MELQUÍADES

Articolo di Andrea Gandini

Ultimi dieci anni di immigrazione in Europa

Immigrati, tema che decide le elezioni

Le elezioni si vinceranno (in Italia e tutta Europa) sempre più in base a due questioni: a) condizioni di reddito e lavoro; b) sicurezza e/o capacità di includere gli immigrati al lavoro e nell’istruzione nella società in modo legale. Qui affrontiamo il secondo tema. Le destre propongono “immigrazione zero” (lo slogan di Farage in Inghilterra) o “remigrazione” (Vannacci in Italia).

Ultimi dieci anni di immigrazione in Europa
Foto di  Adem Albayrak, da pexels, free to use

Chi contesta che nessuna società ha mai avuto successo nell’integrazione, sappia che gli Stati Uniti hanno oggi il 15% di immigrati (50 milioni) ma altri 100 milioni sono stati integrati negli ultimi 80 anni, che la Svizzera ha un terzo di immigrati, Islanda 25%, Irlanda 23%, Svezia 22%, Norvegia 18% con livelli di allarme sociale quasi zero. In Italia invece con 11% di immigrati c’è molta preoccupazione. Molto quindi dipende da come vengono integrati e organizzati.

Senza immigrati un paese in declino demografico (com’è l’Italia e tutta la UE) è destinato ad impoverirsi e implodere. Non solo non riuscirà a pagare le pensioni, la sanità ma nemmeno a produrre, perché le produzioni e i servizi necessitano di una percentuale di lavori non qualificati che sono svolti ormai solo dagli immigrati. Il problema non è “se prendere immigrati o no”, ma “come fare perché i flussi di immigrati siano in gran parte legali” (garantendo sicurezza e rispetto delle nostre leggi) e non illegali.

Le destre hanno interesse a flussi illegali per dare la possibilità alle imprese di sfruttarli e creare un allarme sociale funzionale a spostare a destra il voto. Così si spiega la legge Bossi-Fini e perché su flussi legali programmati di 181.450 immigrati nel 2025 hanno ottenuto il permesso di soggiorno solo 14.349 (7,9%).1

Marco Omizzolo è un sociologo esperto di migrazioni che ha ricevuto il cavalierato del lavoro per l’azione di tutela degli immigrati sick nel foggiano e la materia la conosce bene. Il Decreto flussi prevede che un imprenditore assuma un immigrato che abita a 10mila km di distanza e deve così fidarsi di intermediari. In pochi casi ci sono serie associazioni all’estero che formano questi immigrati, più spesso mediatori stranieri, in accordo con imprese e commercialisti italiani, reclutano chi paga da 8mila a 20 mila euro convinti di trovare un lavoro regolare. Vengono poi sfruttati e ricattati (nel caso dovessero ribellarsi) con minacce su figli, mogli, parenti poiché questi trafficanti sono della loro stessa etnia e li conoscono.

Si tratta quindi di una filiera, documentata dal Rapporto “Ero straniero” realizzato da otto gruppi di tutela degli stranieri, che parte da padroncini italiani (“invisibili”) in combutta con commercialisti, funzionari italiani (a volte anche poliziotti e ispettori) che si avvale di caporali stranieri (a volte, a loro volta, sottoposti a mafie italiane), su cui lo Stato non interviene, sia perché è oggettivamente complicato (il personale è poco, il lavoro pericoloso, ci si mette in contrasto con gli interessi di imprese locali e mafie), sia perché la crescita dell’illegalità favorisce uno spostamento a destra del voto.

Venti immigrati irregolari fruttano circa 300-360mila euro. Chi paga solo 6mila euro, come i senegalesi arrivati a Borgo Mezzanone (Foggia), il maggior ghetto europeo con visto D (stagionale) non trova neppure l’azienda (fonte Sant’Egidio che li ospiterà come Caritas), il che significa che ci sono aziende finte che partecipano al click day, un dato facilmente rilevabile dal rapporto tra migranti richiesti e tasso di occupazione della provincia.

