Islam: terra, storia e profeta

“Per il mattino, per la notte che calma s’abbuia,
il Signore tuo non ti ha abbandonato né ti odia
e l’altra vita ti darà e ti darà Dio e ne sarai contento.
Non ti ha trovato orfano e ti ha dato riparo?
Non ti ha trovato errante e ti ha dato la via?
Non ti ha trovato povero e ti ha dato dovizia di beni?
Dunque l’orfano non maltrattarlo,
dunque il medicante non scacciarlo,
ma piuttosto racconta a tutti quanto è buono il Signore”
(Corano, Sura 93.
Questo passaggio è considerato da molti studiosi e commentatori del libro sacro un testo autobiografico)



La terra
L’islam nasce all’inizio del 600 dell’era cristiana nella penisola arabica, che non è identificabile con la sola Turchia. A questa occorre aggiungere il Kuwait e lo Yemen. La sua importanza geografica era pari a quella economica e culturale. Il commercio tra l’Estremo Oriente, in particolare con l’India e la Cina, e il mondo mediterraneo passa attraverso la penisola arabica. La Mecca, prima città interporto, alla fine del VI secolo d.C. organizza proprie carovane che, attraverso i territori di molteplici tribù, percorrono i quasi 2000 chilometri della via dell’incenso, mettendo in comunicazione l’Oriente con il Mediterraneo. Nel cambiamento economico-sociale alcune tribù assunsero un ruolo importante, assicurando il loro sviluppo; altre, come la piccola tribù di Quraysh, andarono in rovina.
Grazie ai cammellieri, sulle carovaniere vengono in contatto idee e sapere, le tradizioni dei popoli e le loro religioni. All’epoca, nel nord della penisola arabica, restavano le vestigia di due imperi in crisi: l’impero romano d’oriente e l’impero persiano. Civiltà e religioni si mescolano. I beduini, gli arabi delle città, come antichi gruppi politeisti, hanno le loro religioni. Gli ebrei, giunti nel primo sec. d.C., si sono sedentarizzati, hanno appreso l’arabo, ma restano fedeli a Jahvé. Lo stesso dicasi dei cristiani, presenti sotto varie denominazioni, dalla chiesa imperiale o ufficiale alla chiesa ortodossa, dai gruppi eretici agli eremiti e ai monaci fuggiti dalla Palestina e dall’Egitto, sotto la spinta della conquista persiana. Tribù arabe sono interamente cristiane. La presenza ebraica e quella cristiana hanno favorito un movimento religioso che si esprime nel riconoscimento di un dio supremo aprendo le porte al monoteismo.

La storia
In questo contesto, nel 622 d.C., un certo Muhammad, della tribù di Quraysh, minacciato dai suoi concittadini, scappa dalla Mecca e si rifugia a Medina. La distanza tra le due città è di soli 8 giorni di marcia. Ma mentre la prima vive di commerci e di traffici, la seconda, una città-villaggio, è un’oasi ove i numerosi gruppi tribali vivono di un’economia di sussistenza. Fra i molteplici gruppi umani stanziati a Medina la convivenza è difficile, soprattutto tra due tribù arabe, pagane e tre giudaiche. La volontà di predominio tra le tribù arabe sfocia spesso in conflitti armati. Muhammad, grazie a una bisnonna paterna, riesce a stringere alleanza con la tribù araba sconfitta, che aveva perso la supremazia politica, alla quale porta il rinforzo dei suoi uomini.
L’accoglienza di Muhammad a Medina è dovuta forse assai più alla perfetta conoscenza del funzionamento delle società tribali che al nuovo messaggio di cui è portatore. Termini e concetti del Corano confermano la conoscenza di Muhammad dei meccanismi socio-politici tribali, ma soprattutto la sua abilità nel servirsene. “L’islam di età profetica rivela, nel cuore della sua fede, non una socialità di rottura, ma una socialità conservatrice che, come pare, sarebbe stata adottata da Muhammad storico. Questi, infatti, sapeva perfettamente che non avrebbe potuto imporre le sue idee in contesto tribale senza ottenerne il consenso e il riconoscimento, secondo le norme locali dell’accordo unanime” (Jacqueline Chabbi).
La Mecca si arrende all’ottavo anno di esilio di Muhammad che, dopo la sconfitta dell’ultima grande tribù che gli era ostile, diventa sovrano dell’Arabia occidentale. L’anno successivo rinnova le alleanze con Medina ma, per la prima volta, impone la conversione all’islam. Solo dopo la sua morte il profeta prende il sopravvento sulla figura dell’abile capo tribù storico, conosciuto a Medina.

