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Associazione MACONDO

per l'incontro e la comunicazione tra i popoli

Dalla catastrofe… un nuovo mondo

di Gandini Andrea

È arrivata la bufera…
Mai si era visto nella storia uno shock del genere. Quest’anno l’economia mondiale dovrebbe perdere il 20% del suo valore, peggio della grande depressione del 1929. In Usai disoccupati sono saliti in un mese di 26 milioni (con una disoccupazione massima neldopoguerra: 15%), in Italia potrebbero salire di un milione (per fortuna noi abbiamo laCassa Integrazione), ma i conti veri li faremo in autunno. Lo stop colpisce più duramentescuole, commercio, bar, ristoranti, hotel, intrattenimento, dove lavorano il 50% degli occupati e i deboli (disoccupati, precari, immigrati, donne, bambini). Il consumo di benzinaè sceso del 90% e, col petrolio a 20 dollari al barile, potrebbero fallire le company Usadello Shale Oil dove lavorano in 100mila (costa 35 dollari estrarlo), ma anche i Paesi chevivono del petrolio: arabi, Russia…

… che si abbatte sull’occupazione…
Nessuno sa quanto inciderà lo shock. Per alcuni settori (come i negozi, le librerie,… giàin difficoltà per le vendite on-line) l’effetto potrebbe essere catastrofico. I governi fannodebiti per lavoratori e imprese per attutire i danni, con cifre che non hanno precedentiin epoca di pace, anche quelli, conservatori, un tempo timorosi di indebitarsi (Germania, Olanda, Regno Unito, Austria,…). È la Cina, al momento, a soffrire di meno (iltasso di disoccupazione è salito al 7%, mai visto), perché a pagare sono 200 milioni dilavoratori immigrati (senza tutele) che licenzia. In India la chiusura di tre settimane hamandato in povertà 300 milioni di lavoratori che non hanno alcuna indennità di disoccupazione (solo il 20% ha una previdenza sociale). Il Pakistan ha chiuso per 3 giorni, poiha calcolato che avrebbero avuto, perogni morto di Covid-19, dieci mortidi fame e ha riaperto 2/3 del Paese.
Dai ricchi paesi arabi ritornano nelleloro povere case 100 milioni di migranti in una sorta di esodo di massasenza precedenti.
… e busserà alla porta dei deboli

Un modello economico che ha prodotto negli ultimi trent’anni l’arricchimento del 20% dei più ricchi inEuropa e Usa (e lasciava fermo l’altro80%) è collassato di colpo per un piccolissimo virus. Prima o poi sapremole vere cause dell’origine del virus (senaturale o indotto), ma gli scienziatidel clima è da 20 anni che denunciano inquinamento e deforestazioneincompatibili con lo sviluppo umano.
La novità storica è che questa volta èstata la politica a fermare l’economia:2324un prezzo enorme, che a pagare saranno i più deboli.

Sull’orizzonte l’apocalisse delle cinque piaghe

Ma preoccupano anche minacce tremende che potrebbero minare la nostra futura vita sociale:- la prima è che pur di sostenere il debito gigante (e recuperare i danni economici) si voglia partire come prima, con effetti che sarebbero catastrofici in quanto è il disastro ambientale che produce non solo virus ma ci porta diritti verso un tracollo sociale,se profitto e crescita infinita rimangono i veri obiettivi;- una seconda minaccia è che si affermi una socialità caratterizzata dal distanziamento sociale su cui spingono per interessi “opportunistici” i Big del Web e Big Farma (e altri), che vogliono trarre profitti crescenti da questa nuova demenziale forma di socialità e dall’isolamento (la malattia del secolo), con un uso crescente di web, digitale, vendite on-line, didattica on-line, mascherine,igienizzanti, farmaci e vaccini;- la terza è il ritorno ai “confini” (nazionali, regionali, locali, famigliari, personali);- la quarta è una società in cui siamo sorvegliati e “profilati” (sfruttando la scusa di cittadini premurosi della salute pubblica);- una quinta minaccia è la riduzione delle libertà di movimento e di vita se non si viene vaccinati, il che spiega perché siano state contrastate le molte scoperte dei medici clinici sul campo(fatte da inizio aprile) di terapie finalmente efficaci con antichi armaci (eparina, plasma,…) che, se assunti nella fase iniziale dell’infezione, riducono moltissimo i morti e i malati in terapia intensiva. E ciò è avvenuto nonostante i divieti (iniziali) di Aifa(Agenzia del farmaco) e di titolati “scienziati”.
Tra un anno potremo, infine, misurare i reali decessi da SARSCoV-2 (com’è ora chiamata).

