Macondo e dintorni

28 settembre 1996 ­ Facciamo un passo indietro (se ricordate eravamo giunti al diciotto di ottobre) disponiamoci a sanduicce e riprendiamo il percorso cronologico secondo il buon criterio dei pontefici romani (Pontifices Romanorum) che scrivevano giorno dopo giorno, anno per anno, gli Annales. Non ho un’idea precisa di quanto sia capitato in questo giorno; non c’è un santo particolare da festeggiare. Credo di aver incontrato per strada Giorgio della famiglia dei Geronazzo, forse mi ha detto pure qualcosa che io ho perso tra le foglie su cui scrivo gli appunti della memoria.

5 ottobre 1996 ­ Al sabato può succedere di tutto, perché le attività ufficiali chiudono e iniziano le non formali. Concedo un’intervista a Camata per una radio privata di San Donà. Forse sarebbe meglio dire che ci danno spazio in una rete locale; ma è bene rispettare gli standard linguistici convenzionali. Approfitto della pausa di pubblicità della radio amica per ricordare: il matrimonio di Carla e Claudio nella chiesa di San Pietro fuori Roma, sul pendio di Pove del Grappa, sotto lo sguardo benevolo delle Priare. Volete che vi parli anche della cena? Sotto un soffitto alto dieci metri, istoriato di cornici di legno, e quadri enormi contro le pareti, i piatti colmi di pesce del Tintoretto, del Caravaggio; tanto belli che sembravano finti, scusate, artistici. Felicità e figli maschi gridavano gli avi; un ultimo decreto ci impone anche… figlie (femmine) per fare le pari opportunità.

6 ottobre 1996 ­ Altre cene non meno calorose sono passate sul nostro percorso; ma oggi nella casa di Santina, in quel di Vicenza (che lavora nella scuola a crescere coscienze giovanili, lavoro suggestivo e ingrato, come chi semina datteri)… dicevo dunque che tra quelle pareti modeste, attorno alla cena di funghi e lattughe abbiamo incontrato Carmine di Sante, emerito scrittore e conoscitore della cultura ebraica. Uomo che ci aiuta a cercare nelle radici la nostra identità, perché ci aiuta a scoprire le sorgenti della nostra cultura attraverso il Libro, che molto spesso confiniamo nella sola religione, o che usiamo in gran parte solo per confermare la parte che ci riguarderebbe direttamente, vale a dire il Nuovo Testamento. Un libriccino edito da Edizioni Lavoro dal titolo Responsabilità può essere lettura invernale al caminetto, o anche contro vento nella bufera, aspettando babbo Natale, coi guanti di lana che scoprono le dita.

7 ottobre 1996 ­ L’arcivescovo di Ferrara legge Madrugada; lo riferisce un comunicato stampa clandestino della curia arcivescovile. Pare piaccia per lo spirito refrattario ad ambienti angusti, steso nelle pianure sconfinate della valle padana, cui fanno da confine solo le nebbie delle umane cupidigie.

8 ottobre 1996 ­ Giuseppe e Gianni si incontrano a Verona per iniziare la programmazione dei corsi di Formazione Giovani, che si articolerà su tre momenti diversi per destinazione e per tempo. Ospiti inizialmente di Cangrande della Scala, hanno dovuto poi accontentarsi di una modesta trattoria ferroviaria, a causa del sit­in di Dante su per la Scala, con quel che segue. Le modalità saranno poi presentate all’assemblea triennale, di cui scriverò più sotto, si deus quiser.

10 ottobre 1996 ­ È nata Teresa dalla generosa unione di Raffaella e Lucio. La notizia mi è giunta via telefono; mi pare che fosse notte alta o notte fonda. Sulla parete di sinistra si inerpicava l’ultimo ragno ad aspettare l’ultimo viandante della notte. Illuso. La voce di Lucio era carica di una gioia tale, che solo i segni eloquenti della bimba dalla culla gli hanno fatto ricordare il nome, naturalmente di lei. Auguri, mentre i falchi nella notte a rischio di battere contro il tempo salgono verso la luna.

11 ottobre 1996 ­ Gabriele Bori è nato il giorno dopo. Il ritardo su Teresa dipende solo dal fatto che Gabriele è terzo di tanta prole, e dunque ha lasciato spazio a Teresa, che sarebbe comunque nata prima. È nato ad Ancona, anche se la concezione è avvenuta a Perugia; un po’ come la Madonna che da Nazaret andava a Betlemme, che quando nacque Gesù nessuno sapeva dove trovarlo; per fortuna che ci fu un collegamento in diretta tramite gli angeli. Nel caso invece a rimediare è stato Tonino, il padre. Diremo per dovere di cronaca che la madre si chiama Patrizia, donna modesta, ma si sa che la nobiltà è un seme che cresce dentro. Nello stesso giorno partivano accompagnati dai figli i coniugi Adriano ed Elena Guglielmini. Si racconta che l’aereo abbia avuto un piccolo ritardo a causa dello sportello posteriore che non si chiudeva bene; forse gli si era incastrata sui cardini l’ala della nostalgia. Volano per São Paulo do Brasil, e viaggeranno per le terre calde del Sertao, e quelle umide dell’Amazzonia fino alla vigilia di Natale, e rientreranno poi a San Paolo dalla sorella di Adriano. Si prevede al rientro in Italia la nascita del grande erede, il delfino di casa Bozzetto Guglielmini primo di lunga prosapia.

15 ottobre 1996 ­ Un gruppetto di navigatori si prepara per il Messico. Si allargano i confini dell’America, al nostro cuore di ragazzi non bastano più la sabbia bianca dell’Atlantico, e le orchidee che crescono su per i manghi. Ora ci ha preso la febbre immobile della Selva Lacandona. L’incontro tra Renato Simonetto, amici e Giuseppe avviene in un clima caloroso; Stoppiglia consegna solo i primi codici; il resto sarà concluso in casa di Antonio. So di qualcuno partito per la Bolivia. In Perù altri sono andati; adesso poi rientra da Lima un nostro corrispondente: Mosé Mora, a dicembre. E poi Lima mi dicono che a dicembre, sotto Natale non sarà molto sicura, a causa di un banchetto dove erano in troppi e non c’erano i bicchieri per tutti; e così la diplomazia internazionale ha protestato, perché se non c’è da bere almeno ci siano i bicchieri; ma pare che Clinton e Fujimori abbiano deciso per un bicchiere in due; ma così a brindare alla salute rischiano di trovarsi in pochi. Ma dicono che sia solo questione di principio; che alla fine ci pensano gli altri. D’altra parte i Tupac Amaru non sono dolci: lo dice anche il nome; sotto le feste poi, quando è banale “far la festa” ad uno; che allora la fanno tutti. Speriamo bene.

