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Associazione MACONDO

per l'incontro e la comunicazione tra i popoli

Il carnevale in Brasile

di Figueiredo Josè Ailton

Nel secolo XVI sbarcarono qui nella terra del “pau-brasil” (legno-brasile, rosso come la brace) le navi negriere, trasportando moltitudini, dall’altro lato del mare, dall’Africa. Sono uomini forti, negri e spaventati. Arrivano incatenati nel corpo e nella dignità, sono schiavi. Nelle notti di luna piena suonano i loro strumenti a percussione in una lunga festa, cantano e ballano la danza della “saudade” (malinconia della solitudine e della rimembranza) e del dolore. E’ questo l’unico momento che ha questo popolo per far traboccare dalla terra del cuore la sua ricca cultura, che germoglia come un fiore tra le pietre. Il Brasile oggi è una terra profondamente segnata dalla presenza africana. Alle radici della nostra cultura popolare sta il Carnevale. Molti dicono che è una festa di pazzia, di violenza. Il carnevale è la manifestazione della capacità folcloristica del popolo brasiliano. Tutta la cultura ha il suo sbocco in questa grande festa. Non si può stare passivi di fronte allo spettacolo di un popolo in festa: operai, salariati, e sofferenti. E c’è posto anche per chi sta al potere. Tutti sono trascinati dal folle ritmo di quei giorni. Non c’è distinzione di ricchi e poveri.C’è chi chiama sprecone il popolo che si riversa nelle strade a danzare. Nel Carnevale il popolo trasforma il dolore in resistenza, le lacrime in sorriso, la tristezza in allegria e la schiavitù in forza liberatrice. Il carnevale diventa così una forma espressiva attraverso la quale il popolo comunica la sua saggezza, la sua lotta e la gioia di vivere nonostante la povertà. E’ una forma di resistenza culturale, come la praticavano coloro che giunsero alla metà del secolo XVI, in catene. Agli schiavi di ieri si aggiungono oggi gli indios, i contadini, i nordestini, gli operai… tutto il popolo che vive nell’oppressione di un reddito male distribuito. Il carnevale acquista quindi il suo senso vero, quando è la festa di un popolo che sa ancora sorridere, che riconosce in sé valori che gli sono negati da coloro che manipolano le informazioni e ne falsificano la divulgazione.