Un porto sicuro per nuove rotte: l’Europa

Le difficoltà finanziarie (dovute ai debiti) continueranno forse per 10 anni (per l’Italia). Per il momento l’Europa ci aiuta a“parcheggiare” il debito nel bilancio della BCE (Banca Centrale); l’Europa conta per il 14% nel mondo (2,4% l’Italia) e ha la possibilità di mantenere bassi i tassi d’interesse del debito.
In Europa si apre una fase nuova, in cui ci dovrebbe esserci(finalmente) un’armonizzazione fiscale (l’Italia perde 6 miliardi di tasse all’anno in paradisi fiscali), ma anche un controllo della spesa pubblica. Significa che se da un lato avremo aiuti, dall’altro dovremo porre mano a nostri difetti: evasione fiscale da 110 miliardi, eliminare quota 100 sulle pensioni, ripristinare una seria tassazione sull’eredità (oltre un milione di euro),avere una giustizia rapida, semplificare la burocrazia, ridurre le disuguaglianze, investire su scuola, sanità pubblica, economia circolare, un grande piano di lavoro per giovani e aree deboli.
Cioè costruire un’Italia nuova. Se dovessimo fallire la scorciatoia potrebbe essere uscire dall’Europa, passando dalla “padella alla brace”, con un impoverimento sociale e la probabile spaccatura tra nord e sud (vedi Cecoslovacchia).

All’opera per una società distributiva e inclusiva

All’orizzonte c’è un conflitto durissimo tra Usa e Cina che potrebbe costringere l’Europa a schierarsi (per alcuni anni) con una de-globalizzazione in cui le linee di confine siano dettate dagli Stati (Europa e Regno Unito con Usa; Russia con Cina). In un mondo ormai globale sarebbe vantaggioso per tutti cooperare (non solo contro i virus ma per clima, commercio,…), ma non sarà facile fermare la rabbia anticinese e la nostalgia dei confini.
Ora la sfida maggiore è però cambiare economia e società, passando da un modello divisivo ed escludente a uno distributivo e inclusivo. L’economia della ciambella di Kate Roworth (2017) spiega bene come farlo. Si tratta di cambiare l’uso della finanza (da speculativa a sostegno delle attività reali), gli stili di consumo, sostenere chi produce (e vende) cose sane, le comunità (e i negozi) locali,chi produce con economia circolare, potenziare le associazioni dei consumatori perché indichino ai produttori cosa produrre (e non il contrario) riducendo il marketing. In sostanza, un mondo nuovo(ben descritto dalla Laudato si’ del Papa) dove anche l’orario di lavoro sia ridotto, valorizzando le aree deboli (i duemila borghi italiani), l’agricoltura bio e sostenibile, programmare un’immigrazione legale, eliminare evasione fiscale e lavoro nero, ridurre le disuguaglianze, ritornare a tassare i ricchi (come si faceva in tuttii Paesi negli anni ’50 e ’60), semplificare le procedure, eliminare i paradisi fiscali, fare un’Europa politica e federale. Una sfida immensa per un mondo nuovo. Altrimenti «saremo ricchi senza avere nulla», come dicevano i nostri nonni.

Rallentare, guardare, pensare con fiducia

Macondo è in prima fila. Metteremo i nostri cuori perché non abbiamo paura di ciò che il futuro può portare all’uomo. Nonostante la catastrofe, vogliamo portare serenità e guardare con fiducia verso tutto ciò che può avvenire. Vogliamo imparare a saper vivere con fiducia, senza nessuna sicurezza nell’esistenza, fiducia nell’aiuto sempre presente del mondo spirituale. Se ci mancherà, infatti, il coraggio di fare cose nuove e di rischiare, la nostra volontà non sarà capace di agire.
Joshua Bell, un famoso violinista americano ha fatto un esperimento all’ingresso della metropolitana di Boston prima della sua performance in un teatro esaurito dove il posto costava 100 dollari.
Voleva capire quante persone si sarebbero fermate ad ascoltarlo alle 8 del mattino quando andavano a lavorare. Suonò 45 minuti.
Sette persone su oltre mille si fermarono brevemente e donarono32 dollari… solo un bambino di 3 anni continuava a guardarlo,mentre la mamma si allontanava.
Quanto siamo disposti ad apprezzare la bellezza in un ambiente quotidiano a un’ora insolita? Sappiamo riconoscere il talento in un contesto insolito? Forse solo se… rallentiamo.

Andrea Gandini

economista, già docente di economia aziendale,università di Ferrara,con la quale collabora per la transizione al lavoro dei laureandi,componente la redazione di madrugada