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Associazione MACONDO

per l'incontro e la comunicazione tra i popoli

Macondo e dintorni

di Farinelli Gaetano

25 novembre 1995 – Terminavo del numero 19 con un saluto, che poi sarà arrivato in ritardo, ma vi ho ricordato dalla cima del coro.

4 dicembre 1995 – Giunto dalla lontana terra del Paraiba l’amico Tosi Giuseppe si è incontrato con il gruppo di Padova. Le sue scarpe erano ricoperte di un sottile velo di polvere rossa, che rimarcavano negli occhi la nostalgia del Brasile. Resterà in Italia qualche anno per fare il dottorato di ricerca in filosofia. Qualcuno degli amici l’ha conosciuto in Brasile a João Pessoa con il termine sdrucito di Referente, ora trasformato in responsabile. A Padova sarà un altro segnale di riferimento per la conoscenza del Brasile.

8 dicembre 1995 – I coniugi Dal Prà-Iazzolino, che hanno sponsorizzato la rivista Madrugada, celebrano il venticinquesimo di matrimonio. Un augurio di serenità e gioia a loro ed alla famiglia tutta.

10 dicembre 1995 – I coniugi Zaniol di Castelfranco Veneto celebrano il ventesimo di matrimonio. Gli amanti della musica brasiliana avranno notato il nome del professor Angelo su Madrugada. Nella chiesetta di San Donato a Bassano, accolti dal sacerdote custode della chiesa, uomo semplice, Angelo e Sonia assieme ai due figli hanno fatto memoria delle gioie che la vita ha loro concesso, assieme agli amici ed al presidente Giuseppe.

15 dicembre 1995 – In prossimità del Natale le associazioni di volontariato di Bassano hanno organizzato “Sotto i cieli del mondo” consistente in una serie di conferenze sulla pace, la convivialità delle differenze, la preghiera tenute da don Valentino Salvoldi, uomo di pace, che ha saputo sempre infervorare il pubblico che ha partecipato all’iniziativa. L’associazione Macondo ha dato la sua adesione e disponibilità attiva.

17 dicembre 1995 – Si incontra a Rocca Santa Maria il gruppo di Modena per programmare l’attività e verificare il percorso effettuato. Il dibattito si anima attorno alla festa, che verrà celebrata a Casalmaggiore.
È emerso dalla conversazione che Macondo, pur dovendo comunicare un messaggio a partire da una sua identità, non ha bisogno per questo di imporre la sua immagine, né tantomeno di farsi propaganda interessata. Importante è invece l’espansione del messaggio: quello dell’incontro e dell’accoglienza nella diversità. Ed è una speranza che va coltivata.

19 dicembre 1995 – Il presidente parte per Brindisi in un percorso che tocca Bari, Bitonto e Taranto. “Tam, Tam dal Sud del mondo”: il titolo della tavola rotonda di Brindisi è suggestivo; mi ricorda alcuni film vecchia maniera in cui gli indiani si esibivano in danze vorticose ad implorare la protezione degli dei, o a gridare la rabbia per il torto subito.
Nella sala provinciale di Brindisi, Giuseppe si incontra con Ramos Regidor, docente di filosofia e padre Gianni Capaccioni, missionario comboniano. L’iniziativa è promossa dalla “Tenda per la Pace”. La pace è un bene fragile, che va coltivato nella giustizia, e sono le coordinate in cui può crescere l’uomo nella ricchezza e nella sfida della sua diversità.
A Taranto, Stoppiglia si incontra con Angelica Sansone ed il gruppo che va crescendo attorno a lei, fatto di giovani che credono nel futuro, aperto agli sguardi dei poveri.

23 dicembre 1995 – Al suo rientro da Bari, Giuseppe si incontra con il gruppo di Vittorino Deganello e Daniela Baroni, a Piovene Rocchette. Il gruppo è composto da alcune coppie che si ritrovano con assiduità. La conversazione ha cercato di chiarire le radici in cui ciascuno di noi affonda, per riscoprire anche i valori che reggono la nostra esistenza.
Qui ciascuno di noi ritrova la voglia di autonomia ed il richiamo alla responsabilità, che nasce dalla relazione con il territorio ed i suoi abitanti; senza dimenticare la dimensione ulteriore che è l’altro, che può essere fuga, ma è sicuramente allentamento delle rigidità, che invece la morale individuale e le paure cementano dentro di noi.

25 dicembre 1995 – Il Natale ci ritrova raccolti attorno al presepio, attorno alla tavola imbandita, sulle strade fredde di neve e dentro le case riscaldate dai termo. Nei cenoni pantagruelici, e nelle casupole spoglie. Buon compleanno!

