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Associazione MACONDO

per l'incontro e la comunicazione tra i popoli

Macondo e dintorni

di Farinelli Gaetano

31 ottobre 2014 – Catania. Serata in memoria di Pietro Barcellona, a partire dal suo libro autobiografico Sottopelle.
La sala dell’auditorium è ampia, luminosa, calda, con arredamento in legno.
Siamo nell’ex monastero dei benedettini: ricco, imponente, carico di memorie. Non sarà una serata accademica.
La sala si riempie, ci sono i parenti, la moglie di Pietro, Mariapina, le figlie Rossana, Giuliana, il figlio Eugenio e tanti amici ed estimatori. Introduce Antonio Pioletti sull’onda dei ricordi, puntualizzando in Barcellona la ricerca di senso, che scopre le contraddizioni della vita. Segue la relazione di Salvatore Natoli che propone la lettura del libro e racconta il formarsi e il definirsi della personalità di Pietro, i momenti di crisi della società e del partito, una lettura della realtà razionale e appassionata, la scoperta della dimensione materiale e spirituale dell’uomo, dalle necessità primarie all’espansione dei desideri. Il riscatto dopo il silenzio del Partito Comunista che lo aveva esiliato già quando era presidente del CRS (Centro per la Riforma dello Stato).
Seguono gli altri relatori che di Pietro colgono le dimensioni del filosofo, del giurista, dell’uomo che vive la passione del e per il mondo, del pellegrino che si mette sulle orme di Gesù per scoprire e approfondire la dimensione del trascendente, e infine pure la dimensione del pittore, che racconta la violenza e la sofferenza del mondo.
Aprono e chiudono la serata le note musicali di Francesco Laurino e Vincenzo Marano. Il pubblico, uscendo dall’Auditorium, porta via con sé la memoria di un uomo, Pietro, che ha vissuto con noi le fatiche e le gioie, gli orizzonti del nostro tempo.
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1 novembre 2014 – Catania. In tarda mattinata incontriamo il poeta Vittorio Stringi e la moglie Adele che purtroppo non erano riusciti a raggiungerci nella serata precedente. Ci siamo soffermati in lieta conversazione presso un bar, all’angolo di una grande piazza, dove incontriamo e ci serve al tavolo una ragazza di Vicenza che fa la commessa.
E così si parla di migrazioni interne ed esterne, di guerre e di sbarchi e dei viventi viandanti e vagabondi, al limite sempre tra l’avventura e la necessità.
Con la voglia di vivere con impegno e gioia la vita nostra.
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8 novembre 2014 – San Giuseppe di Castagnito (Cn). Gaetano FarinelMacondo e dintorni C ronaca dalla sede nazionale li e Stefano Benacchio si mettono in viaggio verso il Piemonte, invitati da Dino Mazzocco a un incontro conviviale tra amici. Il ristorante Le vigne e i falò ha predisposto una sala grande dove prendono posto i fratelli e le sorelle di Dino, i suoi amici. Due parole aprono il convito, che odora di tartufo.
Gli amici ringraziano per la cordialità, che mantiene e rinsalda i rapporti che le distanze, le occupazioni, i pensieri allentano. Durante la cena il figlioletto Luca assieme al cuginetto hanno continuato a girare attorno al baricentro della sala, inseguendo il tempo e i sogni dell’infanzia, quando si corre all’impazzata e pare già di volare, e quando si cade pare un atterraggio di fortuna e se ti sbucci un ginocchio non basta la Croce Rossa a calmare il pianto; solo la mamma consola e asciuga gli occhi del bimbo che già corre di nuovo in tondo, perché il gioco è vita e noi guardiamo i bimbi che si rincorrono, mentre la nostra memoria diventa nostalgia.
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15 novembre 2014 – Bassano del Grappa (Vi). Cinquantesimo anniversario di matrimonio di Laura ed Ezio Bianchi nella chiesa delle suore Canossiane. Gli sposi hanno preparato la liturgia della parola e partecipano attivamente allo svolgimento della santa messa. Sono presenti i figli e i nipoti.
Gli sposi entrano nella chiesetta mentre il coro intona Grandi cose ha fatto il Signore per noi. Gli sposi dall’altare danno il benvenuto ai presenti accorsi alla festa. Poi Ezio e Laura illustrano le letture con voce commossa: amore e misericordia sono le parole ricorrenti delle letture, e il sacerdote celebrante invita i presenti a esprimere i loro sentimenti nella festa e di pensare la loro storia dentro quelle due parole scelte dagli sposi. Adesso l’attesa è densa di preghiera, il coro canta l’Ave Maria; si abbracciano gli sposi e gli amici degli sposi mentre fotografi e fotoreporter lampeggiano e trascrivono su immagini dorate l’evento.
