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Fonte: Eldiario.es
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Articolo di Mariano Aguirre Ernst

L’ordine internazionale sta crollando sotto la guida di Trump, ma forse è proprio ciò di cui abbiamo bisogno

Amitav Acharya, professore di Relazioni Internazionali all’American University, è l’autore di Storia e futuro dell’ordine mondiale (Fazi Editore, ​​2026), opera che sta suscitando un acceso dibattito a livello internazionale. Questo accademico e commentatore per importanti testate giornalistiche, nato in India, ha trascorso l’ultimo anno negli Stati Uniti, in Canada, Cina, Australia, Taiwan, Singapore e Barcellona, ​​tra gli altri paesi e città, discutendo della crisi dell’ordine liberale e della possibilità che emerga un nuovo ordine mondiale. Questo nuovo ordine potrebbe essere diverso, e persino migliore, se basato sulle esperienze delle civiltà passate.

L’ordine internazionale sta crollando sotto la guida di Trump, ma forse è proprio ciò di cui abbiamo bisogno
Foto di Darko Simancas| www.pexels.com

Quando, alcune settimane fa, l’amministrazione Trump ha imposto nuove tariffe a 80 paesi, si è riacceso l’allarme sul presente e sul futuro del cosiddetto ordine liberale internazionale.

L’offensiva degli Stati Uniti contro alleati e avversari tramite l’imposizione di dazi si aggiunge agli attacchi contro il diritto internazionale, le Nazioni Unite, la Corte penale internazionale, alle minacce di uscita dalla NATO, alle critiche all’Unione Europea per le normative e le sanzioni imposte alle grandi aziende digitali, e agli attacchi mortali contro navi nei Caraibi e nell’Oceano Pacifico, tra gli altri.

L’amministrazione Trump vuole eliminare accordi, trattati e convenzioni negoziati tra gli Stati nell’ambito del sistema internazionale. Le uniche regole sarebbero quelle imposte da Washington sulla base della forza militare e della “moralità personale” del presidente, come lui stesso ha apertamente dichiarato.

Il cosiddetto ordine internazionale basato sulle regole si è affermato dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale ed è attuato attraverso il sistema multilaterale. Esso disciplina ogni aspetto, dal commercio globale all’ambiente, dai diritti umani all’utilizzo dei mari. Pur essendo stato utilizzato dai paesi del Nord del mondo attraverso il colonialismo, il razzismo e le alleanze con le élite locali per imporre e difendere i propri interessi, quest’ordine ha contribuito a rendere prevedibili le relazioni tra gli Stati, con un quadro giuridico normativo come punto di riferimento.

Amitav Acharya, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Un mondo “multiplex”

Passato e futuro dell’ordine mondiale è un’analisi di diverse civiltà che, per 5.000 anni, hanno costruito ordini locali, regionali e globali (nell’ambito delle rispettive regioni) attraverso regole di potere e coesistenza interna, sistemi commerciali regionali e regimi fiscali, tra le altre misure.

Il suo viaggio attraverso le civiltà inizia con la Sumeria in Mesopotamia (4000 a.C.) e l’Egitto (3150 a.C.), e prosegue attraverso l’Assiria, la Grecia, la Persia, l’India, la Cina e Roma; l’Islam (con particolare attenzione all’Impero Ottomano); l’Impero Mongolo (1300 d.C.); la vasta regione dell’Oceano Indiano; l’Africa subsahariana; le culture Maya e Azteca in America; e l’ascesa dell’Europa e degli Stati Uniti.

L’autore affronta il concetto di civiltà e lo collega a quello di ordine mondiale. Alle sue origini, l’ordine mondiale non era costituito unicamente da imperi, ma anche da altre forme, come le città-stato. Questi ordini non abbracciavano il mondo intero, ma erano isolati. Interagivano tra loro generando norme parallele in materia di organizzazione interna, commercio, giustizia, benessere e persino diverse concezioni della dignità umana. Allo stesso tempo, coesistevano ingiustizie, schiavitù, razzismo e altre forme di sfruttamento.

Acharya sostiene che l’ordine liberale non è stato il primo, né sarà l’ultimo. L’accumulo di regole, norme, costumi, culture e conoscenze permetterà all’ordine attuale di essere sostituito da un altro. Inoltre, contrariamente a quanto spesso si afferma, la fine dell’ordine liberale occidentale non sarà necessariamente una catastrofe; anzi, a lungo termine, potrebbe rivelarsi un evento positivo.

