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Associazione MACONDO

per l'incontro e la comunicazione tra i popoli

Namibia

di Alfier Cecilia

Bellissime terre, distribuite male

La creatività non è mai mancata alle genti della Namibia, dove è stata rinvenuta in una grotta un’incisione risalente a 26mila anni fa. Raffigura un animale fantastico dai tratti bovini e felini insieme, come ci informa lo studioso John Reader. E i depositi fossili dei nostri progenitori umani, invece, risalgono a milioni di anni fa. Si possono trovare in Namibia, anche se sono più frequenti in Kenya .
La Namibia è una delle tappe preferite dai turisti per i safari d’Africa. La prima cosa che viene in mente, pensando a questo luogo, è il deserto, che sembra estendersi all’infinito. Come ebbe a dire Diego Cão, esploratore portoghese del XV secolo, «il paesaggio circostante è tutto di sabbia, tranne in corrispondenza del promontorio, dove vi è una chiazza nera». Si riferiva al confine con l’Angola. Ma la natura offre di più di sabbia e chiazze nere. Il Fish River Canyon, gigantesca placca di granito che emerge dalle sabbie, è una meraviglia del paesaggio, che si estende per 160 chilometri, secondo per dimensioni solo ai canyon del Nord America. Fauna e flora sono affascinanti. Nella stagione secca, grandi mammiferi si riuniscono intorno alle pozze d’acqua. Ma non è solo il paesaggio ad attirare le persone da fuori, c’è anche la possibilità di interagire con le popolazioni locali, in particolare quelle del nord. In totale gli abitanti di questo Stato sono due milioni e mezzo. Alcune donne della tribù himba, imparentate con i bantu, sono note per l’usanza di tingersi la pelle di un gradevole color mattone, dato da una miscela di ocra, burro ed erbe. Purtroppo, la biodiversità è a rischio, sia le persone che gli animali soffrono enormi squilibri, che si ripercuotono con maggiore forza sulle fasce definite “deboli” della popolazione, come donne, bambini e persone con disabilità. La carta dei diritti di queste ultime, a tre anni dalla sua presentazione, in Africa non è ancora entrata in vigore. Ma qualche barlume di speranza c’è: ai giochi paraolimpici di Tokyo 2020 la Namibia è stata una delle dieci nazioni africane a entrare nel medagliere con un argento e un bronzo .

Elefanti in pericolo

Il problema non è tanto il bronzo, quanto l’avorio e il petrolio. Gli elefanti sono minacciati da un enorme progetto di estrazione petrolifera. Mentre il governo del Kenya si attivava per proibire il commercio di avorio e salvaguardare i pachidermi, dall’Africa australe, non solo Namibia ma anche Botswana, giungevano notizie inquietanti. La minaccia viene dalle ricerche minerarie della multinazionale canadese ReconAfrica, finalizzate all’apertura di un campo petrolifero di 34mila chilometri quadrati nel bacino del kawango (a nord-est della Namibia), con inevitabili ripercussioni sull’ecosistema e le popolazioni locali. Come se non bastasse, dei 450mila elefanti africani, 130mila vivono nelle savane fra Botswana e Namibia e sono minacciati da bracconieri e siccità, conseguenza dei mutamenti climatici .
Stando alla rivista Nigrizia, il governo della Namibia si difende dicendo che le concessioni ai canadesi non prevedono l’autorizzazione per le operazioni di estrazione, ma sembra solo questione di tempo. I miliardi di dollari derivanti da questa operazione hanno fatto passare in secondo piano la questione ambientale.