La busta paga è regolare ma la retribuzione, essendo in contanti, viene ridotta o taglieggiata per il vitto, alloggio, trasporto o la restituzione di un anticipo del caporale (spesso irrisorio, ma gonfiato), per cui si può rimanere “para-schiavi”, cioè lavorare ricevendo 100-200 euro al mese. Far parlare questi ricattati che spesso non conoscono neppure l’italiano è difficilissimo, anche perché non vogliono ripercussioni sui parenti in patria.

Così si spiega che in Calabria l’Ispettorato del Lavoro (fonte sindacale) ha individuato solo due casi di caporalato in agricoltura (art. 603-bis c.penale) su 12mila braccianti irregolari negli ultimi 12 mesi. Del resto gli stessi carabinieri che avevano fermato l’auto dei 4 morti carbonizzati in Calabria due ore prima, si erano limitati a controllare la patente e non dove lavoravano, le buste paga, etc. Tutta l’organizzazione pubblica dei controlli è semi-finta. Nei giorni successivi all’uccisione dei 3 afgani e del pakistano, i carabinieri hanno fermato nel Cosentino 35 van con 135 braccianti (10 erano irregolari). A Palermo le 18 aziende ispezionate con 43 lavoratori, avevano 12 irregolari e 7 in nero (44%).

La situazione non cambia a Milano dove il caporalato è nella moda, rider, ristorazione, edilizia. Nel cantiere del consolato americano (commessa da 200 milioni) la multinazionale Caddell (2mila dipendenti, 1,5 miliardi di ricavi), c’era una tratta da anni di indiani reclutati da un caporale indiano e uno turco per 5mila euro per documenti e viaggio. Dei 1.400 euro di paga (60 ore la settimana l’orario effettivo, 5,8 euro l’ora), 500 per un alloggio in comune (a un’ora di viaggio), 370 per vitto (che se non consumato) e una quota sull’anticipo per documenti e viaggio. L’azienda è indagata per caporalato.

Sempre a Milano una ristoratrice italiana di 59 anni è accusata di aver sfruttato lo “stato di bisogno” di tre stranieri per fatti dal 2016 al 2019. Le indagini chiuse nel 2022 hanno visto i Carabinieri comunicare gli esiti nel 2026 (da un articolo de Il Sole 24 ore). Quasi 10 anni dai primi fatti e 4 anni dalla chiusura dell’indagine della Procura. Come vogliamo chiamare questi “ritardi”? Connivenza?

Si sa dove lavorano i 300mila braccianti e quanti sono irregolari e/o ricattati da caporali e mafie. Se li rimandassimo tutti in un sol colpo nei loro paesi tutto costerebbe di più, ammesso che qualcun altro lo raccogliesse.

L’Italia ha più della metà di occupati a bassa istruzione (Isced 0-2; 0=analfabeta, 2=5a elementare). Anche per questo l’ingresso al lavoro degli immigrati, che hanno più bassa istruzione dei nativi, è ricercato. E ciò spiega perché anche in Inghilterra, Germania, Svezia e Svizzera questo tasso di bassa istruzione tra chi lavora (al massimo la 3a media) non cali, confermando che anche nelle produzioni e servizi di livello medio-alto, serve qualcuno che pulisca i cessi.

Nelle economie occidentali (“ricche”) permane un livello alto di lavori non qualificati (8,1% nella UE, 10,7% in Italia) occupati per l’80% da immigrati. Le professioni ad alta qualificazione (manager, professional, tecnici) in Italia sono poi solo il 37% rispetto al 45% della media UE (siamo al quart’ultimo posto). Non sappiamo se questo inquadramento (anche salariale) sia dovuto a un sotto inquadramento professionale degli italiani o corrisponde davvero ad una minore qualificazione delle produzioni e servizi che comporta poi meno professional (vedi figura) e quindi salari più bassi.

Abbiamo più militari (247mila) della Germania (173mila) e due volte e mezzo quelli della Spagna (97mila) che potremmo mandare a presidiare le campagne e fare controlli a tappeto dove si sa che c’è lavoro nero anziché fare “fatica” (finto lavoro) in caserma. Abbiamo una spesa militare fatta soprattutto di inutili occupati e di una pletora di graduati e generali, che non sarà certo risolta dal generale Vannacci.

