cade». Ma Basilio non cadeva mai, nemmeno quando era ubriaco.

La stagione in cui beveva è stata di una tristezza indescrivibile e inestimabile. Non si frenava e soprattutto molti idioti lo incitavano, rispondendo a quell’istinto odioso che attanaglia chi continua a dare da bere a un ubriaco. Basilio pareva vicino alla fine, ma Dio lo ha preso sottobraccio e non lo ha fatto cadere. Qualcuno si è preso ancora cura di lui, forse perché aveva sempre bisogno di uno come Basilio. Abbiamo sempre bisogno dei poveracci. Se no, che ipocriti bugiardi saremmo?

Hanno smesso di dargli da bere e allora Basilio ha proseguito la sua corsa, mendicando soddisfazioni tanto per chiedere qualcosa.

«Te me paghi un café, par piasé?» – «Mi paghi un caffè, per favore?». E via un caffè, due caffè, tre caffè.

Molti, nella loro onestà, non sapevano se rispondere all’istinto di uomini buoni o a una tensione paterna, se accontentarlo di tanto in tanto o se dirgli un no per il suo bene. In fin dei conti, quale era il bene di Basilio? Possiamo dire che Basilio accarezzasse ancora il bene?

Basilio mi brucia. Minchia, se mi brucia. Mi interroga, mi sconcerta, mi confonde. Quando sono depresso, temo di sconfinare nel suo mondo; quando invece sono tranquillo, mi indigno per il suo stato e poi mi dico che Basilio è degno della bellezza del mondo e dell’amore di Dio. Ma forse anche questo pensiero è moralismo a basso prezzo, è filantropia da quattro soldi.

Basilio non resiste

In un giorno dell’ultimo inverno Basilio è entrato in chiesa. Solitamente sfiora l’altare della Madonna, che naturalmente sta a destra, trascinandosi quel giaccone verde sdrucito, con il collo fasciato in una sciarpa che si porta da ottobre ad aprile, e riceve sempre la comunione per primo. Poi esce e se ne va, senza aspettare la benedizione. Forse non gli serve o magari va incontro alla bellezza del mondo con impazienza, senza aspettare.

Però, in quel giorno, Basilio si è fermato, si è seduto su una panca e ha appoggiato teneramente la testa all’ingiù, sul legno lucido dell’inginocchiatoio. Io stavo in piedi, pettinato, con i miei pantaloni dalla riga perfetta, pulito, ordinato, padrone della mia esteriorità e del mio rigore formale. L’ho guardato intensamente sulla stessa prospettiva visiva dell’enorme Crocifisso che sta dietro l’altare.

I due erano uno di fronte all’altro: Gesù Cristo mezzo morto e Basilio anche. Per la prima volta nella mia vita non ho saputo dire né pensare proprio nulla. Sarebbe stato facile per me dire in quel momento che Basilio non lo meritava e infatti non l’ho detto. Però oggi, dopo che Basilio è tornato nella mia vita a tanti anni di distanza, io lo penso spesso. Lui, a differenza degli sfruttati, delle vittime e delle prostitute, non resiste. Il suo non è l’universo dei resistenti, bensì quello dei «viri iusti», degli uomini a cui parrebbe mancare qualcosa per dirsi uomini. Allora, se Basilio è un giusto, la bellezza del mondo e l’amore di Dio gli appartengono. A me è toccato il privilegio di intravederli, lui e Gesù Cristo, uno davanti all’altro.

Sono certo che io e Basilio qualche giorno ci incontreremo radenti un muro, magari all’improvviso dopo una curva a gomito. Lui avanzerà piegato verso destra e io con lo sguardo un po’ basso. Sono sicuro che sarà uno di quegli incontri che io non vorrei mai fare, perché mi farebbe sentire piccolo piccolo.

Senz’altro non lo saluterò e sarà proprio un peccato. In fin dei conti avremo una cosa che ci accomunerà: entrambi saremo alla ricerca della bellezza del mondo.

Poi proseguirà, come sempre, dando l’impressione di cadere di lato. Ma Basilio, anche quando era ubriaco, non cadeva mai.