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Associazione MACONDO

per l'incontro e la comunicazione tra i popoli

Sostegno al progetto docce e igiene personale alle persone in movimento lungo la rotta balcanica

Progetto: Cooperazione.

Presentazione dell’associazione

Il Collettivo Rotte Balcaniche Alto Vicentino nasce nel 2018, quando alcuni volontari si affiancano ad un’organizzazione internazionale (No Name Kitchen) che opera in Bosnia Erzegovina, nelle città di Velika Kladusa e Bihac, a sostegno delle persone in movimento.

L’attività è poi proseguita attraverso raccolte di materiale da inviare ai volontari là presenti e attraverso periodici viaggi nel corso dei quali si operava per rendere, nei limiti del possibile, più “vivibili” le condizioni dei ragazzi migranti costretti a vivere negli squat e all’addiaccio.

La constatazione della situazione di grave rischio in cui questi ragazzi, alcuni minorenni, si trovano ad affrontare alle porte dell’Europa, le violenze delle polizie di confine, i respingimenti, l’esclusione dall’accesso alle cure sanitarie di base, hanno portato il piccolo gruppo iniziale ad ampliarsi e a coordinarsi con altre realtà italiane, operanti su questi problemi e ha assunto anche la fisionomia di un’assemblea politica di attivisti e attiviste che lottano contro i confini. In questo senso abbiamo partecipato all’organizzazione di manifestazioni – a Trieste e a Maljevac – per denunciare la violenza dei confini.

La nostra azione attuale si basa da un lato sull’essere fisicamente presenti nei territori di frontiera a fianco delle persone, in modo solidale, attento e critico; dall’altro sul testimoniare e informare all’interno dei territori in cui viviamo di questa realtà sulla quale c’è un gravissimo silenzio mediatico.

Non ultime: la collaborazione attiva con le altre realtà solidali presenti sul territorio bosniaco al fine di potenziare gli effetti della nostra presenza, e il sostegno materiale e ideale ad altre realtà solidali presenti in Italia come il gruppo “20K” di Ventimiglia.

Siamo un gruppo aperto, orizzontale e informale. Il contributo di ognuno è fondamentale nella sua unicità, ma lo “stare” e lo “stile” di ognuno sono anche lo stare e lo stile del Collettivo. Nessuno dà ordini: servono consapevolezza, responsabilità e condivisione. Non siamo una catena di montaggio ma una collettività che cammina domandando.

Il contesto

Nel Cantone di Una Sana (Bosna Erzegovina) si concentra un flusso di persone migranti provenienti in particolare da Afghanistan, Pakistan, Irak, Palestina, Siria. C’è anche una piccola comunità di persone provenienti da paesi africani.

In questa zona al confine con la Croazia (UE) le persone sono bloccate, spesso con violenza, dalla polizia croata e talora respinte dall’Italia e dalla Slovenia secondo una pratica definita dalla ministra Lamorgese “delle riammissioni”.

La loro presenza pertanto si pone ed è vissuta come precaria e provvisoria in quanto il loro obiettivo è l’attuazione del cosiddetto “game”, ovvero il tentativo di attraversamento dei confini e l’arrivo in Italia, per poi riuscire a raggiungere la Francia, la Germania o altri Paesi del nord Europa in cui ci sono gruppi della loro famiglia o conoscenti con cui essi desiderano ricongiungersi.

Essi comunque sul piano istituzionale sono a tutti gli effetti “illegali” anche per il governo bosniaco il quale riceve dei finanziamenti dall’UE per la realizzazione di campi definiti “di transito” (sic!) anche se poi il transito non è loro consentito…..

Le famiglie con bambini e le donne sono accolte in un “campo” chiamato Borici, a Bihac, gestito da organizzazioni ufficiali a all’interno del quale non è consentito l’ingresso di altri.

Nei pressi di Velika Kladusha e Bihac invece sono stati realizzati due campi ufficiali per l’accoglienza di uomini e ragazzi soli (“single men”), rispettivamente “Miral” e “Lipa”, gestiti fino all’anno scorso (2021) da IOM e UNHCR, ora invece lasciati in mano ad enti bosniaci non controllati da alcun organismo internazionale in merito agli standard minimi di assistenza.