Il passato coloniale, il genocidio degli Herero e il problema della terra

Dal 1884 al 1918 la Namibia fu colonia tedesca. Poi, durante e alla fine della prima guerra mondiale, il Sudafrica conquistò tutte le colonie di Berlino in Africa Occidentale. La Namibia prese lo status di protettorato del Sudafrica in attesa di divenire colonia inglese, ma gli africani si rifiutarono di cedere i territori agli europei. Il desiderio del grande Stato africano era inglobare definitivamente la Namibia, contro il parere dell’ONU, ma la Namibia non aveva la minima intenzione di sottostare al progetto. Ciò portò al conflitto armato che si protrasse, con alti e bassi, dall’agosto 1966 al marzo 1990. Un tempo infinito, se si pensa che la dominazione sudafricana era stata dichiarata illegittima dalla Corte Internazionale di Giustizia già nel 1971. La transizione verso l’indipendenza cominciò nell’aprile 1989, come applicazione di una risoluzione delle Nazioni Unite, e si svolse per un anno in relativa tranquillità. Nonostante siano passati cento anni dalla fine del dominio tedesco, l’impronta germanica si sente ancora e i bianchi sono più potenti e agiati dei neri .
Sempre leggendo Nigrizia, si scopre che il 70% della popolazione nera detiene appena il 35% delle terre fertili comunitarie .
Il passato coloniale ancora oggi pregiudica l’accesso alla terra delle popolazioni indigene, in particolare l’etnia San, che non ha una propria base territoriale e che quindi è costretta a chiedere aiuto ai capi locali. Meglio conosciuti come Boscimani, sono prevalentemente cacciatori-raccoglitori dell’Africa meridionale .
Nel febbraio 2011, il tribunale più autorevole del Botswana sancì il loro diritto di accedere all’acqua all’interno della loro casa, la riserva del Kahalari. Spesso i governi locali tagliano o tagliavano i rifornimenti d’acqua ai San, che dunque non potevano utilizzare il loro pozzo principale. I coloni in Namibia non permisero agli indigeni l’accesso alle terre fertili, in modo da rafforzare il loro controllo e poter utilizzare i namibiani come manodopera a basso costo, per esempio nelle miniere. Tutto ciò ha portato a una distribuzione disuguale delle terre, la cui struttura rimase invariata con il processo di indipendenza. A causa dell’influenza dell’Unione Sovietica, la Namibia adottò un modello di Stato centralizzato, incapace di porre fine alle ingiustizie. Nel frattempo il governo tedesco ha stanziato un più di un miliardo di euro spalmato su trent’anni per risolvere il problema della distribuzione, a parzialissimo risarcimento del genocidio degli indigeni Herero operato fra il 1904 e il 1908. Con un accordo raggiunto che di fatto scontenta tutti .
Gli Herero si ribellarono al possesso della terra da parte dei coloni e il generale tedesco Lothar Von Trotha ne ordinò la deportazione. Si stima che prima di questo gli Herero fossero circa 100mila e nel 1905 fossero appena 25mila, mentre i tedeschi subirono 1500 morti fra loro, metà per gli scontri armati, metà per malattia. Gli Herero che non erano malati morirono di fame o di stenti, furono usati come cavie da esperimento o furono sfruttati sessualmente. Difficile quantificare la portata dell’orrore .
Dal 1990 è al potere il movimento cardine dell’indipendenza, l’Organizzazione popolare dell’Africa sud-occidentale (SWAPO).
Nel 2019, con un consenso del 56,3% (in notevole calo rispetto alla tornata precedente), il suo leader Hage Geingob è stato eletto presidente per il secondo mandato.

Diamanti in fondo al mare

La Namibia è anche il paese dei diamanti. L’azienda namibiana Consolidated Diamond Mines of South West Africa (ora nota col nome di Namdeb Diamond Corp e posseduta per metà dal colosso ex sudafricano De Beers e per l’altra metà dal governo) estrae dai propri giacimenti circa 5000 carati di diamanti al giorno.
Secondo un annuncio governativo le riserve si esauriranno fra meno di quindici anni. Motivo per cui si è cominciato a cercare diamanti nel fondo dell’oceano.

Cecilia Alfier

Componente della redazione di Madrugada

Laureata in scienze storiche, aspirante giornalista, giocatrice di scacchi da 16 anni e di bocce paraolimpiche da 2