Alla ricerca della pietra bianca

Frequento da alcuni anni Macondo, la sua attività e le sue manifestazioni (feste, incontri, convegni), alla ricerca di capire il senso e la filosofia che lo ispirano.
L’utopia, più volte percepita, trovava spesso riferimento al Brasile in senso generalizzato, senza fini specifici od obiettivi concreti.

Ho maturato l’idea di fare quest’esperienza nuova andando in Brasile, non per vacanza o per turismo, non per visitare un paese, non per conoscere aspetti particolari o interessanti dal punto di vista naturalistico, ma per qualcosa di diverso. Dopo aver avuto le idee chiare di quello che non doveva rappresentare questo viaggio, m’era difficile afferrare quale doveva essere lo scopo di quest’esperienza, ma ho affrontato comunque fiducioso la confusione di quest’utopia.
Il motivo che avevo lucido era: “Il Brasile agevola e permette l’incontro con l’altro e ti fa trovare l’amore verso di lui e quindi per te stesso e di conseguenza con Dio”.
Posso garantire che dal dire al fare c’è di mezzo il mare, anzi l’oceano, e che oceano!, le distanze e che distanze!, le foreste, e che foreste! Invidio tutti coloro che, con semplicità, sono riusciti a realizzarlo in modo facile e prima di me. Solo pronunciare questo motivo era difficoltoso, trasformarlo in consapevolezza, poi, sembrava impossibile, ma ci ho creduto.

Ho messo da parte tutte le strutture mentali consolidate in più di trent’anni di viaggi in tutto il mondo, comprendendo che, forse, per la prima volta, andavo a conoscere un paese, a vivere una realtà umana con un approccio diverso, senza un programma, senza mete, senza scopi, un lasciarsi andare o portare in situazioni difficili, a volte anche avventurose, in ogni caso sempre forti e spesso dure.
Gli alberghi sono spariti, le comodità inesistenti, la routine delle visite guidate, gli itinerari turistici, i momenti di relax svaniti in un ritmo incalzante e impegnativo. E qui devo dire che, con un approccio mentale onesto ed umile, piano piano, si delineava il vero significato di Macondo. Il prorompere del meglio che ognuno ha dentro di sé, la scoperta del senso più profondo della propria anima, della solidarietà vera.
Penso che non potrò più confondere la carità e la beneficenza con la solidarietà, e cercherò di trasmettere il significato del suo gesto, che deve essere condiviso perché deve lasciare un segno alla propria vita.

L’uomo spesso vive in modo banale e superficiale, ha paura di scoprire quanto di buono ha dentro, perché teme che ciò lo renda debole e vulnerabile. Pensa di giustificare se stesso con la scusa del lavoro, degli impegni, della mancanza di tempo, del business, del protagonismo, della litania che “la vita è così”, “nessuno lo fa”, “si mangiano i soldi”, “non serve a niente”, “ma chi ci crede”, ecc.
E ci si consola lasciando qualche spicciolo di qua e di là, facendo un po’ di carità, ma spacciandola per solidarietà.

La confusione sul significato vero di Macondo è diminuita… forse ora credo di averlo afferrato… cercherò di trasferirlo ai distratti… se Dio m’aiuta.

Un forte abbraccio a tutti.

Abano Terme, 30 gennaio 1996