26 dicembre 1995 – Da San Paolo del Brasile arriva Zé Antonio Trasferetti. Porta con sé una borsa e la voglia di conoscere l’Italia che aveva intravista a Roma dietro le imposte dell’Istituto Pio Brasiliano. Prima tappa del suo viaggio a Cavaso del Tomba, in casa di Sonia e Giorgio. Percorrerà il Nord e il Sud, fino alla Sicilia, per vivere il quotidiano con gli abitanti della nostra amata terra, cui manca solo il piccolo ritocco alla Costituzione e poi hanno tutto; nel frattempo aspettiamo dalla terra dell’oblio il pennello del ritocco, di cui solo pochi si contendono le misure.

27 dicembre 1995 – Con Stefano Benacchio partiamo per Ferrara ad incontrare Francesco Monini, direttore responsabile di Madrugada, e stabilire alcune linee guida della rivista per l’anno nuovo. Poi vediamo Andrea Gandini per fissare con lui il tema dell’annuario, che sarà pubblicato entro maggio (questo almeno è il nostro desiderio, a meno che non nasca la solita discussione sullo scorporo ed il recupero che per intanto sostituisce solo il governo precedente), per offrirlo alla festa nazionale di maggio.
Dopo aver lasciato Stefano alla sua sorte, Giuseppe e Gaetano continuano la loro marcia tra nuvole e neve e freddo, senza mai fermarsi in un turbine di marce, e tavole, e fumi e voci sempre nuove.
Abbiamo incontrato Mario e Benita Bertin a Comacchio, per conversare del libro romanzo sui meninos de rua, e assaggiare il capitone di Giovanna e Tonino.
D’un salto siamo giunti a Santa Maria in Pietra Fitta per incontrare don Piero, amicizia antica e risorsa sempre nuova, anche per Macondo.
Pesaro era a due passi e così siamo andati a trovare Daniela e Maurizio, profughi dal Brasile e dal Mozambico ed ora domestici servitori del cenone di fine anno.
D’un balzo, a rischio di rompere le reni, siamo giunti nei pressi di Parma, per incontrare gli amici Angelo Piazza e famiglia, Gianni Pedrazzini e seguito, Gianni Azzali. Mentre fuori turbina la neve, nel tepore acre della cucina noi si inseguiva ridendo la filosofia empirista masticodentista della Lega, così in sintonia con gli spropositi di Macondo. Il freddo Natale ci ha costretto a ricercare gli amici nel tepore delle loro case. Poi quando il filo del tempo si accorcia, e spalanca la porta dei congedi ritorniamo a casa, coi pastori sotto la neve di fine anno, neve ingombrante che non si scioglie ormai entro… il novantacinque.
E poi tutti in piedi per il brindisi di fine anno: e non battete la testa contro il soffitto dell’igloo, che stanotte non ci sono le stelle, ma solo gli scoppi di quanti sparano al vento della mezzanotte, e colpiscono il vicino di casa, di letto, di sorte, con la scusa del non ti ho visto.

1 gennaio 1996 – È nato il figlio di Cristina e Costantino Vaidanis; all’anagrafe non mi hanno voluto dire il suo nome, ma io so che stava già scritto a lettere d’oro ad Oriente… e brillava: Filippo.

5 gennaio 1996 – Cena a Cavazzale di Vicenza, in casa di Roberta e Giacomo. Siamo un gruppo folto. È presente pure Giuseppe. La conversazione scorre simpatica tra battute, scongiuri e risate, itinerari fantastici, dentro foreste e città, paesi sperduti e saggezze insolite, e serpenti e coccodrilli famelici, e salvezze inaspettate: tipo il serpente non mi morse perché stava cambiando pelle.
Poi alla fine della cena una domanda e due parole di risposta sulla filosofia di Macondo, che ormai tenta di sostituire quella di Platone con quel che ne può avvenire in campo editoriale ed accademico. Quanti erano già in piedi per tornare alla loro piccola casa calda riprendono lo scanno e la conversazione si dipana alla ricerca delle origini incerte e dei traguardi mai raggiunti dall’associazione: perché ogni incontro nasconde soprattutto la capacità di accogliere la diversità senza schiacciarla.