17 ottobre 1996 ­ A Conselve (Padova), Giuseppe parla ad un gruppo di giovani su Quale politica per il Duemila?. L’espropriazione della politica, ed i movimenti particolaristici che non hanno la visione del confronto, ci impediranno di vivere il futuro di una dimensione globale, ma insieme con una forza che nasce dalla nostra diversità culturale.

18 ottobre 1996 ­ A Modena Mario Bertin presenta il libro E decise di chiamarsi João. Già altrove, ed ancora in altri posti, presenterà il libro, che è la storia di un incontro, ed è lo smacco che uno di noi avverte a contatto con uno che è senza futuro, povero non per scelta, ma per destino ingrato; e che deve solo contare su di sé, frammento in uno spazio aperto ed angusto insieme; libero e senza ripari, neppure quello dell’affetto. João è lo pseudonimo di un ragazzo di strada che Mario ha conosciuto a Rio… scusa, ma dimenticavo che tu l’hai già letto, ed hai pure sentito Mario in uno degli ultimi incontri; e forse ne hai fatto dono a qualcuno a Natale. Gli incontri a volte affollati, a volte informali ed amichevoli sempre sono stati lo stimolo a riflettere sulla sensibilità dell’altro, e sul suo diritto alla vita, e alla felicità; e non soltanto ad uno straccio di vita. Nello stesso giorno, fuori canale, su radiazioni in codice, il nostro presidente ha incontrato in quel di Rimini gli Animatori dell’A.C.I. su un tema di cui si parla un poco ovunque, e non sempre con chiarezza: Pensare globalmente e vivere localmente; il gruppo ha ascoltato con attenzione e si è interessato all’argomento, anche perché la dimensione dello spirito è quella dell’ascolto dell’altro, e non certo la difesa dello spazio angusto; per questo l’attività nel proprio territorio non può dimenticare le risposte di vita lontane da noi, ma non dalla nostra responsabilità. Ha mandato la sua adesione all’incontro anche la famiglia dei Malatesta, che si scusava dell’assenza per un lutto in famiglia: no, non di Gianciotto; ma di Paolo, poverino! Francesca non era in epigrafe.

19 ottobre 1996 ­ Come ogni anno, anche quest’anno… Mi pare d’averla già scritta, o per lo meno di averla già letta questa espressione. Cambio quindi registro, non programma: la verifica ai viaggi in Brasile si è tenuta al centro giovanile, nella sede per noi disposta da fratel Raffaele. Eravamo circa in venti. Non c’eravamo tutti; non mancavano necessariamente i migliori, ma ne abbiamo sentito la mancanza; anche perché faceva freddo; erano ahimè i primi freddi dell’autunno. Si è riproposta la necessità di mantenere i contatti; di comunicare le esperienze, di approfondire lo spirito di scambio, che è disponibilità all’ascolto e voglia di vivere. Nello stesso giorno Stoppiglia al San Carlo di Padova (in quel di Napoli bisognava prenotare prima) si è incontrato con gli animatori della Missione Cittadina su Dialogo tra diversi e non credenti. Tema importante per la Chiesa, e il suo ruolo; ma che ripropone in termini specifici, vale a dire ecclesiali, l’attenzione all’altro, che non è conquista o preda di caccia; e neppure terreno di consenso; e neppure se vogliamo cartina al tornasole, ma solo presenza esistenziale (il diverso, il non credente), con cui viene a confronto il cristiano perché c’è, e per il quale scatta la disponibilità al servizio, ma non come ruolo cristiano beneficente, ma come risposta reale, ad una presenza sensibile (il diverso, il non credente). Pare che il pubblico scelto sia rimasto entusiasta della relazione, perché l’invito a Giuseppe si è poi ripetuto per un gruppo limitrofo della stessa diocesi (dai sinonimi: passaparola, contagio, chi la fa l’aspetti, ancora lui, te lo ricordi è proprio lui, però stavolta meglio, l’ho già sentito e non vengo, ecc.).

22 ottobre 1996 ­ Funerale di suor Pulcheria; la ricordo perché la morte è esperienza unica; la ricordo perché la prima volta che l’incontrai mi sgridò, e che allora ero tanto permaloso; la ricordo perché aveva avuto il coraggio di passare dal Veneto all’Emilia; e si era fatta amare a San Savigno, donna attenta all’educazione ed alla fede. La ricordo perché aveva la pazienza di vendere i biglietti della lotteria. La ricordo perché era una donna forte, ed affettuosa.

24 ottobre 1996 ­ Nella crescita del suo figlioletto la madre attenta (perché ci sono pure delle mamme distratte) a attenta osserva che il figlio cresca in equilibrio, che la testa sia proporzionata ai piedi, e le ginocchia alla larghezze degli orecchi, ecc. ecc. Stoppiglia in quel di Pieve di Soligo ha parlato ad un pubblico attento (attento a che cosa? dirai: oddio! A che il relatore non sputi in faccia ai primi; che il riscaldamento funzioni; e di non far le stesse domande della volta scorsa; e di non farle fare al solito, che rompe l’anima e rovina il clima), dicevo che ha parlato de Gli squilibri dello sviluppo; e debbo dire che ce ne sono tanti; e noi non subiamo i peggiori; per esempio che a Vatti c’è pane per tutti; e che invece a Fatti c’è fame all’ingrosso, e non basta per tutti, che qualcuno si salva. Che all’ospedale di Titti c’è posto per tutti; e che all’ospedale di Sirti non c’è neppure il numero… del letto. E che Vatti e Fatti, Titti e Sirti sono solo inventati: a quelli veri capita di peggio.