«Abbiamo dimenticato», afferma, «che l’ordine mondiale – quell’architettura politica che permette la cooperazione e la pace tra le nazioni – esisteva molto prima dell’ascesa dell’Occidente, e che molte idee che diamo per scontate come invenzioni occidentali hanno in realtà avuto origine in altre civiltà».

«Il dominio americano e occidentale è stato più una minaccia che una benedizione», spiega l’autore. «Ma la sua crisi potrebbe offrire ad altri paesi, soprattutto a quelli che sono stati oppressi in vari modi dalle potenze occidentali (il Sud del mondo), l’opportunità di condividere le proprie esperienze e di costruire un mondo migliore (…), un mondo più giusto, equilibrato ed equo».

L’autore sottolinea, ad esempio, che durante il periodo dell’indipendenza e dell’era postcoloniale, dopo la seconda guerra mondiale, i paesi del Sud hanno contribuito con idee rilevanti alla stesura della Carta delle Nazioni Unite e alla concettualizzazione dei diritti umani.

L’opera di Acharya solleva una serie di interrogativi politici sul futuro del mondo in cui viviamo. Ci ricorda che “l’idea moderna di Occidente si fonda sull’imperialismo, sull’arroganza culturale e sull’esclusione razziale”. Ciò ha portato al profondo divario tra “l’Occidente e il resto del mondo”, che si è trasformato in “un movimento di resistenza a favore di un ordine alternativo” promosso dal Sud globale. In definitiva, Acharya propone una cooperazione tra Occidente e Sud globale per costruire “una civiltà globale e un ordine mondiale inclusivo”.

La frattura dell’ordine liberale

L’ordine internazionale si è indebolito dall’11 settembre 2001 ad oggi per quattro ragioni. In primo luogo, l’amministrazione Bush ha ignorato le proprie regole in nome della “guerra al terrorismo”, con l’aiuto dei paesi europei che hanno collaborato con Washington. Più recentemente, il Regno Unito e l’Unione Europea, con poche eccezioni tra i loro membri, continuano a essere complici del genocidio israeliano a Gaza. In secondo luogo, a causa della crisi interna e del declino della legittimità esterna degli Stati Uniti, il paese leader che ha sostenuto l’architettura egemonica del sistema internazionale. In terzo luogo, a causa della crisi finanziaria del 2008-2009. In quarto luogo, a causa dell’ascesa della Cina, dell’emergere di potenze regionali che guidano il Sud del mondo e della sfida della Russia di riconquistare parte del potere geopolitico un tempo detenuto dall’URSS.

Secondo Russia e Cina, è necessario un ordine internazionale adattato al nuovo mondo multipolare, un ordine che non abbia gli Stati Uniti al centro. Tuttavia, Mosca ha compiuto diverse azioni contrarie al diritto internazionale nella sua periferia, in particolare invadendo l’Ucraina nel 2022. La Cina, dal canto suo, viola la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare nel Mar Cinese Meridionale e il diritto della navigazione; inoltre, ignora gli accordi e i trattati sui diritti umani, compreso l’accordo sull’autonomia di Hong Kong.

Nel frattempo, mentre numerosi governi non rispettano le norme del diritto internazionale umanitario in decine di conflitti armati, ad esempio in Sudan, altri prendono le distanze dalle Nazioni Unite e abbracciano la proposta di un mondo senza regole avanzata da Trump e dai “baroni” della Silicon Valley .

Amitav Acharya ha dedicato decenni all’analisi dei cambiamenti strutturali nell’ordine internazionale, all’impatto della crisi dell’egemonia statunitense , all’ascesa di Cina e India e al regionalismo . Egli ritiene che il sistema internazionale non sarà multipolare, bensì “multiplex”: uno spazio comune con molteplici attori e forme organizzative.

La differenza è importante: un sistema multipolare si baserebbe sulla spartizione del mondo tra le grandi potenze, come auspicano Trump, Xi Jinping e Putin, mentre il modello “multiplex ” descrive le interrelazioni tra una moltitudine di attori: statali e non statali, privati ​​e pubblici, del Nord e del Sud. In altre parole, una realtà complessa e diversificata, ben distinta dalla multipolarità.

Pubblicato da eldiario.es, da noi tradotto.

Mariano Aguirre Ernst

Mariano Aguirre Ernst

Ricercatore presso il Centro di Affari Internazionali di Barcellona (CIDOB), consulente del Centro per la Sicurezza Regionale della Fondazione Friedrich Ebert e ricercatore associato presso Chatham House.