La struttura professionale dell’Italia (da cui la fuga dei giovani laureati) si è indebolita con l’ingresso nella UE dei paesi dell’Est, che hanno dato un colpo mortale alla nostra manifattura. La discussione teorica era se eri a favore o contro la UE, senza discutere su come rafforzare o meno le nostre eccellenze produttive.

L’export italiano è l’unica cosa che possiamo vantare (abbiamo ancora 4mila multinazionali tascabili che fanno l’eccellenza del made in Italy, farmaceutica e nautica in crescita, mentre l’auto è crollata), ma abbiamo visto che in termini di saldo merci e servizi per abitante siamo crollati agli ultimi posti. Ciò spiega perché il resto dell’economia boccheggia in assenza di una strategia industriale del Governo e della mancanza della nuova “forza produttiva” che è l’Intelligenza Artificiale.

I migranti nel 2015 rappresentavano il 12% della popolazione dell’UE-14 e nel 2024 sono saliti al 15,5%. Saliranno ancora perché, come negli Stati Uniti, i flussi migratori in paesi a declino demografico (UE, Italia) sono un fenomeno strutturale e non escludo che, dove vanno al governo le destre, crescano ancora di più.

La remigrazione è solo propaganda, in quanto riguarda alla fine piccoli numeri. I costi della remigrazione sono infatti altissimi. Nessun paese è mai riuscito in questo se non per numeri esigui di criminali. La sfida è invece realizzare, in modo preventivo e programmato, flussi legali con integrazione efficace, in quanto chi ci riesce realizza alti benefici per tutti (nativi e immigrati) e il paese cresce e si finanzia.

Il caso della Spagna è esemplare. Tutta la crescita degli ultimi 3 anni (4 volte l’Italia) è dovuta alla regolarizzazione di mezzo milione di illegali (già presenti da anni, com’è anche in Italia dove si fa finta di non vederli) e l’ingresso di 2 milioni di legali che hanno fruito di migliori condizioni di lavoro, salario, abitazione, facendo volare consumi e PIL.

L’Italia negli stessi anni (Governo Draghi e da ottobre 2022 Meloni) ha fatto entrare 804mila migranti (il 40% della Spagna), ma il doppio dei precedenti Governi, a dimostrazione di quanto sia ampia la propaganda. Colpisce anche che nessuno lo dica.

Non esistono casi al mondo di paesi in forte declino demografico che sono riusciti a svilupparsi in assenza di immigrazione, in quanto se si restringe il monte ore lavorato (che con la Meloni non è cresciuto a differenza degli occupati), lo Stato deve ridurre pensioni, sanità, scuola e welfare dei nativi. E gli Stati Uniti sono cresciuti in modo enorme perché hanno incluso decine di milioni di immigrati. Se l’Italia avesse avuto la stessa immigrazione avvenuta negli ultimi 80 anni in USA sarebbe passata da 48 milioni del 1945 ai 110 milioni di oggi.

Il decimo Rapporto sull’integrazione degli immigrati in Europa dell’Osservatorio sulle migrazioni del Centro Studi Luca d’Agliano e del Collegio Carlo Alberto, pubblicato dal Cepr, mostra che tra il 2015 e il 2024 i migranti sono mediamente più istruiti, più occupati e meno concentrati nei lavori a bassa qualifica rispetto a dieci anni fa. Un fenomeno già avvenuto in UK e USA dove l’immigrazione si è progressivamente spostata anche in lavori di media e alta qualificazione (sanitari, professional,…) in quanto richiesti dalle stesse imprese perché carente di nativi o perché valutano questi immigrati migliori.

La crescita della popolazione immigrata nella UE è avvenuta quasi ovunque anche se in modo non uniforme, Malta ha registrato l’incremento maggiore (+19%) sulla popolazione totale, Cipro +8%, Irlanda e Spagna +6%. L’Italia è cresciuta solo dal 10% all’11%. Gli unici paesi dove è stabile sono Grecia, Lettonia e Lituania. Gli immigrati sono concentrati soprattutto nell’Europa occidentale. L’Italia ha una quota di immigrati (11%) modesta se paragonata ai grandi paesi UE (Germania 20%, Spagna 18%, Francia 13%).