25 ottobre 1996 ­ Dietro invito di Farinelli, per benigna concessione del presidente, accompagnato da Stefano Benacchio, il dottor Mario Bertin presenta alla scuola Filippin il suo ultimo libro. La sala de Marchi è gremita di alunni del Liceo. Il professor Farinelli un po’ emozionato presenta il relatore. Mario racconta del Brasile e dello stato di abbandono in cui vivono Edilberto, Cico, Alexandro, Rosana, Vilma, Nara e tanti altri bambini e bambine di Rio ed in Brasile; mentre noi coccoliamo il nostro Bambi che fa tanta tenerezza, specie di sera dopo cena. I ragazzi ascoltano, qualcuno chiede, altri si stupisce smarrito. Lo stupore è inizio di utopia? Nello stesso torno di tempo a Ceneselli, in quel di Rovigo, Giuseppe parla di Disagio giovanile: quale risposta dalla società; le risposte non sono tecniche o quantitative; e neppure facili; si tratta di dare fiducia nel futuro, vale a dire che i giovani sentano di poter essere protagonisti nella società occupata dai tecnocrati e dagli economisti; che usano una politica del consenso, che resta comunque politica di élite, e si nutre di sigle e di slogan.

30 ottobre 1996 ­ A Piovene Rocchette il gruppo Baroni e Deganello riceve Giuseppe e Gaetano; la conversazione animata si dipana attorno a Quando le ideologie spengono l’ideale. Adesso che ricordo, il motivo dell’incontro nasceva dall’esigenza di capire come mai si era fermata la macchina proprio quando meglio carburava; vale a dire che il gruppo aveva trovato la sua sorgente; le attività andavano bene, eppure si sentivano colpetti al motore; e allora che fare, quando la volontà non serve, o non basta? riprendere contatto con l’altro; cambiare le risposte perché cambiate sono le domande. E non per bisogno di consenso. Il singolo nel gruppo non riesce più a quadrare o a girare, che non è lo stesso; ma è quello che succede. L’obiettivo non è più la perfezione oggi, e neppure la morale, ma la richiesta dell’altro e della sua sensibilità. Alcuni dolci, che qualcuno si è portato a casa, come dopo la moltiplicazione dei pani, tanti erano e abbondanti i resti, hanno rallegrato la compagnia e suscitato nuove fantasie.

4 novembre 1996 ­ Nella gloriosa facoltà di Ca’ Foscari a Venezia il Presidente della commissione, dopo un breve consulto avanza in mezzo alla folla; tiene tra le mani una carta pergamena; legge con la voce confusa di uno che deve dare dei parametri all’ultimo angolo dell’universo; e teme di precipitare nel baratro dell’oblio; Patrizia della famiglia Caregnato ha un sussulto: centodieci e lode è la votazione finale; ed il verdetto è “dottore in Storia”. Sublime direbbe il doctor subtilis. Avremo modo di conoscere pure i frutti della sua tesi che concerne il sud America: Origini e sviluppo delle Reducciones Gesuitiche dei Guaranì in Paraguay: territorio, ambiente e cultura. Ora la ricerca continua, e che dia buon frutto! Alla parrocchia di Cristo Re, nello stesso giorno, senza motivi di competizione, ma solo per richiami e citazioni, Stoppiglia parla ad un gruppo di animatori de Il Kerigma, oggi; il mio computer non accoglie la parola in cappa (e spada: battuta infelice; ma è pure uscito il libro di Dumas della Sanfelice); e significa annuncio del Vangelo. Per le riflessioni a lato della conversazione che il cronista vuol sempre aggiungere come nei tele di Mediaset (che dio li abbia in gloria) ti consiglio di guardare sopra, alla data del 19/10; non troppo alto che siamo in clima natalizio e spuntano angeli ovunque.

6 novembre 1996 ­ Grande rentrée di Beppe a Comacchio, città che gli ha dato i natali. Incontro sui giovani: Il disagio giovanile: cause e proposte. La sala della biblioteca di Palazzo Bellini era gremita. Le sedie fumavano. L’attenzione acuta. L’orecchio attento. I padri si erano portati dietro i figli per ascoltare chi era stato nel loro tempo una voce che grida nella nebbia (qualcuno avrebbe detto: accendete i fari). In una trattoria dove un tempo i vecchi portavano il cartoncino del pesce per bersi una foietta di vino, accanto al canale della pescheria, abbiamo soffocato nel brodetto di pesce la nostalgia. Non sono emerse le sirene sopra gli isolotti della laguna; solo il faro di Magnavacca e di Porto Corsini nella nebbia, che facevano tuuu, tuuu. Adieu, Iroshima, mon amour! Addio Comacchio!

8 novembre 1996 ­ A Bologna, mentre le fanfare del neo liberalismo si fanno sempre più suadenti e procaci, Andrea Gandini presenta l’annuario pubblicato da ISCOS, ISFEL e Macondo: Crescita economica e sviluppo umano n. 2 agli operatori industriali. L’esperienza raccolta nel Vietnam, e la forza dell’esposizione hanno coinvolto gli operatori cui il tarlo delle cose buca la parete delle ideologie; per vedere oltre e dentro il mondo delle relazioni industriali, fatto di numeri e di esponenti e di tassi, che a volte si addormentano anche sulla pancia che gorgoglia dell’uomo delle statistiche in rosso, che la notte sogna il pane, che non mangerà il giorno seguente. Alla presentazione erano presenti Enrico Giusti e Giuseppe Stoppiglia.

14 novembre 1996 ­ In una sala del Remondini il coordinatore della zona Veneto Carmelo Miola ha convocato e riunito i rappresentanti dei progetti di solidarietà che in questi anni si sono accesi in Veneto. Erano presenti anche Salvino Medeiros e Leonidio provenienti da Rio de Janeiro, ospiti in Italia presso il CESVI di Bergamo ed anche nostri. La saletta erano al pieno; c’erano rappresentanti di vari progetti. Tutti hanno parlato, con dovizia di particolari e di emozioni. Hanno deciso pure di rivedersi ogni anno per confrontarsi sulle motivazioni, e misurare la crescita di coscienza allo scambio ed alla s olidarietà. São Martinho, Carapirà, Camaçarì, Arcobaleno, Tonel (proprio in questi giorni sono arrivati dal Brasile Tonino e Nelma, che rimarranno in Italia ben due mesi. Già domani si incontreranno con gli amici del gruppo), Papoco, Proprià, Chiapas del Messico, CCAP ed altri che non ricordo.