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15 novembre 2014 – Brescia. Nello stesso giorno la rivista Cem Mondialità organizza una giornata in memoria di Rubem Alves, morto quest’anno in Brasile, a Campinas, nella sua terra.
Una giornata fredda e piovosa. Partecipa all’evento anche Macondo e alcuni di noi (Erica Stocco, Gaetano Farinelli, Lisa Frassi, Massimiliano D’Alessandro, Mirca Minozzi) sono andati all’incontro che si è tenuto presso i Missionari Saveriani. I relatori del seminario di Alves hanno ricordato la vita, il rapporto con la scuola, la varietà della sua produzione letteraria, le favole pedagogiche; Marco dal Corso, che ha curato l’ultima pubblicazione di Rubem Alves, ne ha letto alcuni brani a far da cornice agli interventi.
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28 novembre 2014 – Bologna. Al Centro Natura in via degli Albari, la rivista Interculture organizza un incontro per la presentazione del numero 3/2014 che titola Il dono della terra e i suoi simboli. La saletta dell’incontro è gremita. Apre la conversazione Arrigo Chieregatti che ha curato il numero in oggetto e propone i vari significati del cibo come alimento, come frutto da condividere e dono da accogliere, come manna che si raccoglie giorno dopo giorno senza ansia. Gli fa seguito il nostro presidente Giuseppe Stoppiglia che, assieme alla famiglia di Fabio Maroso, ha scritto uno degli articoli della rivista. E introduce gli ascoltatori nella cucina di Piangrande, parla del nostro rapporto nuovo e antico con il cibo, la preparazione delle vivande con le nostre mani, invece di quelle già pronte negli scaffali del supermercato, la riscoperta della qualità del cibo e la sobrietà dell’alimentazione, con i suoi profumi originali. Preparare la mensa è un atto d’amore per noi e per gli altri. Al termine della conversazione consumano assieme una cena frugale.
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29 novembre 2014 – Bassano del Grappa (Vi). Nella sala della Conca d’Oro viene organizzata l’assemblea generale di Macondo per il rinnovo delle cariche.
Viene chiamato a presiedere l’assemblea Gianni Pedrazzini. All’inizio leggiamo le lettere e i messaggi degli amici e amiche che non hanno potuto partecipare all’incontro, ma hanno voluto che non mancasse la loro voce e il loro ricordo.
Poi parla il presidente Stoppiglia. Il suo pensiero è proiettato sul futuro, su quello che noi lasciamo alle generazioni future; lasceremo verità inossidabili o ci prenderemo cura di loro, avremo soltanto cose da insegnare o anche percorsi, strade, sentieri da indicare? Giuseppe parla della sua formazione, dell’importanza dei sentimenti che i genitori, gli adulti gli hanno trasmesso, tutto il resto è cenere. Da qui l’importanza per i genitori di essere riferimento per i figli e per i maestri la passione di accogliere i ragazzi loro affidati. La consegna del presidente è la gioia e la vita, essere voci vive, altrimenti è meglio chiudere l’esercizio. La sopravvivenza è pena, che non bisogna caricare sulle spalle di nessuno. Nella voce di lui percepisci una commozione che le parole ad alta voce cercano di coprire, a tratti sembrano un testamento, a volte una sfida, tenaci e testarde, a ribadire il senso del cammino, che lui ha cercato e smarrito e poi ritrovato già fin dagli anni dell’adolescenza, quando le parole dei grandi possono spronarti o ucciderti, scoprire l’anima che hai dentro o seppellirla. Il tempo in cui scopri la musica è la poesia del sole rosso al tramonto: per bellezza, Bepi.
Dopo il presidente prende la parola Farinelli Gaetano, proposto alla nuova presidenza. Ricorda la missione di Macondo: saper leggere i tempi, per mantenere relazioni generative con le persone e con il mondo che abitiamo.
E accettare il compito, che il presidente uscente gli affida tramite l’assemblea elettiva, come un servizio. Entrare in servizio, come l’operaio che timbra il cartellino e sale nei reparti dove lo attende una notte incerta, una fatica nuova, e/o nella corsia un paziente alla fine dei giorni.
