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Associazione MACONDO

per l'incontro e la comunicazione tra i popoli

La città delle differenze

di Moresco Ivan

Ci sarà un processo di integrazione?

«Le città sono un insieme di tante cose: di memoria, di desideri, di segni d’un linguaggio […] sono luoghi di scambio, come spiegano tutti i libri di storia dell’economia, ma questi scambi non sono soltanto scambi di merci, sono scambi di parole, di desideri, di ricordi» [Le città invisibili, Italo Calvino].

Veneto, città diffusa

Il territorio e le città attuali sono il risultato di una stratificazione complessa, frutto delle dinamiche e delle relazioni economiche, sociali, ambientali e culturali che, soprattutto nell’ultimo secolo, hanno avviato un importante processo di trasformazione urbana e territoriale.

In particolare, le dinamiche di sviluppo della società, specialmente nella seconda metà del secolo scorso, determinate dalla crescita economica (“boom economico”, nel Veneto noto come “modello nord-est”) hanno portato a una marcata urbanizzazione del territorio, distruggendone e dissipandone le risorse e producendo un sistema insediativo disorganizzato noto come “città diffusa”.

La gestione della struttura urbana, che segue principalmente le leggi dell’economia, senza confini e limiti alla crescita, è divenuta sempre più complessa in termini di organizzazione degli spazi, dei servizi e delle relazioni. Gli spazi aperti sono stati smembrati per fare posto alle periferie industriali, spesso diventate immense conurbazioni di suolo edificato. I territori sono stati sottratti alla loro natura storica di piccoli sobborghi, mentre il paesaggio rurale, ricco e complesso, è stato alterato nelle sue peculiarità strutturanti.

Emerge come le strutture urbane (città e metropoli) si configurino come veri e propri “organismi” interamente generati dalle leggi della crescita economica, sempre più complessi e in continuo cambiamento.

La pianificazione del territorio ha incontrato non poche difficoltà nel cercare di governare tali forti e rapidi processi di trasformazione.

Immigrazione tra integrazione e rifiuto

Uno degli aspetti relativi ai processi insediativi nelle città, che in particolar modo negli ultimi anni ne ha caratterizzato la gestione, è quello legato all’immigrazione.

L’inserimento di nuovi abitanti in vecchi luoghi, ossia la pluralità di etnie che sempre più frequentemente si vengono a insediare all’interno non solo delle grandi metropoli, ma anche delle città e paesi minori, modificandone sensibilmente le dinamiche, le necessità e le esigenze, appare come una tra le tante questioni che le politiche di governo e trasformazione della città devono affrontare.

Nella città, l’immigrazione determina l’instaurarsi di nuove relazioni tra vecchi e nuovi abitanti, le cui forme e caratteristiche d’insediamento e integrazione possono sensibilmente variare in dipendenza del contesto politico, culturale e sociale di riferimento. Da un lato possono manifestarsi la completa accettazione e il riconoscimento dei diritti di cittadinanza (forma d’integrazione tipica di una società multiculturale/multietnica), dall’altro si possono verificare forme più estreme e talvolta violente, di discriminazione e marginalizzazione socio-economica, anche attraverso vere e proprie azioni di segregazione spaziale (che nelle città contribuiscono alla formazione di veri e propri quartieri degradati).

In Italia le problematiche e le sfide derivanti dalla nascita della città multietnica sono una questione relativamente recente rispetto ad altri paesi europei dove la varietà etnico culturale è maturata prima ed è stata considerata un attributo naturale delle gradi metropoli. In Gran Bretagna, dove la multiculturalità è di casa (a Londra si parlano oltre 100 lingue e dialetti nazionali diversi), la varietà etnica e la diversità vengono assunte come fattori di un forte potenziale sviluppo.

Domanda di case in Italia

Anche in Italia il tema della multiculturalità è diventato rilevante, molte sono infatti le città che hanno superato la soglia del 10% di immigrati residenti. Del resto ciò è facilmente tangibile dal fatto che quote consistenti della popolazione della scuola dell’obbligo sono costituite da figli di immigrati provenienti da paesi extracomunitari e nello stesso tempo molti settori produttivi impiegano regolarmente immigrati.

È evidente come al giorno d’oggi gli immigrati non costituiscano un fenomeno a parte per le città, ma ne diventano una componente e una forza rilevante, per il loro inserimento nell’attività lavorativa (industriale, commerciale, agricola) e sociale, per la loro capacità di consumo e di investimento.

In funzione della loro forza crescente costituiscono, pertanto, un importante segmento nella domanda di servizi (scuole, asili, ecc.) e di residenzialità all’interno delle città.

L’urbanistica, di fronte a tale tematica, fa emergere principalmente il problema della “questione abitativa” (domanda che si aggiunge al generale diffuso bisogno di casa del complesso della popolazione, determinato in particolare da un costante aumento dei nuclei familiari con un’evidente diminuzione numerica dei componenti delle famiglie) e quindi dell’insediamento dell’immigrato all’interno della città. Dagli immigrati proviene una sostenuta richiesta di alloggi, che contribuisce ad alimentare fortemente il mercato degli affitti.

Immigrazione e insediamento urbano: la sfida della qualità

Ma dove prevalentemente s’insediano le nuove etnie?

Non sempre l’inserimento avviene in contesti, quartieri o strutture nuove della città, anzi spesso a ospitare l’insediamento di immigrati sono le aree periferiche, le aree centrali più degradate, e i centri storici (generalmente quelli minori) che negli anni non sono stati oggetto di processi di valorizzazione e riqualificazione.

Da un lato, una relativa adattabilità degli immigrati ad abitare alloggi non sempre completamente confortevoli, dall’altro la non convenienza da parte degli investitori a riqualificare parti del tessuto urbano di proprietà (elevate sono le spese di riqualificazione e relativamente bassi sono i relativi rendimenti futuri), creano una sorta di circolo vizioso tra il degrado persistente di alcune parti di città e la presenza di immigrati (ai quali si aggiungono le classi sociali molto disagiate).

Il nuovo scenario delle città appare pertanto segnato dalle crescenti e molteplici differenze etniche. In tale contesto emerge, però, come anche l’integrazione possa rappresentare una nuova opportunità per l’avvio di un processo di recupero e riqualificazione di parti di città (il migrante che cerca casa per sé e per la propria famiglia, rendendosi disponibile a sacrifici anche economici, manifesta la volontà di inserirsi civilmente e dignitosamente nella società rispettandone e accettandone anche le usanze locali).

Lo sforzo delle politiche di governo, pianificazione e progetto della città dovrebbe pertanto essere indirizzato nel riconoscere la diversità come una risorsa e non un problema, con la consapevolezza che le varietà etnico-culturali portano un arricchimento del bagaglio culturale, delle conoscenze, nuovi punti di vista e nuove prospettive. La città delle differenze dovrebbe diventare la città conviviale e solidale, ricca di spazi e di esperienze accessibili e condivise.

I temi accennati s’inseriscono, tuttavia, in uno scenario molto ampio della pianificazione della città e del territorio, orientato a un generale miglioramento della “qualità urbana” in termini di organizzazione degli spazi, dei servizi, delle relazioni e del recupero dell’identità dei luoghi.