MELQUÍADES

Articolo di Andrea Gandini

Chi vincerà in Iran e tra USA e Cina?

Molti credono che Trump sia pazzo, altri che “sarà pazzia, eppure c’è del metodo in questa follia” come disse il ciambellano Polonio osservando Amleto. Il giovane principe si finge pazzo per confondere i suoi nemici, ma i suoi discorsi sono così taglienti e precisi che Polonio capisce che dietro quell’apparente demenza si nasconde una mente lucida e calcolatrice.

Generata con I.A.

Ma quale sarebbe questo “calcolo” del presidente del paese più potente al mondo? E se non fosse vero che è così potente? Un impero non tramonta all’improvviso. Capitò con l’URSS e dobbiamo dare atto a Gorbacev che avvenne in modo pacifico. Ma non così fu per l’impero romano e così accade anche per gli Stati Uniti. Intanto sorge il sole della Cina.

Il dollaro si è indebolito sull’euro (1,16 da 1,0) e sulle altre monete per fattori strutturali, anche se è vero che Trump lo vuole debole per aumentare l’export e rilanciare la manifattura ridotta in 30 anni ai minimi termini. Fa il matto, preda, si riarma perché sa che naviga in cattive acque. Quando ha chiesto cosa succederebbe con una guerra con la Cina, gli hanno risposto: “Il primo mese nulla, ma dal secondo mese dobbiamo chiedere le munizioni alla Cina”. Sarà per questo o perché dista 9.500 da Taiwan (come ha detto dopo l’incontro con Xi), di certo per la prima volta nella storia Trump ha congelato la vendita di armi a Taiwan.

Il debito pubblico Usa sfiora ormai il 137% del PIl (era 100% nel 2018) ed è metà di quello mondiale (92mila miliardi, era il 35% nel 2000) i tassi a 10 anni dei tresaury sono saliti al 4,6% ed è una batosta per quella metà di americani che pagano mutui. Coi dazi ha fatto un sacco di incassi doganali ma il deficit del saldo commerciale non si è modificato di una virgola e la manifattura ha meno occupati di 12 mesi fa, mentre quei musi gialli dei cinesi avanzano di continuo e risparmiano il 45% del reddito mentre noi americani solo il 4% (europei il 15%).

Il dilemma di Trump è come far soldi facili in un mondo dove con le guerre aperte non si vince più. È la grande novità dei nostri tempi, nonostante siano tempi di brutalità più che di diplomazia, un paese non può essere vinto da una superpotenza se i suoi abitanti sono contrari. Tutte le guerre (perse) degli ultimi 50 anni lo dimostrano (ecco perché la Russia si limita a Crimea e Donbass).

Una novità enorme che consiglierebbe ai paesi civili (UE per prima) a rinunciare al riarmo, a dotarsi di una semplice difesa in quanto la miglior difesa è sviluppare una società affluente, libera ed egualitaria dove la qualità della vita sia alta, per mobilitare i propri abitanti contro qualsiasi invasore. La Svizzera lo fa da secoli e non si vede perché non lo possa fare l’Europa, ben più grande e temibile, visto che già oggi i suoi 27 membri spendono in armi il triplo della Cina.

La Germania spinta dalla von der Layen crede che il più grande riarmo di tutti i tempi la faccia uscire dalla crisi del suo modello di sviluppo. In realtà non solo non sarà così e spingerà in alto le destre, ma è una imposizione degli Stati Uniti che, periodicamente, stoppano i propri alleati perdenti della 2a guerra mondiale. L’Italia fu fermata alla fine degli anni ’70 facendo fuori Moro e i suoi 30 anni di gloriosi risultati, il Giappone negli anni ’80 (da allora è in stagnazione, come noi). Ora è il momento della Germania che era troppo cresciuta e troppo avvicinata a Cina e Russia.

Legarci all’impero che tramonta (USA) non sarà di aiuto. Anzi. Dal 2025 la UE importa più auto cinesi (42 miliardi) che americane e dopo dazi di Trump la UE subirà un’altra recessione e alta inflazione per la guerra in Iran. Usa e Israele lavorano dal 2000 (Accordi di Abramo) a un assetto del Medio Oriente in cui hanno convinto i capi degli arricchiti paesi arabi ad accordarsi con Israele nel nome del capitalismo finanziario globale e degli affari (benedetto da USA e UE) per stabilizzare finalmente quell’area instabile, eliminando i palestinesi e sconfiggendo l’unico rimasto a difenderli (Iran).

È anche il disegno delle destre europee e non solo di Trump, Netanyahu e dell’affarista Blair (come cambiano gli uomini). Il problema è che non è facile sterminare due milioni di palestinesi e battere l’Iran con solo bombardamenti si è rivelato un flop. Ci vorrebbe una guerra aperta ma si sa che poi si perde. L’antica Persia sarà anche una teocrazia (ora una dittatura militare), ma ha una maggioranza di persiani consci che dietro la richiesta di diritti e democrazia, si nasconde l’intento di far sparire ogni resistenza allo sterminio dei palestinesi e della cultura sciita.

La democrazia si svilupperà in futuro solo per vie interne e non con interventi militari esterni.

Il flop della coppia Trump/Netanyahu ridimensionerà anche l’Europa, suddita dei governi USA e Israele, incapace di investire su se stessa e di fare accordi con il Sud del mondo che significa anche la Cina, la quale detiene quasi il monopolio delle terre rare (insieme a Russia e Brasile col 21% quest’ultimo), che servono a tutte le filiere high tech (AI inclusa). I paesi arabi dal 2023 accettano la moneta cinese per il loro petrolio e hanno scelto la Cina come mediatore nel cessate il fuoco in Yemen. Hanno capito che se vogliono diventare una roccaforte del capitalismo finanziario globale devono garantire nell’area stabilità e pace. E dopo il flop in Iran di Trump e Netanyahu sono meno convinti che si possa fare senza uno Stato palestinese e il coinvolgimento di tutti (Iran e Cina inclusi). Solo la UE non l’ha ancora capito, ma forse la Meloni sì e per questo cerca di sfilarsi alla chetichella dalla morsa di Trump/Netanyahu in vista delle prossime elezioni.

Ragazze/i c’è speranza, nonostante la brutalità di questa coppia. E poi il Papa Prevost non molla. Non è come Innocenzo III che a Francesco disse: “Figliuoli, la vostra vita ci pare troppo aspra. Non dubitiamo che voi, che siete di tanto fervore (per la povertà) la possiate durare, ma temiamo per quelli che verranno dopo di voi” e Francesco rispose: “Messer Papa, io mi rimetto interamente al mio Signore Gesù Cristo. Come può mancare alle promesse che Egli fece a chi abbandona tutto per Lui? Può ricusare quello che è necessario alla nostra vita piccola?”. Anche allora il piccolo Davide Francesco ebbe ragione di Golia. Più che i soldi contano i valori.

Andrea Gandini

Andrea Gandini

Economista, già docente di economia aziendale, analista del futuro sostenibile. Componente della redazione di Madrugada.