Poi si viene alle votazione. Si sceglie la nuova Segreteria (Silvia Bianchi e Monica Lazzaretto, Adriano Cifelli, Matteo Giorgioni e Samuele Pedrazzini) e infine il nuovo presidente, che ringrazia commosso.
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6 dicembre 2014 – Milano, carcere di Bollate. Dalla stazione centrale di Milano prendiamo il treno per Torino. Scendiamo a Rho-Fiera, prendiamo l’autobus 542 per Bollate. Al capolinea scendiamo, ci avviciniamo al carcere, al gabbiotto lasciamo i cellulari, i documenti ed entriamo. Ci aspettano il dottor Roberto e la giovane signora Tilde che assieme a un gruppo di operatori si prendono cura del reparto loro affidato. Pur dietro i cancelli, le inferriate, la polizia carceraria, i controlli, in quella luce che splendeva nei corridoi, le pareti ornate come in un mostra di pittura, i laboratori operosi, i detenuti ospiti affabili, la gentilezza disarmante di Roberto Franchetti, i larghi spazi dei cortili, pareva di vivere all’interno di una grande famiglia, in preparazione del Natale. Se le leggi definiscono i confini, gli uomini e le donne possono sciogliere i nodi e aprire spazi e tempi di nuova vita. Il carcere di Bollate è un segno, che può essere tradotto altrove se il coraggio e l’intelligenza del cuore superano le barriere del pregiudizio.
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9 dicembre 2014 – Curtarolo (Pd). Il direttivo della FIM-CISL lancia il tema: la violenza del pensiero e la fragilità dei corpi. Relatore Giuliana Musso assieme a Giuseppe Stoppiglia. È una giornata di sole. Siamo alloggiati in un grande capannone. Sul palco del teatro, Matteo al pianoforte apre il convegno: la terra ci è stata consegnata perché noi la passiamo ai nostri figli migliore di quando l’abbiamo ricevuta. Poi le note del piano accompagnano la voce di Lisa. Sotto il palco siede la presidenza. Prende la parola Gianni Castellan, segretario dei metalmeccanici di Padova e Rovigo; di seguito Giuseppe che definisce il tema e in particolare introduce il pensiero femminile, che non è riconosciuto nella sua autonomia o al massimo viene declassato dopo il pensiero maschile. Adesso parla Giuliana, che premette di voler parlare non del femminile o della donna, ma della condizione che si è creata nei millenni, il condizionamento del pensiero astratto sulla vita dei viventi da parte di un’élite maschile, che non aveva bisogno di lavorare e neppure di mantenersi materialmente e che ha dettato, imposto le regole della vita e della sottomissione con una logica non vincolata ai ritmi della vita dei viventi.
E dunque un pensiero astratto. Alcuni metalmeccanici contestano la radicalità del ragionamento di Giuliana, adducendo esempi personali o brevi eccezioni della storia, che confermano la struttura del pensiero astratto e la sua radicalizzazione interiore. L’incontro si conclude con il pranzo a Limena quando già par di sentire le cornamuse.
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14 dicembre 2014 – San Giuseppe di Cassola (Vi). L’associazione Macondo organizza il concerto di Natale con la corale Santa Cecilia di Resana diretta dal maestro Paolo Campagnaro e accompagnata al piano dal maestro Fabrizio Mason, sotto il patrocinio del Comune di Cassola. È una Notte d’incanto, bellezza e poesia. I canti sono intervallati dal racconto di un paese lontano alla ricerca della felicità, in cui sarebbero emerse e avrebbero fatto breccia le idee e le parole fragili a fronte dei sentimenti di depressione e indifferenza. Leggono a intervalli dentro un cono di luce Erica, Massimiliano e Mirca. Il coro si cimenta in brani di musica classica e nel finale alcuni pezzi famosi di musica e canti di Natale. Il teatro è bello, accogliente, in platea il pubblico batte le mani, dal loggione uno sparuto gruppetto di spettatori segue con entusiasmo l’esibizione. Nel salone d’ingresso un distinto signore offre per beneficenza colorati panettoni di Natale.