6 gennaio 1996 – Di ritorno dalla cena, Gaetano e Giuseppe partecipano al matrimonio di Marco e Paola a Santa Maria di Tretto. La chiesetta di montagna sperduta tra la neve è gremita. Fortuna che non sono arrivati anche i Re Magi, che non avrebbero trovato posto, non tanto loro, ma i cammelli. Lo spazio antistante la chiesa è ricoperto di neve come nelle cartoline di Natale. E dentro gli amici che suonano, gli sposi che conducono la celebrazione del Matrimonio. E senti parlare in sloveno, in brasiliano, in arabo, in italiano: e ti par di capire tutto quello che dicono; quello che meno si comprende è che tanti parlino in chiesa e per ognuno ci sia un ascolto devoto: forse è Natale, o forse è vero che ognuno di noi porta un sentimento di speranza che può consolare la solitudine dei vivi.
Al posto dei regali gli sposi hanno chiesto una sottoscrizione per un progetto in Brasile e sono stati raccolti venticinque milioni. Pare uno scherzo natalizio. E non c’erano i doni dei re magi (dicitura da ritenere, anche se un po’ infantile).

8 gennaio 1996 – Padre Trasferetti parla ai giovani di Pove sulla sua esperienza pastorale a Campinas nello stato di San Paolo. È interessante seguire la dimensione del ministero che si allarga ai fedeli, e rende responsabili i laici nella gestione dei compiti e nell’annuncio del vangelo.

10 gennaio 1996 – Giuseppe e Gaetano parlano a Padova ad un gruppo di giovani che partono a fine luglio per il Brasile. Giuseppe delinea i motivi di un viaggio in America Latina: che è un viaggio interiore, ed è un incontro insieme con una realtà ricca di stimoli oltre che carica di emozioni e forse di provocazioni.
Tracciamo anche alcune linee di itinerario e distribuiamo materiale di informazione, che accompagnato dal pane della riflessione può essere un buon viatico nel cammino oltre l’equatore.
Seguiranno altri incontri con l’aiuto di Beppe Tosi, sia per la lingua che per la cultura generale sul Brasile.

12 gennaio 1996 – Bolzano. Michele Buonerba nella parrocchia di Regina Pacis organizza un incontro con Giuseppe Stoppiglia; sono presenti almeno sessanta persone. Di diversa età e provenienza. Tutti interessati attorno al tema: Macondo, così essenziale e così inutile. Il titolo è un poco matto e gioca su di una punta di presunzione che subito si spegne, come la voce del bimbo che minaccia con il pugno il gigante della bottiglia che dondola sulla riva del mare.
È interessante vedere come spesso l’interesse si accenda attorno al poggio degli orizzonti aperti; molti hanno dato la loro adesione o quanto meno il loro indirizzo. Dal nord al sud, un grido: o Macondo o morte! Infatti ora Bolzano fa rima con Sicilia.

14 gennaio 1996 – Giuseppe parte per la Sicilia e là si incontra con Zé Trasferetti: prima tappa sarà a Partinico, dal sindaco Gigia Canizzo, poi a Palermo ed Agrigento, per conoscere il profondo sud, profondo non tanto perché si trova ai piedi dello stivale, ma per la storia, i ricordi e la cultura. E, per i burloni, anche per la lontananza.

16 gennaio 1996 – Gianni Minà presenta il libro “Un continente desaparecido”, un libro intervista a personaggi della cultura, della politica e della vita quotidiana, che è cammino di lotta e di giustizia. L’incontro è organizzato dalla FIM di Vicenza. È presente Alberto Tridente e naturalmente il promotore Gianni Castellan.
Minà parte dai personaggi intervistati e si addentra nella storia del popolo di appartenenza e ne canta la musica e la letteratura e l’arte. Il pubblico, nella sala di Bassano dell’A.P.T., lo ascolta con attenzione, attratto dal fascino della sua memoria cordiale. Alla fine, tra i tanti che si sono avvicinati per la firma di rito sul libro conteso, un certo Farinelli gli ha offerto l’ultimo dei Madrugada, ricordandogli che invano la folla lo aveva aspettato nel sole di maggio, al parco di Spin sotto l’ombra degli Ezzelini: ma non si può aver tutto; basta la metà.

17 gennaio 1996 – Al corso FILCA di Firenze Gianni Pedrazzini invita il presidente a parlare sulla “Comunicazione tra i popoli”.

24 gennaio 1996 – Quarto d’Altino (Venezia), Giuseppe incontra il gruppo “Spazio dei giovani”.