16 novembre 1996 Bologna, quinta assemblea generale di Macondo, per il rinnovo delle cariche, per la programmazione e la verifica. Come in ogni convegno ci sono gli arrivi e le partenze; c’è il momento critico in cui tutti si domandano in quanti saremo; ci sarà il pieno? sono arrivati gli avvisi agli indirizzi? io sì, però qualcuno non l’ha ricevuto, perché? e via dicendo. La giornata è piovosa; dentro non ci si accorge del tempo e dei temporali. Le suore intanto preparano il pranzo, ché saremo in tanti. Nella giornata si aggirano dentro e fuori almeno cento e venti persone; che non è poco a fronte di una organizzazione che qualcuno si ostina a dire che non è niente, e che altri afferma che vive, ma solo per scomparire. Baci ed abbracci sulla soglia della porta e del portone; qualcuno stringe, e spinge nei corridoi stretti che portano alla sala; altri scivola lungo la scala per sentirsi dire: ma ti sei fatto male? non è niente, forse una distrazione. Nella sala grande quanti arrivano, prendono posto. Alla presidenza Gianni Pedrazzini, Giuseppe Stoppiglia, presidente uscente, e Salvino Medeiros, coordinatore di Macondo in Brasile. Apre i lavori Gianni, come presidente dell’assemblea elettiva. Offre la parola a Giuseppe, che in primis presenta Salvino; invita poi i gruppi ed i singoli a presentarsi, perché ciascuno si riconosca. E prende di nuovo la parola il presidente uscente per ripercorrere le strade ed i sensi vietati di Macondo e poi inseguire l’interrogativo su Macondo associazione o movimento?. Il sottotitolo della relazione La responsabilità è suggestivo e poetico: Lampi rossi e lampi azzurri; cui segue la spiegazione nella sala carica di elettricità. Mi resta in mente quella sui lampi azzurri che sono quelli alti; e pare che siano i lampi dell’utopia, o della impossibilità, che quando scendono tra gli uomini, si realizza l’evento. Uno dei motivi di vita è quello dell’impossibilità, per cui vale la pena di affrontare il quotidiano, che si ingolfa ovunque con le risposte preconfezionate. Per rispondere all’altro in una prospettiva di cambiamento e non di pace amorfa (non sono venuto a portare la pace, ma la spada, gridava il Cristo, quando qualcuno faceva il sornione) debbo ascoltare quello che chiede; la responsabilità all’altro è fatta di ascolto e si realizza nell’ascolto dell’altro. L’evento (che sono i lampi azzurri) consiste nell’attesa ed accoglienza dell’altro: altrimenti diventa solo previsione dal mio punto di vista. Ad esempio che nel duemila e trenta avremo risolto il problema della fame, sempre che risponda ai parametri della prima legge dell’esistente conforme, che è l’economia, questo non è certo una risposta alla domanda dell’altro, ma preconfezione programmata. Perché Dio ha fatto il mondo, ma l’economia gli ha dato un poco di ordine; che altrimenti va a sfascio la borsa, e gli hamburger e i pop­corn. E la pax americana; Saddam u sei? vieni fuori dal bunker che ci ho il missile intelligente. Capito?! L’evento sarebbe dunque la decisione di affrontare l’impossibile: la cui soluzione non è nella risposta preconfezionata che abbiamo dentro la nostra testa fina, o testa d’uovo, ma nella domanda che l’altro ci fa. Per questo il mondo ha bisogno di interiorità: per cercare insieme la risposta; senza l’interiorità io continuo a comprarmi i pupazzi di peluche e a controllare il flusso sacro del sangue verde (che sarebbe il dollaro, scusate! ma quando vola, lasciatelo volare), e mangiare la pizza. La responsabilità non è impegno individuale, volontaristico, morale, ma si risolve solo nel rapporto che accoglie la dualità e scioglie i controlli che il più forte è portato a costruire, per essere padre padrone. Ora capisco che aveva ragione Paolo che poi fecero santo, quando affermava che anche se do tutti i miei beni ai poveri, ma non ho la carità non ho fatto nulla; perché senza la carità, che è riconoscimento dell’altro, della sua sensibilità (e non come sentivo l’altra sera: in Russia fa tanto freddo, che difatti sono morti i barboni, che sono appunto solo un sintomo del freddo, e non un dramma di dolore e solitudine di un uomo) permane l’impotenza di uno squilibrio che non abbiamo affrontato insieme. E allora a che è servito essere buono? Questo dunque il programma di Macondo: che non è programma, ma attenzione, ascolto perché si realizzi l’evento. Macondo è minoranza. Destinato a scomparire come il lievito ed a restare finché popoli interi rimangono in esilio; impediti di costruire la loro vita, e la loro storia. Anche perché la nostra storia senza la loro non ha senso. L’oratore si lasciava trascinare dal patos a parlare dei giovani: cui non dobbiamo costruire il futuro, ma che si sentano protagonisti assieme a noi dell’evento: per non cadere vittime della noia e del non senso. A questo punto il presidente uscente apre la riflessione su Movimento e Associazione: vale a dire che lo spirito di Macondo deve essere duttile, e non fossilizzarsi; che non significa rifiutare qualsiasi struttura; ma intanto crescere solo là dove il seme trova il buon terreno. Al discorso appassionato del presidente uscente, seguono gli interventi dei convenuti. Ne vedo ben diciassette scritti nel libro della memoria. Ulderico Sbarra il cubano, Gaetano Farinelli, osmotico della rivista Madrugada, Angelica Sansone la donna del Sud, Salvino Medeiros segretario del Movimento dei diritti umani, Antonio Stivanello psichiatra, messicano, addetto ai centri di recupero, di riduzione del danno, Gianni Pedrazzini dagli argini del Po al podio della presidenza effimera, Egidio Grande senese, Guido Guidotti, Manuela di Modena, Enrico Pattaro della dinastia dei Bidols, Stefano Benacchio dottore emerito, Mario Bertin scrittore, pubblicista, Corrado Borsetti, direttore dei corsi di avviamento, politologo, Giampaolo Zulian uomo post­moderno, Luciano Ferrari, esperto in lingua portoghese, maestro di violino, Carmelo Miola, psichiatra, aspirante antropologo. Come riportare discorsi, frasi, esclamazioni, silenzi, brusii? ci proviamo, ed affrontiamo il cimento. Salvino propone di costituire spazi di incontro anche in Brasile: fare in modo che i gruppi che hanno esperienze specifiche ed utili entrino in contatto con altri gruppi, che possono trovare nell’esperienza dei primi non solo le soluzioni tecniche, ma soprattutto lo spirito di continuare. Antonio diceva che l’incontro con i Brasiliani prima e i Messicani poi lo hanno spinto a domandarsi sul che fare; magari anche la presunzione di risolvere qualcosa per loro; ma soprattutto sono serviti gli incontri a caricare noi di speranza, e volontà di proseguire; cercando di costruire ponti qui nel nostro territorio. Nel suo caso offrire soluzioni all’inserimento dei marginali, rispettando la loro condizione; e dunque non assorbimento totale nella struttura, ma riduzione del danno, che è non riduzione dei costi, ma rispetto della condizione di marginalità, che non è un accidente come direbbero i filosofi aristotelici. Corrado chiede un uso umile ed intelligente della scienza; non per scongiurare i sogni, o per tarparne le ali; solo per approfondire la lettura delle cose. Bertin affronta il tema della globalizzazione invocando la ricerca di strumenti che mantengano le diversità e le differenze e le distanze; ma insieme l’opportunità del confronto e del dialogo di tali differenze che sono risorsa contro il processo di schiacciamento economico. In questo modo il sogno non sarà schiacciato dalla realtà, o meglio dall’esistente. Sul tema Movimento ed Associazione molto si sono espressi sul mantenimento della identità di Macondo, che è promozione di scambio e non costituzione di progetti; questo non toglie l’opportunità di darsi una struttura minima organizzativa, per tenere la memoria del percorso, ed azzardare i lanci verso il futuro. Viene riconfermato presidente (per l’ultima volta dirà lui) Giuseppe Stoppiglia, fra il tripudio della folla e il battimani dei supporters. Propone per la segreteria i nomi di Paola Anna Incùbi da Schio, Monica Lazzaretto di Teolo (Padova), Enrico Pattaro di Taglio di Po (Rovigo) in rappresentanza di Macondo Giovani, Gianni Pedrazzini di Correggioverde (Mantova), Giampaolo Zulian di Padova, Stefano Benacchio di San Nazario (Vicenza). La lista passa con l’astensione di pochi aventi diritto. Altri amici hanno ricevuto l’investitura per il coordinamento di attività, come Gaetano Farinelli per Madrugada, Alberto Bordignon e Carmelo Miola. Nelle conclusioni il presidente eletto, nella persona di Giuseppe Stoppiglia, personaggio noto già da tempo nell’ambiente dell’associazione ha ripreso alcune proposte generali e particolari che ora cercherò di elencare: confondersi con la folla, con la gente; non sfuggire ai problemi, ma tentare di avviare una risoluzione. La neutralità non è permessa, occorre schierarsi. Riprendersi la politica dall’esproprio in atto. Come fare? Propone due linee di intervento chiare nella finalità:
1 ­ la formazione degli adulti;
2 ­ la formazione dei giovani.
Inoltre la mobilitazione attraverso i gruppi sul territorio per educare all’uomo planetario, per una democrazia planetaria. Inoltre, che si avvii un rapporto di scambio oltre che con il Brasile (con in quale si mantiene ad oggi un rapporto di preferenza, ma anche di ulteriore rispetto ed autonomia e responsabilità) anche al rapporto Nord e Sud dell’Italia. E naturalmente ad altre regioni del Pianeta: Africa ed Asia. A proposito del Brasile, la Casa di Accoglienza di Rio de Janeiro continua ad avere una funzione non solo di ospitalità, ma soprattutto pedagogica all’incontro con un altro popolo, un’altra cultura. Ripropone poi l’incremento dell’attività editoriale; prima di tutto la rivista Madrugada, che dovrà portare a cinque numeri l’attività annuale, per tenere un maggior rapporto coi territori, ed insieme rispondere alle loro esigenze. Accanto a Madrugada, incrementare anche la pubblicazione di libri o dispense che nascano all’interno di Macondo, o che comunque siano in sintonia coi temi su cui cresce lo spirito dell’associazione. L’attività di informazione e formazione si realizzi poi con incontri e conferenze nelle scuole e nelle altre associazioni. E lo spirito di Macondo si rafforzerà e crescerà attraverso l’appuntamento della festa nazionale e delle feste territoriali; e nella cadenza programmata di incontri a livello nazionale e territoriale; e senza che il tutto diventi troppo ufficiale, ma che nasca sempre da un bisogno, ma insieme da una sfida; che si nutra del passato, ma in costante tensione e sfida verso il futuro. Il presidente in carica termina con queste parole: «In questo spirito ed in questa traduzione operativa vedo il futuro dell’Associazione… e la mia disponibilità, purché nel 1999 sia stata preparata la successione oppure la decisione di sciogliersi». Seguono i battimani, qualche lacrima, che la pellicola non ha impresso a causa di una distonia tra sensibilità ed esposizione del rullino. Quando si pensa in grande non bisogna dimenticare di prendere il panino con la mortadella.