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18 dicembre 2014 – Livorno. Invitato dal rettore del seminario don Paolo Razzauti, Giuseppe Stoppiglia parla ai seminaristi teologi, racconta loro la sua esperienza di parroco e di prete operaio. Conversa della Chiesa e del nuovo papa. Con papa Francesco, che viene dall’America latina, spirito nuovo, è finito l’eurocentrismo della Chiesa di Roma. Ora è tempo dell’annuncio del vangelo. Basta con i catechismi, con le verità astratte. Se la buona novella non risponde ai bisogni, ai desideri ultimi dell’uomo, al regno di Dio, se non si distacca dall’istituzione Chiesa come fine ultimo; se la Chiesa non diventa sacramento del Regno, l’annuncio diventa sale insipido, fuori dalle attese dell’uomo moderno. I seminaristi lo circondano. Le loro vite sono esperienze variegate, molto di loro hanno superato i trent’anni. Confrontano le loro attese, i loro sogni con le parole del vecchio prete, che cerca di fugare i fantasmi e indicare un percorso che non ripeta il ruolo del chierico ossequiente ai dettami dell’ordine, burocrate del sacro; perché Dio si è fatto carne, fragile e solidale.
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20 dicembre 2014 – Bassano del Grappa (Vi). Nasce dentro la pasticceria Milano di Bassano del Grappa, la propone il titolare Giampaolo Burbello all’Associazione Macondo e all’associazione Informa salute, che la raccolgono.
Paolo Costa, solerte, allestisce il banchetto assieme a Silvia e alle donne di Informa salute, nel vento gelido della novena natalizia. Sul banchetto compaiono i panettoni colorati della pasticceria Milano in numero di quattrocento, in offerta per aiutare gli anziani soli e in difficoltà a pagare le bollette di luce, acqua e gas. È una proposta di solidarietà. Passano davanti al tavolo illuminato uomini, donne, bambini, vecchi: guardano, toccano, annusano, assaggiano, comprano pure. La sfida è appena cominciata. Le bocche vanno a vapore. E con il vapore anche i panettoni.
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22 dicembre 2014 – Bassano del Grappa (Vi). Lucia Marcadella presidente della cooperativa sociale L’Apostrofo invita don Giuseppe per la messa di Natale. È questo un giorno atteso, per Giuseppe e per la cooperativa, un momento affettuoso di festa e di preghiera. Ci sono i soci, gli ospiti, i parenti e gli amici nella nuova sede, nel grande capannone. L’importanza della solidarietà muove lo spirito della cooperativa. L’attenzione all’altro, non tenere tutto per sé, ma sapere costruire spazi di vita nel quotidiano a favore di chi attende un passaggio, un richiamo, uno sguardo di speranza attiva. La messa è simbolo e memoria di condivisione, viatico per superare le barriere, pane di vita se condividiamo gioie e dolori.
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25 dicembre 2014 – Bassano del Grappa (Vi). Santa Messa di Natale.
Quest’anno è deciso, la messa si farà al freddo, in cortile, sotto gli alberi spogli. Ma poi s’è pensato che al coperto sarebbe stato meglio, meglio battere le mani sul ritmo dei canti, che battere i denti. Siamo entrati nell’auditorium del Graziani. La mamma Cristina è vestita di bianco, e bianco è il piccolo Alberto. In fondo al corridoio tutti i bimbi sono pronti per entrare nella navata centrale. Due bambine tengono alta la candela accesa. Due donne aspergono i presenti con un ramo d’ulivo e acqua di rose, che sostituisce la lavanda dei piedi all’ospite che entra nella tua casa. In cima all’altare il sacerdote accoglie mamma Cristina e prende tra le sue braccia Alberto, nato di pochi mesi e lo solleva al di sopra dei fedeli: ecco la benedizione di Dio, Dio con noi, l’Emmanuele. Ora il coro canta e piange e batte le mani. All’omelia il celebrante interpella i bambini e le bimbe che stanno all’altare con domande semplici, che non hanno risposte facili, perché chiamano a raccolta i sentimenti, quelli che stanno dentro, che quando escono volano come farfalle e ne intravvedi i colori, difficile dirne l’intensità. L’incontro con Dio non avviene tramite la legge, ma attraverso la carne del figlio, nato da donna e dunque nella fragilità, nella accoglienza, nella fiducia di Dio padre, mentre la sapienza gioca con i figli e le figlie dei viventi.
