MELQUÍADES

Articolo di Andrea Gandini

Dietro il “matto” Trump, c’è una razionalità che ci porterà… al disastro

La maggioranza degli analisti crede che Trump sia un po’ demente e per questo faccia errori, spacconate, non ultima la guerra in corso in Iran coi danni prossimi venturi all’economia americana e globale che gli farà perdere le elezioni a novembre. L’Iran ha perso 2milioni di occupati, 23mila impianti industriali colpiti, l’inflazione è altissima e in grave peggioramento le condizioni di tutte le famiglie specie più povere. I paesi del Golfo hanno visto distrutte molte infrastrutture che erogano il petrolio e ci vorranno anni per sistemarle. Razionamenti sono in corso in Sud Corea, Vietnam, Thailandia. Crisi alimentare in Africa e Asia e siamo solo all’inizio. UE e Stati Uniti sono, per ora, i meno colpiti, salvo la benzina salita a 4 dollari al gallone da 3 che era.

Dietro il “matto” Trump, c’è una razionalità che ci porterà… al disastro
Gage Skidmore from Peoria, AZ, United States of AmericaCC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

Chi fa extraprofitti sono tutte le compagnie energetiche e le grandi banche d’affari (+18% sul 2025 nei primi 3 mesi del 2026). Per fare più profitti hanno allentato i limiti di sicurezza ma questo aumenta la probabilità di crac che potrebbero arrivare già a maggio. Banche che ricattano il Tesoro USA perché se non allenta le regole non gli comprano i titoli del debito pubblico…il grande tsunami è sempre più vicino.

Dare del matto a Trump è però sottovalutare i grandi processi economici in corso a livello mondiale che quasi sempre sono alla radice dei comportamenti dei leader. Gli Stati Uniti dominano il XXo secolo dalla fine della 1a guerra mondiale, quando il Regno Unito cedette al “figlio” americano lo scettro imperiale, anche se la corona inglese ha vissuto ancora per decenni sugli antichi privilegi e fino agli anni ’70 era ancora al centro del mondo e della cultura. Poi col liberismo della Thatcher UK è tramontata.

Tutte le potenze imperiali sono sempre state potenze di mare. Dai Romani fino agli spagnoli e poi agli anglosassoni. L’Italia, l’area più ricca e colta d’Europa fino al 1600, non riuscì a trasformarsi in impero in quanto divisa tra molti ducati e staterelli (marinari e non) come Venezia, Genova, Milano, Firenze, Pisa, Mantova, Ferrara,… Italiani colti che hanno ceduto all’imprenditrice Isabella di Spagna il know how (Cristoforo Colombo) e ricche banche che le hanno prestato i soldi. Ma senza un grande Stato e quindi senza una grande flotta l’Italia declinò dopo il Rinascimento, come ha descritto Antonio Gramsci per primo (la UE è avvisata).

E come gli inglesi hanno dovuto vincere l’invincible armada spagnola-portoghese nel 1588 per dominare il mondo, così gli americani controllano tutte le principali rotte mondiali con le loro 190 basi militari sparse per il mondo rispetto alle due della Cina. Anche la guerra in corso in Iran mostra quanto importante sia controllare il mare (da Hormuz, a Suez o Panama e domani l’Artico) per il dominio mondiale.

Il valore della moneta deve avere, dopo la fine (1971) della convertibilità con l’oro, dei controvalori robusti (sottostanti) che oggi sono le stime sulla crescita dell’economia e la sua stabilità finanziaria. Fondamentali che gli Stati Uniti non hanno più da 30 anni, da quando la globalizzazione ha reso ricchissime molte sue imprese e singoli ma impoverito lo Stato Federale USA che oggi registra un enorme debito pubblico, un enorme deficit commerciale e una manifattura semi distrutta (oltreché un disastro sociale tra la popolazione).

Fattori che indeboliscono il dollaro (non a caso svalutatosi sull’euro) che ha potuto godere dal 1971 di un altro contro valore al posto dell’oro: l’oro nero, il petrolio, sempre pagato in dollari (petrodollari), di cui gli Stati Uniti sono il primo esportatore. La stessa economia finanziaria è fortemente basata sulla relazione tra petrolio e dollaro, relazione mediata dai paesi arabi e Israele, tutti interessati a mantenere un’economia fondata sui combustibili fossili e su cui hanno avuto buon gioco Israele&USA a sviluppare gli accordi di Abramo con gli arabi sunniti e l’Arabia Saudita anche al fine di isolare l’Iran sciita.

Anche la cattura di Maduro in Venezuela e la predazione di parte del suo petrolio fa parte di questa strategia, come i dazi in un’economia che viene spacciata per liberista, così domani la rotta artica e l’acqua della Groenlandia.