21 novembre 1996 ­ Il gruppo Macondo­Valbrenta, assieme all’Assessorato alla Cultura di Pove del Grappa, organizza un incontro aperto alla cittadinanza sul tema Essere responsabili conviene?. Parla il relatore dott. Andrea Pase, ricercatore, responsabile, dirigente. Pur con tanti titoli ha parlato in modo semplice ed esemplare. La sala riunioni del centro diurno ha accolto almeno quaranta persone, molti giovani e qualche adulto. Qualcuno forse era entrato per sapere se la responsabilità fosse un buon investimento, ma si è dovuto convenire che non è manco un titolo; forse una confluenza necessaria e gratuita; un po’ come la vita, che alla fine non puoi chiedere la liquidazione, ma avventurarti nell’ignoto. Nella stessa sera Salvino Medeiros, accompagnato da una guida sicura, si è incontrato con il gruppo di Cavaso del Tomba, a parlare del significato dello scambio, che può avvenire tra persone che operano attivamente nel sociale, ma attente sempre alla novità che l’altro suscita, al quale rispondere. Erano presenti Giorgio, Sonia e gli amici del gruppo. La guida invece ha preso occasione per parlare di Macondo, nata dal bisogno di ritrovare e riscoprire il senso, e non di portare le confezioni della bonus malus, o le cartoline del dai che ce la fai anche tu. Forse nato sotto una cappa, Macondo prende la spada: dunque un’avventura in cappa e spada alla Dumas padre e figlio? Non proprio; ma forse l’evento, i lampi azzurri dell’impossibile.

