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Associazione MACONDO

per l'incontro e la comunicazione tra i popoli

Eritrea

di Comitato di Redazione

Area: 117.600 kmq
Capitale: Asmara (712.000 abitanti)
Abitanti: 6.380.803 (stima giugno 2014), di cui il 41% di età fino ai 14 anni.
L’età media è di 19 anni e l’aspettativa di vita è di 63 anni e mezzo.
Alfabetizzazione: 68,9%
I gruppi etnici riconosciuti sono nove di cui il più importante è il Tigrinya che conta il 55% della popolazione.
Religioni: musulmana, cristiana copta, cristiana cattolica, protestante
PIL procapite: $ 710 (stima 2014)
PIL tasso di crescita annuo: 7% (stima 2013)
Forma di governo: Repubblica presidenziale (dittatura militare di fatto)

Sfondo storico

Dopo l’indipendenza dalla dominazione coloniale italiana nel 1941 e dopo 10 anni di controllo britannico, le Nazioni Unite dichiararono l’Eritrea una regione autonoma all’interno della Federazione etiopica nel 1952. Dieci anni dopo, la completa annessione da parte etiopica diede origine alla trentennale lotta per l’indipendenza che terminò nel 1991 con la vittoria delle forze eritree.

L’indipendenza venne sancita da un plebiscitario referendum nel 1993. Da allora Isaias Afwerki è stato l’unico presidente dopo la liberazione.

Nel 1998 dopo anni di crescita e prosperità vi fu una seconda sanguinaria guerra con l’Etiopia per questioni di confine. La guerra durò due anni e mezzo e causò decine di migliaia di morti. Una missione di pace delle Nazioni Unite fu istituita al fine di monitorare i 25 km della zona cuscinetto di confine tra i due Stati e nel 2007 una Commissione internazionale per la definizione e demarcazione dei confini (EEBC) stabilì che la contestata cittadina di Badme fosse assegnata all’Eritrea. L’Etiopia si rifiutò di ritirare le proprie truppe e la demarcazione dei confini non fu mai messa in pratica. Da allora si protrae una situazione di non-pace e non-guerra, causa dell’altissima tensione tra i due Stati.

In Eritrea è stata progressivamente imposta una società estremamente militarizzata, basata su un servizio militare obbligatorio, spesso di lunghezza indefinita. In aggiunta, le sanzioni economiche (contro il regime dittatoriale, ndr) hanno messo e stanno mettendo a dura prova il paese.

Volti e contraddizioni

L’Eritrea è un paese molto particolare, pieno di unicità, di contraddizioni, di cui è difficile parlare. È un paese ricchissimo, sotto moltissimi punti di vista: per l’umanità, la forza, il coraggio delle sue genti; per le bellezze architettoniche delle sue città; per le bellezze naturalistiche del suo mare, della sua natura, dei suoi deserti; per la sua storia; per le sue tradizioni; per la sua musica e per la sua cucina.

Ma è anche un paese poverissimo: per il suo indice di sviluppo umano tra i più bassi al mondo (indicatore che considera l’aspettativa di vita, l’accesso alla conoscenza e il prodotto interno lordo); per una popolazione stremata che sta perdendo la speranza nel futuro e la capacità di sognare un paese libero, senza guerra e con un vero sviluppo economico.

L’Eritrea è un paese meraviglioso. Asmara, soprattutto per noi italiani, è una città bellissima, ricca di fascino. Una città intatta, un po’ decadente, sospesa nel tempo. I suoi lunghi e ampi viali alberati con negozi e bar che ancora riportano le insegne in italiano, con la tipica architettura razionalista, déco, futurista, liberty. Il clima è ideale, con un piacevole caldo secco. Quando fa troppo caldo si può fare una pausa in un bar e ordinare un té alle spezie. Sicuramente qualcuno si avvicinerà in maniera cordiale e amichevole per il semplice gusto di scambiare due parole. Gli eritrei in genere sono molto accoglienti e ospitali e, malgrado le mille difficoltà che devono affrontare ogni giorno, sono sempre sorridenti e hanno una forza e un coraggio incredibili.

