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Associazione MACONDO

per l'incontro e la comunicazione tra i popoli

Ieri sera è nata la mia sorellina

di Buccoliero Elena

Tra le esperienze che incidono nella crescita, c’è indubbiamente il rapporto con i fratelli e le sorelle. Ne parlano spesso nei loro biglietti gli allievi di Renata Cavallari, l’insegnante di religione che da più di 10 anni, nella scuola primaria dell’Istituto Comprensivo “C.
Govoni” di Ferrara, dove insegna, si è resa disponibile allo scambio di messaggi. I bambini, le bambine sanno che se lo desiderano posso consegnarle un biglietto per raccontare di sé o chiedere un consiglio, sicuri di ricevere, nell’arco di un paio di giorni, una risposta personale redatta sempre con la penna verde, il colore della speranza.
Con il calo delle nascite che conosciamo, avere fratelli o sorelle non è un vissuto poi così comune e c’è chi lo desidera, come Sofia, 8 anni: «Stanotte ho sognato che mia mamma era incinta. Mi sono svegliata e ho chiesto alla mamma se la sorellina era nata».
Qualche volta il sogno si avvicina, con vantaggi e svantaggi. «Sai che mia mamma ha fatto una visita e abbiamo scoperto che è un maschietto? Io all’inizio ero poco contenta» – riflette Giada, 11 anni – «ma adesso sto meglio perché ho saputo che dormirà nella cameretta di mio fratello».
Arriva il lieto evento ed è di per sé istruttivo: «Ciao Renata, lo sai che mia sorella è nata nella pancia?» – scrive Caterina, 6 anni.
Assistere alla crescita di un piccolissimo è fonte di meraviglia, apprendimento e piccoli dolori. Marco, 9 anni, è molto tenero con il fratellino: «Tra 2 mesi compie un anno e cade sempre e si fa male. Abbiamo preso un triciclo e lo spingo e si diverte un sacco e urla, ha imparato a dire mamma, papà e pappa». L’anno dopo ne scrive ancora registrandone i progressi: «Sai che mio fratello ha imparato ad aprire le porte e accendere la musica e accendere il microonde, il forno, e ha imparato a fare goal e a parlare tantissimo!!! Il suo segreto è la sedia!!! Ma non smette mai di lasciare il ciuccio». Anche Anita, 9 anni, è orgogliosa della sorellina «che ha 2 anni e fa una cornice di palline sottili e dopo fa i disegni», ma Lucia, stessa età, pensa di avere accanto un’ingrata: «Mia sorella è cattiva con me. Io le ho insegnato i versi degli animali e a dire ok e anche a fare ciao e a dare un abbraccio, ma quando le chiedo di farmi un abbraccio a me non lo fa e alla mamma e al papà sì!».
Anna, 8 anni, è in difficoltà: «Mia sorella mi dà sempre i morsi, come faccio a evitarli?». Problemi riportati a più voci: Mia sorella mi tira i capelli come faccio? Mia sorella è molto dispettosa e mi disturba sempre quando faccio i compiti. Come faccio che mio fratello non mi lascia mai stare? Mio fratello mi graffia quasi tutti i giorni e mi tira i capelli. Come faccio? Ginevra, 10 anni, cerca l’attenzione degli adulti con poco successo: «Vorrei sapere come si fa a non innervosirsi. Mia sorella non mi lascia mai stare, io chiamo mia mamma e lei anche si arrabbia…».
Max, 8 anni, la prende con filosofia: «A casa mia va tutto bene, mio fratello è sempre una peste ma guai se non ci fosse! Giocherei sempre da solo!!!». Lorena, stessa età, ha raggiunto un certo equilibrio quando scrive: «Adesso mia sorella non mi tira più i capelli e ti saluta».
Si capisce, i neonati acquisiscono una certa autonomia, hanno altre esigenze. Non è detto, però, che ai maggiori si semplifichi la vita. «Mia sorellina mi obbliga a farle i grattini sulla schiena, sul collo, e sulle braccia. Cosa posso fare?», chiede Giovanna, 8 anni.
Per molti la difficoltà è farsi valere.