In particolare il campo di Lipa è stato costruito ad un’altezza di 880 metri, in una zona montana che dista esattamente 30 km dalla città e 23 km dal primo centro abitato. Le persone “accolte” in questo campo non hanno acqua potabile ma devono acquistarla e l’acqua per le docce non è calda; dalle notizie che noi abbiamo, la corrente elettrica è distribuita per circa 3 ore al giorno e viene fornito un unico pasto quotidiano. Questi sono i motivi per cui le persone in movimento tendono a fuggire dal campo ogni volta che vi vengono forzosamente portate dalla polizia che periodicamente sgombera la “jungle” e gli squat di Bihac.

Obiettivi

– Testimoniare e denunciare la durezza e la crudeltà della realtà dei confini europei.

– Sostenere il lavoro di altre organizzazioni che operano a livello locale in Bosnia e in Italia, integrando le diverse azioni.

– Soprattutto fornire la possibilità di curare la propria igiene personale, attraverso la fornitura di docce calde, prevenendo o curando le conseguenze di una prolungata mancanza di essa: infezioni da piccole ferite non curate, scabbia, esiti di traumi o lesioni.

Questo è possibile attraverso il portare taniche d’acqua, bombola di gas, kit doccia portatili e materiale igienico nei luoghi alla periferia di Bihac e di Velika Kladusha in cui centinaia di persone (in particolare ragazzi di età compresa tra i 15 e i 27 anni) lasciate a se stesse sopravvivono in condizioni estreme, prive di qualsiasi supporto istituzionale.

Il lavoro a stretto contatto con i ragazzi migranti e gli altri gruppi solidali ci permette di integrare l’azione dell’igiene (noi), con quella della cura a livello medico (collettivo FRACH), con l’aiuto materiale in termini fornitura di cibo, abbigliamento o scarpe (NNK).

Azioni

Presenza stabile (anche nella forma di “staffetta”) a partire dal luglio 2021 a Bihac di un piccolo gruppo di persone (volontari) con lo scopo di portare quotidianamente i kit doccia negli squat e negli accampamenti al di fuori dei campi ufficiali.

Con le docce si forniscono, oltre al sapone e alla pomata antiscabbia, altri materiali igienici: spazzolini, dentifrici, rasoi, biancheria intima pulita.

Di recente si sono installate nel magazzino di NNK, che condividiamo nell’utilizzo, due lavatrici e due asciugatrici allo scopo di lavare e disinfestare dagli acari e dalla scabbia gli effetti personali delle persone a cui forniamo assistenza. In questo modo si mantiene più pulito l’ambiente, si sprecano meno donazioni e ogni persona può dignitosamente riavere i propri abiti.

Inoltre il momento dell’incontro e dell’attesa del proprio “turno” per la doccia diventa occasione di scambio, conoscenza reciproca, racconto di storie personali, accoglienza empatica delle persone, dei ragazzi e della loro storia. La solitudine e il senso di abbandono in cui essi vivono, ancora di più delle privazioni materiali, mettono a rischio il loro equilibrio psicologico e ci fanno capire l’importanza e il valore profondo dell’azione solidale.

Costi

Ciascun Kit doccia costa all’incirca 300 euro, l’affitto di un piccolo appartamento a Bihac circa 350 euro al mese, il materiale igienico e la biancheria intima vengono spesso donati dall’Italia, altre volte acquistate in loco.

Data la rilevanza che la questione dell’igiene personale costituisce in tutte le realtà in cui vi sono le persone migranti, stiamo costruendo e inviando/portando i nostri kit doccia anche ad altri gruppi che lavorano sulla rotta balcanica: nel mese di dicembre due Kit sono stati portati a Patrasso (Grecia) e uno a Sid in Serbia; un altro è stato portato a novembre a Ventimiglia, città di confine in cui vivono sotto i ponti dell’autostrada centinaia di ragazzi in arrivo dal sud Italia e dalla rotta balcanica e respinti dalla Francia.

Altre richieste ci stanno arrivando.