23 novembre 1996 ­ Enrico Pattaro e amici del gruppo giovani Macondo si sono incontrati in un punto dell’universo che ora mi sfugge, ma spero di raggiungerlo, per progettare il corso di sociopolitica.

24 novembre 1996 ­ A Sovizzo, provincia di Vicenza, invitato dall’amministrazione Comunale e dall’Associazione genitori Giuseppe Stoppiglia parla a duecento genitori su Educare alla libertà. Il tema può cadere nell’ambiguità; per questo il relatore imposta la relazione sui valori e non solo sui bisogni; e la risposta all’altro, risposta non confezionata diventa il parametro su cui si confrontano i genitori nel rapporto coi figli; ed i figli vengono incamminati non sulla strada del permissivismo, ma sulla montagna inaccessibile dell’impossibile; quando la realtà supera l’esistente; e le regole sono lettera morta di fronte alla sensibilità dimenticata; e si scopre l’interiorità, che è il trastullo che sostituisce il peluche, o il bolide Ferrari.

27 novembre 1996 ­ Nasce in una giornata di pioggia Andrea, figlio di Carlo e Patrizia, all’ospedale di Bassano. È nata pure Benedetta da Emanuela e Giorgio, ma devo confessare che non ricordo la data, ma è così che nascono le leggende. Si racconta infatti che la notte seguente siano cadute due stelle sul tramonto, a sinistra, perché non erano state bene incollate sulla volta del cielo. Le due mamme sporsero al balcone a vedere lo spettacolo, il cronista le vide e ne riportò la notizia: forse delle stelle, forse dei prodigi, che sono sempre abbinati alle nascite dei re. Non so se credibile, certo inverosimile. Felicità. Breve incontro tra il Presidente e Alberto Bordignon anche in prospettiva della festa nazionale di Macondo, che si terrà il primo di giugno del 1997, sempre alle Scuole di Spin. Presenti alla stipula un addetto stampa, che riferisce e una donna, alta, slanciata, simpatica, che risponde al nome di Raffaella.

29 novembre 1996 ­ Non ci è pervenuta la cronaca di Siena, ma azzardiamo ugualmente di riferire alcune attività svolte nella città del Pallio, nella contrada del… alt! non facciamo differenze. Oggi inizia un ciclo di conferenze tenute da padre Aldo Giannasi sul tema: accoglienza cristiana dei musulmani. I comitati e le associazioni che hanno organizzato l’iniziativa sono tante, tra cui anche Macondo senese, che ricordiamo tramite Egidio Grande, ma senza dimenticare gli altri che con lui lavorano. Gli incontri successivi saranno in dicembre, sempre affidati al Pontificio Istituto Studi Arabi e Islamistica nella persona di Aldo Giannasi. Ricordo ancora le altre attività tenute a settembre dentro il festival dell’Unità, in cui gli amici di Siena si sono impegnati per quindici giorni con un banchetto a fare attività di sensibilizzazione sui temi della mondialità. Hanno poi tenuto altre due conferenze aperte alla cittadinanza, sempre sui temi della convivenza delle culture. A causa di uno sciopero delle TV private locali non siamo in grado di offrire i dati dell’affluenza e della partecipazione, che sicuramente, data la simpatia degli amici senesi, sarà stata soddisfacente.

30 novembre 1996 ­ Andrea & Andrea, responsabili della San Martino, e il gruppo Arcobaleno hanno organizzato un incontro alla sala Martinovich con suor Adima Cassab Fadel, direttrice dell’associazione San Martino in Brasile. Con un linguaggio semplice, nello stile brasiliano del racconto, ci ha introdotto alla condizione minorile a Rio de Janeiro in particolare. Il ragazzo e la ragazza abbandonati a se stessi, che abbisognano di un punto di riferimento, che l’adulto può dare, se riesce a conquistarsi una fiducia perduta. Nella sala trenta­quaranta persone, che non è poco per una giornata piovosa, di sabato pomeriggio, tempo di spese. In Realtà Vicentina nel numero di novembre a penna di Francesco Rizzo, presente all’assemblea di Macondo, è apparso un articolo che riprende in modo vivace la relazione e le prospettive di lavoro del presidente uscente Giuseppe Stoppiglia. Già altre volte il signor Rizzo ha seguito con affetto la nostra attività; che cresce sull’aria che trasporta i semi e li depone lontano e vicino.

3 dicembre 1996 ­ A San Giorgio di Piano in provincia di Bologna l’assessorato alla Cultura e l’assessorato alle Politiche Sociali invitano Mario Bertin alla presentazione del suo libro. Introduce Giuseppe Stoppiglia; l’attrice Giorgia Fava legge alcuni brani tratti dal libro, con grande suggestione tra il pubblico. Grazie a Macondo, e per la bellezza intrinseca molte sono le copie vendute del libro, edito dal Gruppo Abele.

4 dicembre 1996 ­ Adima Cassab Fadel a Taranto ed a Bari ospite dell’Angelica e del gruppo di Taranto; si incontra con alcune scuole e gruppi di Taranto e Brindisi, per promuovere sensibilizzazione attorno all’infanzia abbandonata, in particolare alla San Martino di Rio ed alle sue attività di strada. Arriva in aereo a Brindisi; un pulmino la preleva con segnali in codice. Angelica sulla soglia di casa l’aspetta al suono di una musichetta gitana; come nei films di Fellini. In questo momento la San Martino manda via fax a quanti sono sensibili al problema ed a quelli di Macondo gli auguri di buon Natale (naturalmente mentre scrivo, vigilia di Natale).

5 dicembre 1996 ­ All’università di Venezia, nell’emerita Ca’ Foscari, il presidente della commissione, visti gli atti attestati, ascoltato il teste, considerata la sua esposizione legge il decreto del popolo italiano che lo nomina dottore in Economia Aziendale; seguono i battimani, i fischi dei merli, la gioia degli amici e dei genitori. Mentre si prepara tremebondo l’altro candidato, Luca (ma l’avevo detto che era lui il candidato?) aggredito dagli abbracci scompare tra i corridoi del labirinto. Al neo dottore ed alla famiglia Iazzolino che si è mostrata sensibile alla rivista Madrugada i nostri auguri di proficuo lavoro, e di intelligente attività.

