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Associazione MACONDO

per l'incontro e la comunicazione tra i popoli

Un cattolicesimo all’altezza delle sfide del proprio tempo

di Bertin Mario

L’attualità del pensiero di Giuseppe Toniolo

Il 29 aprile 2012, per la prima volta nella storia della Chiesa, è stato beatificato un economista. A essere riconosciuto eroico nell’esercizio delle virtù cristiane è stato Giuseppe Toniolo, uno dei protagonisti della presenza dei cattolici nella vita politica ed economica del nostro paese.

Giuseppe Toniolo nasce a Treviso nel 1845, studia a Padova e si laurea in giurisprudenza nel 1867. La prolusione al suo primo corso di libero docente, intitolata Dell’elemento etico quale fattore intrinseco delle leggi economiche, dichiara la tesi che avrebbe orientato tutto il suo pensiero. Insegna quindi a Pisa per quasi quarant’anni.

Nel 1878 sposa Maria Schiratti, dalla quale ha sette figli.

Figura emblematica del coinvolgimento dei cattolici nelle vicende nazionali, fonda nel 1889 l’Unione Cattolica per gli Studi Sociali; nel 1907 pubblica il Trattato di economia sociale. Agli inizi del XX secolo dà avvio alle Settimane sociali dei cattolici italiani, dei quali, in un dialogo mai interrottosi con Romolo Murri e con Luigi Sturzo, prefigura un possibile impegno politico diretto.

Giuseppe Toniolo muore nel 1917.

L’attualità e l’importanza del suo pensiero è stata oggetto di riflessione e di dibattito in un convegno organizzato a Roma, alla vigilia della sua beatificazione, dall’Associazione nazionale per le Banche Popolari, coordinato da Giuseppe Lucia Lumeno che, in apertura dei lavori, ha definito Toniolo «un grande economista, un grande sociologo, che ha aperto il cuore al Signore e si è dedicato quindi agli altri nell’ambito di un’economia giusta, che non è fine a sé stessa, che non è solo deterministica e matematica, ma dà un contributo agli altri, sollevando le vicende di tanti che per ingiustizia hanno perso la speranza».

Del convegno pubblichiamo gli interventi di S. E. Mons. Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi, e degli economisti Giulio Sapelli e Bruno Amoroso. I testi risentono della forma «parlata» in cui sono stati presentati, con alcune revisioni redazionali non sottoposte agli autori.