Le speranze, come i fiori, si coltivano

La festa di Macondo quest’anno è andata proprio bene. Il cielo, poi, è stato di una clemenza straordinaria, trattenendo fino alla fine una pioggia torrenziale che ne avrebbe ingiustamente compromesso l’esito.
Argini invece non ce ne sono stati per contenere le persone che si sono riversate nelle ospitali strutture messeci ancora una volta a disposizione dai Fratelli delle Scuole Cristiane. Ed è stato grande l’impegno che Macondo e le associazioni del territorio hanno dedicato, accomunati dalla convinzione di quanto i rapporti tra i popoli siano segnati da un’ingiustizia che reclama un profondo cambiamento del quale dobbiamo esser protagonisti.
L’incontro del 29 maggio ha per tutti avuto il merito di condividere la speranza che le cose possano prendere un altro corso. La festa, in fondo, sta sempre più imboccando questa strada: farsi occasione di una comune ricerca di significato per lo sforzo speso nella solidarietà internazionale, in un territorio ricco e distratto come il nostro. Sempre più sta diventando una festa “densa” di questo senso, il quale, oltretutto, ha il merito di evitare che la necessaria attività organizzativa si trasformi in una macchina che procede con indaffarata noncuranza per le mete da raggiungere.
Se l’appuntamento dell’anno scorso è stato la prova generale, quello di quest’anno è stato la conferma di quanto tale intuizione ci possa far crescere. Dovrà crescere anche la festa, ma non per diventare più grande, più chiassosa, più kermesse, ma per farsi messaggio ancor più autentico, più nitido, più ricco della speranza e del senso che tutti al fondo del nostro agire continuiamo a cercare.
Dovrà poi essere ancora più forte l’impegno di darle continuità nel corso dell’anno, trovando i mezzi e gli strumenti perché i rapporti tra le persone e le associazioni che vi hanno preso parte non si esauriscano nell’evento di quella Domenica.
Quell’evento, in fondo, è stato l’occasione di un grande incrocio: di esperienze, di vitalità, di entusiasmo. A chi la organizza spetta il compito non sempre facile di impedire che l’incrocio si intasi o vi si possa procedere in una sola direzione. Chi vi partecipa trova la possibilità di mettersi in gioco, lasciandosi coinvolgere nel forte scambio di messaggi e comunicazioni che Macondo sa predisporre. La riuscita dello scambio di quest’anno ha dato a tutti la misura di quanto concreta sia la speranza che la festa voleva coltivare.

Alberto Bordignon
Comitato organizzatore
Festa nazionale di Macondo
Sulle ali del vento

È già finito tutto, mi sento un nodo alla gola, e scende una lacrima. I miei pensieri ritornano alla festa già trascorsa, dalle prime sere di lavoro d’organizzazione agli ultimi di fatica e di domande; e il tempo passava e le domande continuavano.
Poi gli ultimi giorni. Non si torna indietro! Tutto diviene più frenetico, alla fine tutto andrà a posto, tutto andrà quasi bene, ma la domanda continua e diviene sempre più insistente.
Arriva gente, tanta gente. Inizia la conversazione di Caponnetto, Santiago, Edilberto. Sono emozionato e commosso. Le testimonianze diventano sempre più intense e la domanda tenuta dentro di me prende corpo.

Vale la pena la fatica di tutto il lavoro di preparazione? Sì, ne vale la pena; le parole dei relatori confermano la speranza che il nostro lavoro non è vano, perché lo spirito di Macondo è questo; e comincia ad aleggiare, nel saluto di persone già viste, ma che ti viene la voglia di accogliere, baciare, rivedere. Gli occhi sorridenti ti guardano felici di rispecchiarsi dentro il tuo sguardo.
A questo punto la fatica e le tensioni svaniscono e si fondono con la speranza di qualcosa che senti nell’aria, anche se non vedi nulla. E lo scopri nell’altro.

Ora è già finita! È durata solo un giorno, e pareva di volare, come lo spirito di Macondo.
Che non si ferma. Allora lasciamolo volare dentro il cuore della gente ovunque voglia andare. E noi lo aspetteremo. Speranzosi che quando verrà non resteremo impacciati con le mani in tasca. Cercheremo di lavorare perché la forza della speranza ci faccia volare dentro una mondialità diversa, trasformata dall’amore nell’altro.

D.B.