Fino all’Iran non era andata così male a Trump se si pensa che coi dazi negli ultimi 12 mesi le entrate doganali Usa sono state di mille miliardi in più di quanto non avveniva prima e da sole in grado di azzerare il deficit commerciale annuo (che però non è cambiato). Moderno predatore-corsaro (come ai tempi di Francis Drake), non più dedito a guerre aperte costose e sempre perdenti, che era poi la promessa elettorale con cui aveva vinto e convinto i MAGA.

Il passo falso è arrivato con l’Iran, in quanto se Trump non riesce a chiudere rapidamente la guerra (e vittoriosamente), l’America sarà investita da una crisi finanziaria, inflazione, recessione che non solo gli farà perdere le elezioni di mid-term a novembre, ma rischia una guerra civile a cui si sta pericolosamente avvicinando.

Putin rientra in scena con l’Iran. Secondo l’intelligence ucraina, avrebbe un accordo con Trump per concludere la guerra prima delle elezioni americane di novembre, in modo che Trump possa risalire nei sondaggi.

Perché Trump ha scatenato la guerra in Iran? Pensava a una rapida vittoria come in Venezuela? Chi lo ha convinto di questa sciocchezza? È stato convinto e manipolato da Israele? E lo ha potuto fare in quanto Israele ha documenti e foto con cui ricatta lui e Melania su Epstein, come dice Report e altri? È possibile, ma più attendibile è seguire quelli che sono gli interessi USA nella vera lotta in corso che è quella con la Cina (l’avversario), per cui quella in Iran risulta una lotta per procura, come quella, peraltro, in Ucraina.

La Cina assorbe l’80% del petrolio iraniano e il passaggio dell’Iran dalla sfera di influenza russo-cinese a quella arabo-americana-israeliana sarebbe una vittoria enorme per gli Stati Uniti che allontanerebbe la forte ascesa di Pechino che si basa su un mondo in cui l’energia non deriva più dai fossili ma dal solare, eolico, dalle batterie elettriche su cui la Cina è leader mondiale. È vero che la Cina è il primo importatore dall’Iran ma il suo petrolio è solo il 15% dell’intero import petrolifero della Cina e il 4-5% del suo fabbisogno energetico totale.

La guerra in Ucraina ha indebolito, dal punto di vista energetico, la Russia (alleata della Cina) in Medio Oriente, col cambio di regime in Siria e l’impossibilità della Russia di aiutare l’alleato Iran.

Che l’energia e il petrolio siano alla base della riscossa di Make America Great Again lo si desume dal documento di “Sicurezza Nazionale” USA di dicembre 2025. Vediamo quali sono i principali obiettivi strategici indicati: “Il ripristino del dominio energetico (degli USA) e riportare in patria le componenti energetiche chiave…le esportazioni nette di energia rafforzerà inoltre il rapporto con gli alleati, limitando nel contempo l’influenza degli avversari, proteggerà la nostra capacità di difendere il territorio nazionale…Rifiutiamo le disastrose ideologie del cambiamento climatico e dello Net Zero che hanno così gravemente danneggiato l’Europa, minacciano gli USA e sovvenzionano i nostri avversari”.

Più chiaro di così. Altro che matto, Trump segue una via razionale di predazione (con costi –che lui spera siano limitati- a differenza delle guerre aperte) e l’indebolimento dell’avversario strategico che è la Cina. Ma ha due macigni sulla sua vittoria: 1) la Cina sta accelerando la transizione verso un sistema energetico basato sull’elettrificazione e sulle fonti rinnovabili e ha già una leadership mondiale su tutta questa filiera, facendo perdere di importanza in prospettiva al petrolio, ai petrodollari e al dollaro e portandosi dietro la maggioranza degli Stati nel mondo; 2) l’Iran non ha alcuna intenzione di arrendersi e il tempo gioca a sfavore di Trump perché bombardare i poveri non fa cadere gli Aytollah, mentre l’inflazione fa cadere Trump.

L’Europa aveva scelto il Green Deal (che ha poi azzoppato) per seguire le sirene americane e delle destre. Si trova ora a dover scegliere con chi stare. Rimarrà alleata agli Stati Uniti che non ne vogliono sapere o andare verso il futuro che non sta certo nei fossili e su cui la Cina ha già messo una sua ipoteca?

La Cina con la sua strategia confuciana di non espansionismo militare via guerre (come faNno gli americani) ha buone chance di imporsi con l’espansionismo economico e green, togliendo dalle mani americane (ed europee) quella leadership economica e ambientale che aveva consentito di darsi diritti e farsi liberali alle spese degli altri.

Il futuro potrebbe spostarsi in Asia e l’Occidente impoverirsi, rischiando grosso su diritti e democrazia. Ci sarebbe una via per l’Europa: farsi Stato indipendente e dialogare con tutti, sapendo che nessuno ci vuole invadere con le armi ma con merci e servizi.

Andrea Gandini

Andrea Gandini

Economista, già docente di economia aziendale, analista del futuro sostenibile. Componente della redazione di Madrugada.