7 dicembre 1996 ­ Il Presidente in carica e la nuova segreteria svolgono la prima seduta di programmazione a Teolo, in casa di Monica e Carmelo. L’ordine del giorno è ricco; partecipano alla seduta in qualità di ascoltatori esterni Anna e Marta nate nell’anno del Signore 1996. Il presidente emozionato apre la seduta; Stefano tiene il verbale . Fuori Tullio prepara il pesce; sul tavolo sono in vendita cassette brasiliane e videogames. Qualcuno afferma che è necessario pensare e preparare per cambiare un presidente in sintonia con il movimento e le risorse di Macondo, entro i prossimi tre anni. È necessario per intanto distribuire i compiti all’interno dell’associazione in base alle disponibilità ed alle professioni. Intanto sarà necessario mantenere il coordinamento nei gruppi, per rafforzare l’identità nei giovani; e per dare possibilità di confronto a tutti. Si passa poi alla proposta dei corsi di formazione per giovani; di primo accostamento e di continuità. La formazione alla mondialità, e alla capacità di vivere nella diversità come risorsa è un compito importante per Macondo, in cui profondere le nostre risorse. Si decide per tre corsi: uno di primo accostamento al Centro; gli altri due al Nord e al Sud. Per la Casa di Rio de Janeiro si stabilisce che vi si rimanga fino alla scadenza del contratto, cioè fino al 1999; qualcuno brontola che la cosa era già stata definita allo stesso modo in precedenza, e che dunque sarà bene congelarla per sempre, fino al 1999. Si passa poi alla festa nazionale che ricorrerà in giugno, prima domenica; si lancia lo slogan: L’utopia è la risposta ad un mondo in agonia. Si fa il nome di qualche ospite; qualcuno dice il nome di Samuel Ruiz, il vescovo del Chiapas. Si chiude; qualcuno ha comprato le cassette della brasiliana; i videogames sono rimasti in copertina. Tullio ci ha preparato le carpe. Fragranti, mansuete compagne di bigoli annegati nel pomodoro, nuoteranno felici nei mari dell’essere, che si riversano contro l’estuario di un vino rosso acceso a blandire seti ataviche.

9­10 dicembre 1996 ­ Lunedì e martedì. In due giorni Mario Bertin si è sottoposto a ben tre incontri: al Remondini di Bassano; a Marostica nella Sala Consiliare; al Direttivo della FIM di Vicenza. Ad ogni incontro un discorso; oppure un dialogo informale, come a Marostica; ma al Direttivo la riflessione si fa più solida, Bertin si ritrova a parlare con uomini del sindacato, operai. Al Remondini gli studenti si accalcano; il posto è insufficiente; si sono stretti dappertutto; ogni angolo è stipato. Qualcuno pur di entrare voleva sostituire il microfono e fare da portavoce, ma c’è un limite a tutto; tranne al dolore del mondo. E si alza la parola di condanna di una razionalità che ha voluto trovare a tutto una spiegazione; sprezzando e nascondendo le lacrime di quanti portano il fardello, e non possono piangere. Mario ripete i nomi, legge stralci dal libro; qualcuno ingoia le lacrime che sono di João, di Edilberto, e Rossana. E si fa voce il tormento che brucia dentro, e si fa parola l’interrogativo sommesso, perché spegnere nell’oblio la vita dei ragazzi?

11 dicembre 1996 ­ Alla scuola alberghieri di Abano, Monica invita Giuseppe a parlare del Sudamerica. Stoppiglia accetta l’invito; ed è subito pronta la proiezione di un film del grande regista inglese, che ho ammirato negli anni della mia giovinezza con Family life: la canzone di Carla, che è un ritorno al Nicaragua, che forse molti di noi hanno amato, ma anche dimenticato forse: è la sorte di chi perde la partita. Mentre, qualcuno con gli occhi ancora emozionati, cerca il sorriso dell’amico scomparso tra le tenebre, Giuseppe viene presentato da Monica e scompare nella nube della folla. Ricompare Giuseppe a tratti, nelle domande di qualcuno e scompare tra i boschi dell’Amazzonia, sulle cime del Perù, nelle capanne della selva Lacandona. Ormai nessuno più chiede nulla al relatore; ha paura che gli scompaia tra le mani dei Contras, dei servizi segreti. Grande Ken Loach che ci dai ancora l’emozione che nasce dal dolore muto, impotente.

13 dicembre 1996 ­ Era una notte piovosa; i lupi fermi a mezza costa. A santa Maria di Tretto la campana batte per scuotersi di dosso la neve ferma da novembre. Paola e Marco ci hanno offerto la possibilità di incontrare Ripamonti Ennio, caro amico e collaboratore di Madrugada.

14 dicembre 1996 ­ Il gruppo di Modena che fa capo a Giorgio Genesini si ritrova alla casa della Pace. Invita Giuseppe all’incontro sul tema: Per vincere l’indifferenza, nella dinamica dell’incontro. Vi risparmio i commenti, necessariamente positivi, che stranamente suona male dopo una visita in ospedale; suona bene nel mondo civile. Mi pare che lì fossero tutti brava gente.

19 dicembre 1996 ­ All’Ocean Stoppiglia parla ben due volte, all’assemblea generale e poi ai turnisti: Si può costruire una solidarietà a livello mondiale?. Ritrovarsi tra la grande categoria dei metalmeccanici accende l’entusiasmo dell’oratore, che si propaga sull’uditorio, che si sente portavoce non più solo dei bisogni di una classe che cerca nuove identità, ma respira la speranza di un futuro possibile, in cui il lavoro sia creazione. A quando le rondini? (furto improprio di slogan unici).

20 dicembre 1996 ­ Giuseppe parla a Treviso alle donne su Le sfide della povertà, e le donne che hanno il senso della vita seguono con attenzione il filo che il neo presidente tenta di sciogliere, nel quale a volte si addipana per uscirne con una battuta, o un grido, o un riso sarcastico. Il mondo che è rotondo proprio per questo non quadra coi conti dell’economia; ma mostra al sole ed alla luce quanto sia ricca la superficie percorsa dagli uomini. Giuseppe parte per Piovene Rocchette. Sarà accolto benevolmente in casa Deganello. Poi inizia la conversazione sul tema: La caduta dell’etica e la divinizzazione del lavoro, che si protrae fino a notte fonda. Al ritorno niente angeli per strada, forse intenti ad accompagnare la salma di Marcello, o a preparare le sue carte di imbarco per il cielo di Dio, che manco a farlo apposta dal cielo è caduto ed è diventato uno di noi, pure carpentiere, ma prima uomo che canta, che ride e che soffre.