Difficoltà e fatiche

Le difficoltà sono innegabili ed enormi: per via dell’embargo ci sono black-out continui e prolungati. È capitato che per una settimana intera non vi fosse corrente elettrica in città: questo significa che tutto si ferma. Gli uffici, le attività commerciali, le comunicazioni. Anche la benzina e il gasolio sono spesso introvabili. E quando si trovano, hanno costi proibitivi (quasi due euro al litro). L’acqua viene distribuita a turno nei vari quartieri della città. Tutto è razionato: il pane, la farina, lo zucchero, il gas. E soprattutto c’è l’incubo del servizio militare obbligatorio, a tempo indeterminato per maschi e femmine. Sono pochi e fortunati i ragazzi che riescono ad avere il congedo. Gli altri lavorano per il Governo in uffici, come operai o come militari, ricevendo uno stipendio poco più che simbolico.

Questa situazione dura da molti anni, troppi. E sono tanti quelli che ormai non credono più che dall’anno prossimo le cose miglioreranno. Che la situazione si sbloccherà. Che l’economia ripartirà. Tanti scappano in cerca di un futuro migliore, pur conoscendo bene i rischi che corrono ad attraversare il deserto e il mare.

Opportunità del paese

La situazione è oggettivamente difficile e complessa. Ma c’è da dire che, rispetto al contesto di tanti altri paesi africani vicini, l’Eritrea ha anche tanti aspetti positivi di cui può andare fiera e che vanno sottolineati.

Raccolgo i principali e parto dalla condizione femminile: da sempre le donne hanno un ruolo importantissimo nella società eritrea. Durante la lotta per l’indipendenza le donne hanno combattuto fianco a fianco degli uomini e hanno partecipato attivamente alla liberazione del paese. Molto forte è l’Unione Nazionale delle Donne Eritree, che tanto ha fatto per rendere l’Eritrea uno degli Stati più avanzati per la parità uomo-donna. Vi sono moltissime donne in posti di potere (sindaci, governatori, ministri), campagne di informazione, progetti di sviluppo economico e sono state approvate leggi contro le mutilazioni genitali femminili, per la contraccezione, contro i matrimoni di bambine minorenni.

Sulla corruzione e la criminalità, a differenza di tanti altri Stati africani (e non solo), in Eritrea la corruzione e la criminalità sono bassissime. Camminare per Asmara, sia di giorno che in piena notte, non è mai un problema. È probabilmente una delle città più sicure al mondo da questo punto di vista. Malgrado una situazione economica disastrosa, i furti, che sono in aumento, sono ancora a livelli molto bassi.

Ancora, l’Eritrea è una società multiculturale: nel paese convivono pacificamente nove etnie diverse e quattro religioni. Il Governo ha sempre avuto grande attenzione per le diverse culture e religioni, evitando di favorirne alcune, di far nascere radicalismi e cercando sempre di mantenere un equilibrio per una convivenza pacifica e rispettosa.

Inoltre, da segnalare, l’attenzione per le fasce più deboli: malgrado la grande povertà diffusa, le autorità cercano di ridistribuire le poche ricchezze in maniera equa cercando di garantire un minimo a tutti. La sanità e l’educazione, per quanto soffrano di enormi carenze, sono gratuite.

Da notare poi lo sviluppo delle aree rurali: grosso impegno viene offerto dal governo per lo sviluppo delle aree rurali: con la costruzione di strade, con l’allacciamento alla rete elettrica nazionale, con la costruzione di pozzi per l’acqua potabile alimentati dall’energia solare.

Una svolta c’è stata sulle energie rinnovabili: anche a causa dell’embargo e della difficoltà nel reperire valuta straniera per acquistare il gasolio, l’Eritrea sta puntando molto sulle energie rinnovabili (lo sfruttamento del sole con il fotovoltaico, lo sfruttamento del calore del sottosuolo con il geotermico, lo sfruttamento dei venti con l’eolico). Sicuramente questi sforzi verso l’autosufficienza energetica avranno un ritorno economico per il paese negli anni a venire.

A conclusione di quanto sopra scritto, la redazione desidera aggiungere un vecchio proverbio africano:

Tre cose (anzi quattro) sono migliori per te di tre cose (anzi quattro), ma non lo si dice tua moglie è migliore per te di tua madre, ma non lo si dice il tuo schiavo è migliore per te di tuo figlio, ma non lo si dice il tuo amico è migliore per te di tuo fratello, ma non lo si dice il governo che tu Eritrea sogni è migliore di quello che ti governa, ma, ahimé! non puoi dirlo.