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Associazione MACONDO

per l'incontro e la comunicazione tra i popoli

Indovina chi viene a cena?

di Monini Francesco

«Ciao Aldo, sei veramente tu?, sono più di vent’anni che non ci vediamo».

Alberto, carico di pacchi all’inverosimile, sta cercando di farsi largo dentro una marea umana appena uscita dal Centro commerciale Pago Zero, il più mastodontico di tutto il Nordest. La sua testa sbuca in cima a un cumulo di involucri variopinti:

«Ma sei proprio Aldo vero?, giurami che sei tu! Stai bene?». «Presente!». Alberto sbuffa sotto il suo carico natalizio:

«Ma dimmi, da dove sbuchi?, quando sei tornato?». «Veramente non sono mai partito». «Strano…». «Cosa strano?». «No, dico, strano che non ti abbia più visto nei soliti posti». «Quali posti, Alberto?». «No, dico, hai capito cosa intendo dire; in una città piccola i posti sono sempre quelli. E dove vuoi andare altrimenti? Ma tu sei proprio sparito. Da un giorno all’altro; pouf, puff, evaporato!». «Forse è proprio colpa dei soliti posti. Improvvisamente non ne potevo più della tirannia delle abitudini». «Dai Aldo, non stai un po’ esagerando?». «Ma c’è di peggio, Alberto». «Peggio delle abitudini?». «Certo! La cosa peggiore sono le tradizioni. Le tradizioni ci uccidono giorno dopo giorno. Dovrebbero garantirci identità, invece ci offrono conformismo e omologazione. Hai presente una lattina di Coca Cola? A forza di tradizioni, tutti noi diventiamo la stessa identica lattina. Anzi, c’è una novità straordinaria: ora sulla lattina ci mettono il nostro nome di battesimo!». «Una bella soddisfazione». «Appunto». Alberto ride: «Aldo, ti trovo paurosamente uguale a quell’Aldo che frequentavo da ragazzo. Uguale identico: sarcastico, anticonformista, iconoclasta». Anche Aldo ride: «Può essere Alberto; forse sono un nostalgico pietrificato. E forse tu stai diventando un grasso e tranquillo borghese di provincia. Ma non è questo il tema all’ordine del giorno». «E quale sarebbe il tema?». «Non eri attento, Alberto! Si parlava di tradizioni».

Ma dove caspita ho lasciato la macchina?!? Alberto continua a camminare senza meta nel più mastodontico parcheggio dell’intero Nordest. Aldo è al suo fianco. Comincia a nevicare. Anche la neve ci voleva? Basta, al diavolo i regali! E al diavolo il Natale, il più mastodontico Natale del Nordest! Alberto ha solo voglia di infilarsi a testa bassa in quel dialogo surreale con il suo amico ritrovato. Ecco, sediamoci qui, non è mica tardi, c’è ancora tempo.

«Bene, Aldo, sono pronto. A quale tradizione stai pensando?». «Prendine una a caso; o tutte insieme: una vale l’altra!». «Tutte uguali?». «Più o meno. E comunque la radice è per tutte la stessa: la menzogna, il raggiro, la circonvenzione di incapace». «Per cui Aldo, fammi capire, il sangue di San Gennaro vale la festa dell’8 marzo? La messa di mezzanotte è uguale alla festa della Mamma o alla festa degli innamorati con baci Perugina annessi? L’ampolla che Bossi spillava dal Monviso è la stessa cosa del rito millenario dei Tarantolati del Salento?».

Aldo sembra acconsentire, ma neanche tanto;

«Certo Alberto; differenze quante ne vuoi. Ma a me non interessano le differenze, ma le coincidenze. Il peccato originale di ogni tradizione». «Addirittura il peccato originale? E io che in tutti questi anni non mi sono mai accorto di niente: devo essermi distratto!». Aldo ride: «Parecchio distratto!, è il tuo lato debole, forse l’unico». «Va bene Aldo. Adesso però spiegami com’è fatto questo peccato, cos’è questo comune denominatore che lega, putacaso, la sagra della salama da sugo al Gay Pride?». «Credi di avermi messo schiena a terra con la salama?». «No, lo so che ti piace, ma sei un osso maledettamente duro!». «Duro finché vuoi, ma non sono un imbecille! Alta Gastronomia e Movimento di Liberazione Omosessuale sono due universi non comparabili. Ma attenzione; entrambi hanno dato origine a una tradizione. È la tradizione il punto di contatto. Mi stai seguendo, Alberto?». «Assolutamente no!, non riesco a capire dove vuoi andare a parare».