Il profeta
Ho ricordato che agli inizi del ‘600, nel contesto pluriculturale e multireligioso dell’Arabia si era manifestato un interesse per il monoteismo, al quale avevano contribuito sicuramente le tribù arabe di fede ebraica e altre, più numerose, di fede cristiana.
Muhammad nasce in questo clima religioso attorno al 570 dell’era cristiana. Presto orfano, abita in casa prima del nonno e poi di uno zio. Dei suoi primi 40 anni di vita poco si sa. Forse ha condotto la vita del cammelliere. Certamente conosce ambienti ebraici e cristiani. Sposa Kadija, una ricca vedova che gli permette di dedicarsi alla riflessione. Nel 610 circa, inizia la sua missione profetica, dovuta alla prima visione-rivelazione, avuta in una grotta dove si era raccolto in preghiera. La moglie lo conferma nell’idea di essere il profeta di Dio. Dopo due anni di silenzio le rivelazioni riprendono. Muhammad riceve il messaggio, che verrà codificato nel Corano, ove si proclama il monoteismo.
Il messaggio del profeta Muhammad viene presentato come il monoteismo in lingua araba, il messaggio di salvezza del Dio unico, misericordioso, che fa “scendere” la sua parola per chiamare alla fede, al perdono e alla retta condotta.
Il messaggio del Corano si rifà alla purezza della fede di Abramo, il primo credente nell’unico Dio. Poiché esiste un solo Dio, Allah, anche la religione è una. Questa esiste fin dall’inizio dell’umanità, ma gli uomini non l’hanno praticata. Abramo è il vero modello di credente, il padre dei fedeli. I profeti, tra i quali spiccano Mosé, Gesù, Muhammad, la ripropongono agli uomini. Il messaggio di Muhammad contiene molti elementi tratti dalla Torah (la Legge) biblica e dal Vangelo e si radica in Abramo, invocato come padre della fede da ebrei e cristiani. Ma né gli uni né gli altri sono i veri seguaci di Dio perché propongono due diverse religioni e sono fra loro in conflitto. Allah è l’unico e vero Dio, l’islam è l’unica e vera religione, Muhammad è l’ultimo profeta.
(Elaborazione a partire da:
Textes et documents pour la classe, n. 583, 3 aprile 1991, pubblicazione del Centre national de Documentation pédagogique;
L’islam nella storia e nella cultura di Arij A.Roest Crollius, in Per conoscere l’islam. Cristiani e musulmani nel mondo di oggi, Ed.Piemme, Casale Monferrato 1991, p. 244).

I miti islamici di fondazione
“In materia di religione, storia sacra e storia non vanno troppo d’accordo, tanto che la prima cerca, abbastanza spesso, di sostituirsi alla seconda. L’islam non sfugge alla regola e, vivente ancora Maometto, instaura presto un rapporto diretto con la politica. Questi, fuggito dalla Mecca, visse 10 anni a Medina, un periodo di potere non sempre riconosciutogli. Sembra, infatti, che nei primi anni di “esilio” sia stato solo il capo del suo gruppo, in lotta soprattutto con l’opposizione dichiarata delle tribù giudaiche che contestavano la nuova fede di cui era portatore. Proprio perché capo di guerra gioioso e abile politico riesce, probabilmente, a legittimarsi come profeta. Esattamente il contrario di quanto riferisce la tradizione islamica, che riscrive la sua storia nel quadro del califfato imperiale del II e III sec. dell’egira.
Inscrivendo la profezia nel suo passato fondatore la pone, di conseguenza, nell’ordine politico. Il califfato contribuisce così a sottrarre la profezia alla storia e, diventando il simbolo dell’islam profetico, sottrae anche se stesso. A partire dalla metà del IV sec. dell’egira, quando il califfo perde ogni effettivo potere a beneficio delle dinastie militari di emiri iraniani e poi di sultani turchi, continuerà a funzionare come mito e referente. I padroni del potere reale, infatti, non tenteranno mai di appropriarsi il titolo di califfo e simbolicamente manterranno la loro sottomissione, pronti però a destituire il titolare per sostituirlo con un fratello o un cugino più docile.
Di fronte ad una realtà mutevole, generatrice di fratture e di profonde ristrutturazioni, come è facile prevedere su un arco di 13 secoli, grazie a molteplici società grandemente differenziate, i miti islamici di fondazione, che non hanno eguali né nel cristianesimo né nel giudaismo, hanno nutrito il campo politico fino ai nostri giorni, come testimoniano i più recenti avvenimenti” (Textes et documents pour la classe. Les temps des califes, n. 583, 3 aprile 1991).
Giacomo Matti Redazione rivista Africa e Mediterraneo