Francesca, 7 anni: «La mia sorellina ha 5 anni e vuole sempre quello che ho io! Mi puoi aiutare per favore? Lo so che ancora è piccola, però quando mi vede giocare con una bambola lei viene da me e me la strappa». Mirko, 8 anni, è nella stessa situazione: «Mio fratello vuole sempre decidere i giochi in casa e io non posso mai decidere». Ugualmente Donata, 8 anni: «Siccome il mio letto è scomodo, vado a dormire da mia madre, però in piena notte mia sorella viene nel letto e non mi fa dormire». Tanto che Monica, 9 anni, dev’essere un po’ esausta quando scrive: «Cara Renata, mi piacerebbe avere dei fratelli più grandi perché adesso, piccoli così, mi saltano sempre addosso».
Quando fratelli e sorelle entrano in una fase di crescita un po’ più simile, subentra un altro legame, di amicizia e di condivisione. «Lo sai che sono stata al mare con mia sorella e una mia amica, e lei ha dormito da noi tutti e tre i giorni?», scrive Grazia, 8 anni. Marica, 7: «Oggi la mia mamma mi ha fatto le treccine e anche a mia sorella», e un compagno, Luigi: «Oggi è il compleanno di mia sorella e andremo al cinema a vedere un film».
Qualche volta i maggiori di età assumono un atteggiamento protettivo. Gloria, 9 anni, sembra proprio una mammina: «Mercoledì scorso quando siamo andati a prendere mia sorella lei era fuori a giocare nuda, nel senso che era in maglietta. Mia mamma era arrabbiatissima, l’ha detto alla maestra e poi… abbiamo passato la Pasqua con mia sorella con la febbre. Sono arrabbiata». Sandra, 9 anni, alleata della maestra Renata la rassicura che «mamma gliel’ha detto a mio fratello che si deve comportare meglio a scuola» e Raffy, 6 anni, molto attenta, si domanda «come faccio a convincere mamma che la frangetta di mia sorella è brutta?».
I fratelli si confrontano e stanno bene attenti al comportamento dei genitori. Doris, 8 anni, pensa di essere sfruttata: «Mio fratello è ammalato e ne approfitta, dice che non riesce a piegarsi quindi ogni cosa che gli cade devo tirarla su io per lui, poi quando mia mamma dice a mio fratello di apparecchiare lui dice che non riesce quindi devo farlo io. È insopportabile!». Anche Luigi, 6 anni, è vittima di ingiustizie: «Mia sorella mi ha dato un pugno e i miei genitori mi hanno dato la colpa».
Le botte prese, le botte assestate, sono una sorta di linguaggio, uno strumento di regolazione dei conflitti piuttosto elementare, che in una certa fascia di età funziona. Bianca (7 anni) parla di botte, ma il messaggio è più profondo quando scrive: «Se mi picchia mia sorella, anche io devo picchiare lei». Fa riflettere il senso di colpa di Alex, 8 anni: «Ho dato un pugno in bocca a mia sorella e lei non mi perdona più. Cosa devo fare?».
Avere dei fratelli significa anche moltiplicare la possibilità di vivere delle avventure. Mauro, 6 anni: «Una notte il mio fratellino è rimasto chiuso in macchina, papà ha provato ad aprire la porta ma non ci riusciva, così abbiamo dovuto spaccare il vetro». Poi c’è chi porta esempi particolarmente impegnativi. Luana, 8 anni: «Mio fratello ne combina di tutti i colori! Ha allagato il bagno, ha scarabocchiato il muro, quando io sono al computer stacca il filo della corrente». «Stavolta mia sorella ha spaccato la lavatrice» – scrive Antonio, 9 anni – «e mia nonna ha cioccato fuori».
Insomma, per chi li ha, i fratelli significano molto. Sono negoziazione, rispecchiamento, invenzione, compagnia, litigio, gioco di potere e anelito di giustizia. Sono bisogno di differenziazione e ricerca di somiglianza, possibilità di vivere esperienze vicarie, allenamento della capacità di mettersi nei panni degli altri e chissà quante altre cose ancora.
Chiudiamo con Beatrice, deliziosa, 6 anni: «Sai, ieri ho litigato con mia sorella. Con amore».
P.S. i nomi dei bambini e delle bambine sono stati cambiati.

Elena Buccoliero

sociologa

componente la redazione di madrugada (con la collaborazione dell’insegnante Renata Cavallari e degli alunni della scuola primaria dell’Istituto Comprensivo “C. Govoni” di Ferrara