29 dicembre 1996 ­ Invitato da Gocce di Giustizia di cui fanno parte Maria e Loris Campana, Giuseppe parla delle cause della Globalizzazione; è un modo intelligente di concludere l’anno e di avviarsi verso il post moderno con la volontà di mantenere i legami con la tradizione, e proiettarsi verso la dimensione dell’evento, che non so fin dove quadri (attenzione al termine quadri con tutti i paletti della competitività che fa a pugni con la diversità, che è sempre barbarie).

30 dicembre 1996 ­ A Ferrara, alla Cooperativa Le pagine, si incontra la redazione di Madrugada, per discutere degli spazi e degli ambiti di intervento; ma anche per aprire le ali verso un coinvolgimento ulteriore di energie e di lettori attivi. Ma ormai preparano gli spumanti e tirano fuori i bocconi del pampapato, e dunque amaro!! che sia, che sia! gridano i cori, e coretti. A tutti un buon Natale e felice anno nuovo. Spero vi giunga prima di Carnevale, ma non prendetelo per uno scherzo, come le informazioni che, con cura puntigliosa e meticolosa, vi amministro. Con deferente affetto.

Un uomo che coltiva il suo giardino.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere un’etimologia.
Due impiegati che in un caffè del
Sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che intuisce un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene queste righe,
che forse non gli garbano.
Una donna e un uomo che leggono
le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un
male che gli hanno fatto.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.
Jorge Luis Borge
 
Cronaca delle attività del gruppo padovano di Monica Lazzaretto Il gruppetto degli “irriducibili” si è incontrato anche quest’anno per pensare cosa fare in nome di… Macondo!
Corso di portoghese
Per prima cosa si sono ripresi subito i contatti con Luciano Ferrari, volonteroso insegnante di portoghese con alunni non sempre ligi al dovere. La sede scelta è stata ancora quella: il centro sociale dell’ospedale dei Colli di Padova, meglio noto come Ospedale Psichiatrico… tra quel posto trasandato, colorato ed imprevedibile e il nostro gruppo c’è ormai una particolare sintonia… quasi quasi lo sentiamo il posto giusto per noi! Eppure abbiamo parlato di cose serie, abbiamo incontrato persone interessanti, abbiamo attivato qualche piccolo progetto.
Incontri nel deserto
Ci siamo infatti resi conto quest’anno che il corso di portoghese non era sufficiente per tenere amalgamato il gruppo, anche perché sono stati davvero pochi i padovani “spediti” in terra brasiliana, si è pensato così di alternare le lezioni di lingua a degli incontri sulla cultura e il costume latino americano e di antropologia, invitando a parlare al nostro gruppo personaggi ed esperti presi al volo. Proficua è stata la disponibilità di Tosi a collaborare con noi, referente di Macondo a João Pessoa, ora in Italia per un perfezionamento scientifico all’università di Padova. Un incontro interessante è stato quello con Jacques Matthieu, monaco eremita, antropologo, che ha vissuto per diversi anni nel deserto del Sahara con delle tribù berbere. Jacques ha tentato di descriverci la concezione del tempo e dello spazio del deserto, un mondo che sembra proprio essere agli antipodi della cultura brasiliana, caratterizzato da silenzio, solitudine, e riflessione… che poco ha a che fare con il ritmo di samba latino americano. È poi venuto Edilberto Sena, grande amico di tutti noi ad animare una serata…
Il coordinamento di associazioni
Un’altra iniziativa attivata quest’anno è stato un coordinamento tra diverse associazioni che sono impegnate, a vario titolo e con modalità differenti, in attività legate all’America Latina ed al Brasile in modo particolare. Abbiamo pensato di unire le nostre forze e le nostre esperienze per offrire un servizio a chi è intenzionato o ha già programmato un viaggio in Brasile, con l’intento di fornire alcuni elementi interpretativi di quel Paese. Sempre più persone infatti, soprattutto i giovani, sono disponibili a sperimentare nuove forme e modalità di conoscenza di altri paesi del mondo, non mediate da operatori turistici, che offrono le solite soluzioni “mordi e fuggi”, né da stereotipi culturali. Abbiamo cercato di rivolgerci e coinvolgere chi ha l’intenzione di viaggiare cercando il contatto diretto con la popolazione locale, adottando un atteggiamento rispettoso e favorendo forme di scambio e collaborazione che possono continuare, sotto diverse forme, anche dopo l’esperienza dell'”incontro”.
Camminando per il «corso»
E all'”incontro” bisogna arrivare un po’ preparati, quanto meno informati e coscienti della “diversità” che ci obbliga, spesso, ad un difficile confronto personale e relazionale. Cinque incontri non esauriscono certamente l’argomento, e non era questa la nostra intenzione, volevamo solo stimolare, provocare un po’: in aprile si sono proposte due serate, una centrata su Oltre Jorge Amado ­ introduzione alla letteratura brasiliana a cura del prof. Arlin­ do Castanho dell’Università di Pavia e membro dell’Associazione Mensagen, l’altra animata da Sandro Spinelli, del Gruppo di Ca’ Fornelletti di Valeggio sul Mincio (VR) che ha intrattenuto i presenti su I volti del Brasile: conoscere un popolo attraverso i rapporti umani. Gli incontri di maggio sono stati aperti “fragorosamente” dal nostro Presidente. Giuseppe Stoppiglia, infatti ha provocato, com’è ormai nel suo stile ma non sempre nelle “ingenue” aspettative di chi lo ascolta, un animato dibattito su: L’incontro con l’altro come rivoluzione antropologica. Una serata è stata poi dedicata alla conoscenza degli artisti brasiliani del MARCA (Movimento Artistas da Caminhada) presenti a Padova in occasione della Festa del Popoli; la serata conclusiva è stata gestita dall’Associazione Pindorama di Milano che, con Massimo Busani, ha proposto una riflessione su: Turismo etico­solidale: nuovi paradigmi del viaggiare.
Le sette sorelle
Alla fine le riflessioni e le revisioni di rito: «È andata… ma si poteva far meglio, fare di più ecc. ecc…». Certamente un passo avanti è stato fatto, un impegno in più è stato preso, qualcosa si è mosso… se non altro le sette associazione che hanno collaborato assieme all’iniziativa e che per l’occasione hanno dovuto fare un concreto sforzo di incontro e programmazione cercando di parlare una “lingua comune”.