Percentuale di popolazione nata all’estero sul totale abitanti, 2015 e 2024

Metà sono migranti provenienti da altri paesi europei (scesi in 10 anni dal 54% al 50%), ma crescono dalle diverse aree di crisi, anche se dall’Africa sono sempre stabili (7%).

Il tasso di occupazione aumenta negli ultimi 10 anni sia fra i migranti che fra i nativi con un divario occupazionale stabile intorno ai 10%. In alcuni paesi gli immigrati trovano più facilmente lavoro rispetto ai nativi, ma in Italia succede il contrario: il tasso di occupazione degli italiani nativi è salito di 7 punti percentuali, quello dei migranti di soli 4. È la dimostrazione che in Italia non ci sono politiche di inclusione: abbiamo in ingresso meno immigrati di altri paesi ma trovano meno facilmente lavoro regolare. Non è vero che i migranti in Italia portano via il lavoro ai nativi, anzi il loro inserimento consente a molte imprese di vivere e crescere, proprio in quanto si avvalgono di bassi salari e di operai che altrimenti non troverebbero e così, stando in piedi, occupano anche italiani.

Se si osserva il flusso degli immigrati degli ultimi 10 anni (fonte: Eurostat) si nota che tra i paesi UE l’Italia ha avuto una bassa immigrazione (3,1% sul totale popolazione) rispetto ad una media UE del 4,3%, meno della metà di Germania (7,5%), Spagna, Austria, Olanda. Solo Francia e Polonia hanno un flusso minore, ma non hanno il nostro forte calo demografico.

Gallup mostra come, nonostante la bassa presenza del flusso di immigrati, il livello di preoccupazione degli italiani sia alto rispetto ad altri paesi che hanno più immigrati (vedi 1a tabella). L’allarme massimo è oggi in Inghilterra (tradizionalmente molto tollerante), Stati Uniti, Portogallo, Cile, Georgia e Cina, pur non avendo immigrati. Una sfida anche per i cinesi quando inizieranno a perdere milioni di abitanti per via della politica scellerata del figlio unico che porterà la Cina (stime ONU) a scendere nel 2100 da 1,4 miliardi a 640 milioni di abitanti.

Immigrati su popolazione nel 1990 e 2020

Qualcosa di profondo sta cambiato nella cultura dei paesi occidentali sempre più vecchi e incattiviti. Non è così tra i giovani che anzi si pongono in un atteggiamento spesso di apertura. Il tema della sicurezza rimane strategico. Un esempio significativo è che le donne trentine hanno più timori oggi (per la loro sicurezza) di quanto ne avessero le loro madri e nonne (vedi il docufilm Femene presentato al festival di Trento 2026). È probabile che sia un fatto generalizzato a tutta l’Italia.

La quota di migranti in professioni poco qualificate e scarsamente retribuite è scesa dal 21,5% al 18,5%, mentre per i nativi è scesa dal 7% al 6%, mentre in quella delle occupazioni più qualificate (dirigenti, professionisti, tecnici) è salita dal 28,7% al 33,7% e quella dei nativi dal 45,7% al 50,4%.

Il Governo italiano di centro destra ha definito i flussi legali dei prossimi 3 anni in quasi 500mila unità. Il problema è che nel 2025 ne sono arrivati solo il 7,9%. La strategia è non organizzare flussi legali reali, per avere flussi illegali su cui lucra sia chi usa lavoro irregolare o nero sia chi è contro gli immigrati.

Una migrazione legale risponde ai fabbisogni di imprese e all’invecchiamento, ma non ci sono politiche serie né UE né italiane che traggano esempio dalla buone pratiche (che pure ci sono) per ingressi legali, tramite sponsor (come si faceva un tempo), una rapida transizione al lavoro e agevolazioni per la prima casa. Del resto la UE non riconosce le qualifiche straniere e le scuole italiane non riconoscono gli apprendimenti all’estero degli studenti delle superiori. Provincialismi di chi si chi crede ancora al centro del mondo.


  1. Oltre il 50% in provincia di Trento, meno del 10% in provincia di Ferrara. ↩︎
Andrea Gandini

Andrea Gandini

Economista, già docente di economia aziendale, analista del futuro sostenibile. Componente della redazione di Madrugada.