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Associazione MACONDO

per l'incontro e la comunicazione tra i popoli

Dopo la battaglia. Dopo la guerra

di Santiago Jorge
  1. Si riconoscerà la loro origine.
    Si osserveranno con attenzione i colori dei loro mantelli
    e la forza dei loro piedi scalzi
    che han camminato per le montagne.
    Si scoprirà la loro radice.
  2. Nei volti la fierezza e lo sguardo
    che penetra i secoli.
  3. Sulla pelle la sofferenza e la storia
    e il ricordo dei giorni d’oppressione.
  4. Nella cadenza la necessità del movimento.
  5. Nella moltitudine la speranza.
  6. Nella disciplina il ritmo e la risposta.
  7. Sono ali per volare verso il futuro
    per convertire la terra in frutti.
  8. Canti che vengono da lontano, appresi nella fatica,
    nella festa per tutti; nell’offerta a tutti
    della felicità, del riso, della bellezza.
  9. Canti che sono cresciuti con gli anni e che non hanno fine.
  10. Mani eleganti che seminano e mietono;
    che amano; che accordano il movimento, il ritmo;
    che intessono e compongono i significati;
    che descrivono gli insegnamenti per tutti.
  11. Corpi vigorosi che si coprono dei segni
    del passato, con i richiami storici della
    oppressione e della ribellione.
  12. Corpi vestiti per la guerra,
    che si muovono con la musica della montagna.
  13. Con la terra
    Con la rossa terra
    Con la nera terra
    Con la gialla terra
    Con la tiepida terra
    Con la terra fuoco
    Con la terra cenere
    Con la terra alimento
    Con la terra madre
    Che non si vende,
    Che si difende.
  14. In questa terra di dèi e di santi
    piena di luce, di cunzia, d’acqua fresca
    per il mais, per i fagioli, per le zucche,
    per la verdura.
  15. In questa terra nella quale pascola e dorme l’agnellino,
    l’animale dalle mille forme.
  16. In questa terra di fiori, d’alberi, d’erbe.
  17. In questa terra siam nati e in essa verrà la morte.
  18. Con la stessa forza della vita la morte
    Con lo stesso insegnamento della vita la morte
    Con la stessa emozione della vita la morte
    Con la stessa musica della vita la morte.
  19. In questo cielo azzurro, verde, arancio,
    In questo cielo grigio di notte che non ha fine,
    In questo cielo grigio di nubi che non piovono,
    appare il sole, la luna e gli aerei della morte.
  20. Dopo la guerra
    sapremo che sapevamo
    sapremo che danzavamo l’addio alla nostra terra,
    alla nostra patria per una patria più grande per tutti.
    Sapremo che i bambini cominciavano a ballare
    l’antico ritmo dei nostri antenati e che lo danzano
    di nuovo al ricordo dei morti;
    e che il futuro era presente nel cuore,
    nella volontà, nella forza d’animo, nella carezza.
  21. Vestiti da guerra per costruire e
    difendere la casa degli dèi;
    per resistere a un domani di lotta,
    per non lasciar fuggire colui che ruba e maltratta.
  22. Dopo la guerra risulterà più chiaro
    che nel nostro carattere viveva la speranza
    e che siamo nati da questo fango
    e che ci hanno generato sulla montagna
    e che ci ha accarezzati il tuono, il fulmine, la pioggia,
    il vento, il freddo, il dolore, la fame.
    Che ci ha illuminati e ci ha dato calore il sole,
    e la legna e il pino resinoso.
    Che ci ha offerto riparo la lana,
    che abbiamo mangiato col duro lavorare,
    che il nostro volto sorrideva alla musica e al canto.
    Che abbiamo costruito la nostra casa di terra e di legno,
    che abbiamo costruito il tamburo, il flauto e la chitarra,
    che abbiamo coperto il nostro corpo dell’armonia dei colori
    e delle luci del sole e della luna,
    che abbiamo sognato,
    che non siamo mai morti
    perché abbiamo imparato a morire lottando
    e ci siamo vestiti da guerra per non morire
    di vergogna.
  23. Le preghiere le ripetiamo ormai da tempo.
  24. S’odono da tempo
    le preghiere nelle fosse, di fronte alle croci,
    di fronte alle sorgenti,
    nei templi,
    preghiere al sole, alla terra, ai santi.
    Perché non dimentichino che viviamo e che ci
    muoviamo con lo spirito di tutti gli esseri vivi.
  25. Tutti uniti: il sole, l’aria, la bestia, la terra,
    l’acqua, la parola, il cuore, i piedi di tutti.
  26. Uno il corpo di molte parti.
    Uno il popolo di molti luoghi,
    con la propria parola, con la propria decisione.
  27. Non avrà più fine il canto,
    il suono si diffonderà per sempre
    si ripeterà per tutte le montagne del nostro paese intero.
    Camminerà con noi per le vie delle città,
    giungerà alle case grandi, alle fiere,
    alla casa di quelli che ci hanno obbligato a lavorare e ci
    hanno tolto la forza.
  28. A questo canto cammineremo e dopo le battaglie
    tornerà perché è il nostro sangue che s’unisce di nuovo;
    che si raccoglie di nuovo dopo la dispersione.
  29. Qua, sulla piazza grande, ci conteremo di nuovo,
    e non mancherà nessuno: i vivi e i morti saranno presenti.
  30. Perché i giorni sono fatti di luce
    perché viviamo inseguendo la luce fin dal sorgere del giorno,
    col primo canto degli uccelli.
    Perché non lasceremo che si spengano le luci
    dei santi, le 13 candele.
    Perché non permetteremo che restino senza luce
    i nostri figli,
    di luce brillano i loro occhi.
  31. La lancia, l’arco, la freccia,
    il machete, il fucile,
    sono fiaccole.
Nota del traduttore:
Mi sono attenuto a una traduzione il più fedele possibile, anche se alcune cose possono certamente essere intese solo in riferimento a dati di costume o di ordine storico­geografico e mitico­artistico. Per figurare in maniera autonoma, una traduzione dovrebbe essere anche creazione e quindi essere fatta da un poeta, o da chi, avendo frequentato l’autore, ha potuto entrare nel suo universo poetico… il che non è certo il mio caso. Alla strofa 18 ho lasciato il termine `cunzia’ (giunco profumato). Alla 19 ho tradotto borrego con agnellino. Alla 26, il termine specifico ocote col generico `pino resinoso’. Alla 28, quinta riga, ho ripetuto, per chiarezza, il termine `preghiere’.
[Enzo Demarchi]