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Associazione MACONDO

per l'incontro e la comunicazione tra i popoli

Libia

di Bresolin Alessandro

La Libia, con i suoi 1.759.840 km², è il quarto paese africano per superficie e il diciassettesimo al mondo. Al contempo è lo Stato più sahariano dell’Africa del Nord, nel senso che i nove decimi del suo territorio si estendono su una delle zone più aride del Sahara. Se nel suo estremo sud è attraversata dal Tropico del Cancro, la Libia a nord è bagnata dal Mare Mediterraneo; a ovest confina con la Tunisia e l’Algeria, a sud con il Niger e il Ciad, a sud-est con il Sudan e a est con l’Egitto. Per questa posizione geografica la Liba viene considerata l’anello di congiunzione tra il Maghreb e il Medio Oriente. La Libia è costituita da tre grandi regioni: la Tripolitania nel nord-ovest, con capoluogo Tripoli, la Cirenaica a est, con capoluogo Bengasi, e il Fezzan nel deserto del sud-ovest, con capoluogo Sebha.

Il clima varia molto a seconda delle regioni: se lungo la costa mediterranea è temperato e molto simile a quello della Sicilia, nella fascia centrale è più influenzato dal deserto e quindi semiarido, già con temperature oltre i 45°C, mentre nel sud è arido e con lunghi periodi di siccità. La pianura della Djeffara in Tripolitania, alcune aree tra i monti della Cirenaica e nelle oasi del Fezzan sono le uniche zone agricole del paese.

Nel censimento del 2008 la popolazione libica era di 6.120.585, per una densità di 3,9 abitanti per km². Se la stragrande maggioranza della popolazione è concentrata lungo la fascia costiera, etnicamente la Libia è composta da elementi arabi, berberi e tuareg, suddivisi al loro interno in diverse tribù che conducono una vita nomadica o seminomadica. La lingua ufficiale del Paese è l’arabo, ma è molto diffuso il berbero (tamazigh), come anche l’italiano e l’inglese; dal 1970 la religione ufficiale è l’islam sunnita, e la popolazione al 97% è musulmana, con la presenza di una piccola minoranza cristiana (3%).

Invasioni e violenze

Nel corso del tempo la Libia è stata soggetta a diverse influenze e invasioni: dalle prime influenze egizie, greche, fenicio-puniche a quelle romane, fino ad arrivare alla conquista araba del VII-VIII secolo. In epoca moderna, alla metà del XVI secolo, i territori libici entrarono a far parte stabilmente dell’Impero Ottomano. Da allora, come gran parte dell’Africa del Nord, la Libia ha gravitato nell’orbita del sultano turco. Ma nel 1911 l’Italia, seguendo la politica coloniale in voga tra le maggiori nazioni europee dell’epoca, dichiara guerra all’Impero Ottomano allora in agonia e invade la Libia. Dopo una difficile guerra di conquista durata per tutti gli anni Dieci, segnata da atrocità e crimini di guerra, questa colonia assumerà un’importanza strategica crescente. Sotto il fascismo diventa una colonia di popolamento dal momento che in Libia, spinti dalla propaganda del regime, emigrano decine di migliaia di contadini e famiglie povere.

1951: dichiarazione di indipendenza

Alcuni anni dopo la seconda guerra mondiale, nel 1951, l’ONU dichiara l’indipendenza della Libia, che diventa una monarchia costituzionale guidata da Idris I, emiro della Cirenaica. Il Paese assume il nome di Regno Unito di Libia e la sua struttura è federale. Nel 1953 il Paese entra nella Lega araba. La scoperta dei primi giacimenti petroliferi negli anni 50 sconvolge gli equilibri economici e sociali del paese, molto diviso al suo interno per appartenenza tribale. Nel 1963 una riforma abolisce il sistema federale, e il nome del Paese diventa Regno di Libia. Approfittando di un viaggio di re Idris in Turchia, nel 1969 dei giovani ufficiali guidati da Muhammad Gheddafi conquistano il potere e proclamano la Repubblica araba libica.

Dal regime di Muhammad Gheddafi all’attuale guerra civile

Dal gennaio 1970 il Colonnello Gheddafi diventa Presidente del Consiglio e Ministro della Difesa. Comincia così il lungo regime gheddafiano, dall’impronta ideologica socialista e panarabista. Nel 1977 viene fondata la Giamahiria libica (= repubblica delle masse). Molte sono state le crisi internazionali che hanno visto protagonista Gheddafi per il suo sostegno a diversi gruppi terroristici e negli anni 80 viene definito «Stato canaglia», fino ad arrivare all’embargo del 1988, costato tantissimo al paese in termini di isolamento. Negli anni 90 Gheddafi avvia una politica di distensione, sul piano internazionale se non su quello interno, dove il Colonnello, al di là delle realizzazioni e dei miglioramenti nelle infrastrutture e nelle condizioni di vita della popolazione, ha instaurato una dittatura fortemente autoritaria. La distensione lo porta ad abbandonare il suo sostegno al terrorismo, a riallacciare i rapporti diplomatici con gli Stati Uniti prima, nel 2006, e con l’Italia poi, con il Trattato di Bengasi del 2008. In questa fase il leader libico diventa molto influente nell’Unione Africana, e si propone come un partner affidabile per l’Europa nel contrasto al terrorismo di matrice fondamentalista e all’immigrazione dall’Africa sub-sahariana.

Tra febbraio e ottobre 2011 la Libia vive una cruenta guerra civile, cominciata con delle rivolte popolari in alcune città e finita con una guerra internazionale condotta da una coalizione internazionale guidata da Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti e conclusa con l’uccisione di Gheddafi. Da allora il Paese non ha più trovato una sua stabilità. In un susseguirsi di governi deboli, segnati dalle divisioni tribali, si è giunti nel maggio 2014 al colpo di Stato del generale Khalifa Haftar, che ha imposto la sua autorità principalmente in Cirenaica. In Tripolitania lo scorso anno si è insediato il nuovo Primo Ministro, Fayed al-Sarraj, e il suo governo è riconosciuto dall’ONU. Di fatto però attualmente la Libia è divisa in due entità politiche. In tutta la Libia oggi sono presenti milizie delle diverse tendenze wahabite e djihadiste, da Ansar al-Sharia all’Isis.

Piccola appendice di economia

Economicamente, dagli anni 50 la Libia vive in larghissima parte degli introiti dovuti alle estrazioni petrolifere. La sua moneta è il dinaro libico e il petrolio è il motore della sua economia, che ha fatto da volano per lo sviluppo, creando la necessità di una numerosa manodopera straniera. In tal senso, fino a prima della guerra civile oltre un milione di immigrati africani e asiatici viveva regolarmente in Libia. Sempre grazie al petrolio, e vista la scarsa densità della popolazione, il pil procapite (12.000 $) è tra i più alti del continente africano.