27 gennaio 1996 – Segreteria di Macondo a Correggioverde (Mantova), a casa di Pedrazzini.
Alla sera, a Teolo di Padova, in casa di Carmelo, Stoppiglia incontra il gruppo che parte con lui per il Messico. A notte fonda quando si rientra a casa è troppo tardi per ritirare lo stipendio del ventisette statale.
Ma torniamo a Correggioverde; non posso raccontare tutto per motivi di spazio. Scriverò il superfluo, che è sempre più leggero ed interessante. Il presidente fa una breve verifica delle attività del novantacinque. Stanno consolidandosi alcuni gruppi di Macondo per autonomia di azione e di proposta. Questo è un segno positivo.
Lancia l’idea di un camposcuola per giovani, in estate: una settimana ad Amelia in provincia di Terni. La formazione alla mondialità è necessaria per preparare la strada che si inoltri nel futuro, per non rischiare di ridurre le nostre conoscenze al semipresidenzialismoallafrancese (tutto attaccato, perché è la finestra sul mondo della politica estera italiana).
Si discute della festa di Macondo nazionale e della sottoscrizione a premi, che quest’anno offrirà la novità di ben tre estrazioni con un solo biglietto da mille lire. Qualcuno ha inventato lo slogan: comprati un biglietto, ed estrarremo fino alla tua vittoria. E tu non ridere anzi tempo: non è ancora la stagione dei cachi. Responsabile della festa nazionale: Alberto Bordignon, che lavorerà assieme ai gruppi di Bassano come lo scorso anno.
Oltre la festa di Bassano ci saranno le feste di Piacenza, Modena e Taranto, come ti spiegherà in altra pagina Stefano da San Nazario, frate di Dio.
Adriano legge il bilancio del 1995, e si destina l’attivo per la promozione degli scambi Italia Brasile; ricordiamo che ad aprile sarà tra noi padre Edilberto, ospite gradito dei gruppi ed alle feste di primavera. A questo punto chiudo con la segreteria e passo a…
A Teolo Carmelo, Marco, Giuseppe, Antonio, Giampaolo definiscono le linee del viaggio per il Messico e la motivazione che ha origine dallo spirito di Macondo e quindi nella logica dello scambio e della solidarietà. Nascosto sotto il mio invisibile sombrero messicano, osservo gli sguardi delle donne che accarezzavano il sogno di partire coi loro uomini, mentre Marianna ed Alessandro lanciano i manifesti della loro stagione teatrale.
Il vino ed il pane hanno rallegrato i progetti e le riflessioni.

1 febbraio 1996 – Alla saletta Angarano di Bassano, incontro con padre Luigi Mosconi organizzato da Andrea, Loris e Maria sul progetto finalizzato alla costituzione di una casa piccola e modesta con lo scopo di offrire ospitalità e accoglienza a Belem, diretta da Naraguaçù.
Padre Mosconi ha fatto un quadro generale del Brasile e di Belem in particolare, invitando ad un intervento mirato, che non sia retto da semplice emotività o desiderio di beneficenza.
In altra parte abbiamo detto che al matrimonio di Marco e Paola sono stati raccolti i fondi per questo progetto. I promotori del progetto si sono fatti carico di raccogliere altri fondi per completare il piano, ma anche perché ciascuno si senta coinvolto nella relazione di scambio con il Brasile e Belem.

10 febbraio 1996 – Giunge una telefonata: un gruppo di Verona intende partire per João Pessoa, passando per Rio: Macondo ne è lietamente coinvolto. Febbraio è un mese breve ed intenso: dispettoso diceva una cantilena della mia infanzia.
Maccanico, alle prese con il suo governo, non ce l’ha con febbraio, ma con le sue influenze acide. Un semigoverno presidenziale. Forse!

11 febbraio 1996 – Tempo di vita: nasce la figlia di Alì e di Isachia, di nome Leila, come nelle novelle di Mille e una notte… A lui ed alla sposa auguri italiani, tradotti in arabo masticato da un povero emilio-veneto.

12 febbraio 1996 – Mentre andiamo in stampa trilla il telefono, che annuncia la nascita di David, figlio di Giorgio e di Sonia Geronazzo; è nato quando il freddo si è allentato. È il primo fiore di primavera, che buca l’ultima neve caduta non so dove.
Ad onor di cronaca devo ricordare che Giuseppe, Antonio, Giampaolo, Marco, Carmelo sono partiti per il Messico. Alla stazione di Vicenza nessuno piangeva; le mogli si erano congedate in precedenza. Il treno è partito fischiando, ma non per maleducazione. Su quella nota i burloni gridavano: “Que viva Mexico”, citazione involontaria da un film di Ejsenstein. Buon viaggio, sottoufficiali del Subcomandante!