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15 gennaio 2015 – Bassano del Grappa (Vi). Si è riunito all’Istituto Einaudi il Comitato del Social Day composto dagli alunni dell’ultima classe superiore di vari istituti del territorio bassanese, per ascoltare e valutare cinque progetti di ordine sociale e solidale. Federica ha presentato il progetto Casa Gandhi, patrocinato da Macondo e indirizzato ai bambini e agli adolescenti della Rancheria Huipetec – Los Alcanfores (San Cristóbal de Las Casas, regione del Chiapas, Messico) che ha come obiettivi: il rispetto dell’ambiente, la riappropriazione della propria identità culturale, lo sviluppo di un’economia comunitaria sostenibile e l’alfabetizzazione e potenziamento della formazione personale. Il progetto è gestito da Chiara Beltramello (vive nella Rancheria da ben dieci anni) assieme alle donne. Dopo l’esauriente presentazione storica di Federica per inquadrare il progetto, scorrono sullo schermo le immagini di Casa Gandhi, accompagnate dalla voce di Chiara, che illustra le attività varie del progetto. Le ragazze e i ragazzi prendono nota di quel che vedono e sentono. Nella sala il silenzio era grande.
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17 gennaio 2015 – Bologna. È stata convocata la prima Segreteria dopo l’elezione a presidente di Gaetano Farinelli, che si è presentata al completo.
Siamo stati accolti nella casa di Giuseppe ed Elisabetta Giorgioni: con grande affetto e generosità avevano preparato il salotto dove ci siamo sistemati.
Il neoeletto ha illustrato i temi della festa di fine maggio (30-31 maggio).
Secondo argomento: la presentazione del quarto libro di Giuseppe, Vedo un ramo di mandorlo. Poi l’educazione e formazione degli adolescenti. Abbiamo dato alcune linee generali al programma del convegno, cercando di limitare le presenze dei testimoni della domenica in modo da dare più spazio alle testimonianze e abbiamo ricordato le linee generali di Macondo e gli obiettivi. Si è puntualizzato che ci sono vari linguaggi di comunicazione ed è bene dare alla comunicazione artistica uno spazio nuovo. Ci facevano compagnia le bimbe Matilde e Bianca e il piccolo Giona.
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23 gennaio 2015 – Betlemme. Benito Boschetto ci racconta il suo viaggio in Palestina. Tiene lo sguardo sui posti e le città immutabili, Gerusalemme vuota, soldati ovunque; poi la teoria dei volti, arabi angosciati, israeliani arroganti. «Benvenuti nella Terra Santa, la terra dei diavoli». Così, simpaticamente, ma amaramente, il suo amico Ronny, venditore di souvenir in Piazza della Basilica, saluta i tanti pellegrini che entrano nel suo negozio. Anche l’ultima guerra è stata insensata, da ambo le parti, e ha provocato migliaia di morti, feriti, handicappati permanenti. La gente, sia tra i palestinesi, sia tra gli ebrei, è stanca di questa guerra senza fine. Benito fa parte della Fondazione Giovanni Paolo Secondo. In questa sua ultima missione (dal 22 al 26 gennaio) hanno curato la presentazione pubblica con il Ministro dell’Energia del progetto di fattibilità degli impianti pilota di biomasse urbane e agricole in Palestina; hanno apposto la firma al memorandum d’intesa per la creazione dell’orchestra nazionale e internazionale palestinese; presentato la conclusione della ricerca sul turismo, in collaborazione con la Betlemme University, infine hanno dato l’avvio a progetti per la rivoluzione verde nelle città, nei villaggi, nelle campagne.
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23 gennaio 2015 – Pordenone, Roraigrande, parrocchia di San Lorenzo. Il parroco don Giorgio, assieme ad alcuni animatori-educatori del Consiglio Pastorale, ha organizzato due incontri, alla scuola materna per i genitori e le maestre e nella Canonica per le quattordici coppie che si preparano al matrimonio. Relatore Giuseppe Stoppiglia. Alla scuola materna l’oratore ha ricordato che l’educatore sa dare sapore e gusto alle cose e alla vita; nel processo educativo non passa tanto quello che si sa, ma quello che si è. È sapiente chi sa dare gusto (che è anche sapore) e senso alla vita propria e alla vita altrui. Naturalmente ciascuno di noi è un educatore, senza essere necessariamente maestro o genitore. Nell’incontro con le coppie dei fidanzati sono state molte le suggestioni che il relatore ha saputo passare e molti dopo l’incontro hanno voluto continuare a conversare con il relatore, per capire, per assaporare alcune sue affermazioni: che il messaggio del vangelo è gioia, che la vita nasce nel silenzio e nel buio, che la speranza è una virtù attiva e non un’attesa fatale. Grande l’attenzione e cordiale l’accoglienza della comunità parrocchiale. Poi, a notte fonda, siamo rientrati a casa attraversando villaggi e città, strade e stradelle.