La salama ferrarese è cibo da gourmet. Nasce alla Corte Estense, dal genio del celebre cuoco Messisbugo. Le imponenti sfilate dell’orgoglio omosessuale prendono il via una notte di fine giugno del 1969. Mezzo millennio più tardi dell’invenzione della salama da sugo.

«Beh, se fossi un militante gay, non mi piacerebbe affatto essere paragonato a una salama!».

Seduti su una panchina in mezzo a un mastodontico parcheggio deserto, Aldo e Roberto sono bianchi, completamente coperti di neve. Stanno parlando da ore e ore, sotto la brutta luce di 3.000 lampioni. Ora sta parlando Aldo: «Ci sono tradizioni popolari e tradizioni aristocratiche. Tradizioni «santa madre chiesa» e tradizioni virili e guerresche, tradizioni democratiche e autoritarie, quelle originali al cento per cento e quelle inventate di sana pianta: per rastrellare voti o vendere merendine porta a porta». «Fin qui ci arrivo, Anche la mia giornata è zeppa di tradizioni. Dentro una, fuori l’altra! Senza soluzione di continuità. Aderiamo a questa o quella tradizione… con naturalezza, senza nemmeno accorgercene, come un adesivo si attacca al vetro!». «Complimenti Alberto, ci sei arrivato da te! – esulta Aldo; ma subito abbassa il tono di voce, come se volesse comunicare un segreto – Ma ti sei mai chiesto il perché succede questo, insomma, chi sia il responsabile?». «Del peccato originale, vuoi dire?». «Chiamalo come vuoi, Alberto. Peccato originale o tragico equivoco. Io la chiamo semplicemente: Grande Fregatura». «E chi è che ci sta fregando? La Chiesa, lo Stato, La Provvida Sventura?». «Non ce n’è bisogno: siamo bravissimi a fregarci da soli. Alle tradizioni non si può resistere: non possiamo non cedere a quel falso profumo di cipria, a quelle frasi in latinorum, ai ricordi circonfusi di zucchero filato…». «E allora?». «Niente; se la tradizione è pura illusione, è proprio di quell’illusione che abbiamo un bisogno vitale. Letteralmente vitale, come scriveva Leopardi». Alberto guarda Aldo, come se lo vedesse per la prima volta in vita sua. Si alza di scatto dalla panchina: «Quindi è per questo che hai percorso questi venti lunghi anni che ci separano? Per questo sei venuto qui, nel più mastodontico Centro commerciale del Nordest? Per questo ti sei vestito solo di nero e hai voluto incontrarmi simulando una coincidenza : per annunciarmi la grande fregatura del Natale?». Aldo: «Non ho nulla contro il Natale, credimi. È solo un’illusione, probabilmente la più mastodontica». «Il peccato originale?». «Certo. E l’inganno, la delusione, l’alienazione. Prova a immaginarti il 27 dicembre al mattino, in bagno, davanti allo specchio, la mano a brandire il rasoio. E non avere la forza di ricominciare da capo». «Scusami, Aldo, ma oggi non è il 27 dicembre. È il 24. Mi hai capito? La vigilia, la Notte Santa». «Perché, Alberto, tu credi nei miracoli?».

Alberto guarda il cellulare. È tardissimo. Avranno cominciato a mangiare senza di lui? «Aldo, devo proprio scappare; un momento, aspetta un attimo, tu dove vai questa sera?». «A casa. Va-do a ca-sa» – Aldo scandisce le sillabe. «A casa da solo?». «Precisamente». «La notte di Natale?». «Infatti». «A meno che…». «A meno che?». «A meno che un tuo vecchio amico non ti chieda un favore». «Che favore, Alberto?». «Semplicemente di cenare insieme». «Proprio la sera della vigilia? E con questa bufera di neve?». Alberto prende Aldo per un braccio e lo strattona: «Dai, ti dico che abito vicinissimo. Cinque minuti e saremo al calduccio».