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Associazione MACONDO

per l'incontro e la comunicazione tra i popoli

Mozambico

di Dalla Zuanna Claudio

Il Mozambico, una terra africana ancora troppo poco conosciuta, registra una popolazione di 22 milioni e 416.000 abitanti, distribuiti su 11 province. Nonostante l’esistenza di alcuni centri urbani di rilievo (Maputo, Beira e Nampula), la maggior parte della popolazione si concentra in piccoli agglomerati rurali, lontani dalle principali vie di comunicazione, in gran parte di terra battuta.

L’incremento demografico del Paese trova il suo limite nell’elevato livello di mortalità infantile (muoiono nel primo anno di vita 15 bambini su 100 nati vivi), mentre la natalità permane altissima e il 45% della popolazione ha meno di 15 anni (0-14 anni: 45,6%).

La popolazione del Mozambico è composta principalmente da bambini e giovani sui quali poter investire con programmi sociali educativi mirati. Seppur alcuni sforzi siano stati fatti, l’educazione scolastica resta uno tra i più seri problemi del Mozambico; in modo particolare la problematica legata al livello e alla qualità dell’istruzione: il 74% delle donne e il 64% degli uomini sono analfabeti, mentre soltanto il 55% dei bambini in età scolare riesce a iscriversi a scuola. Di tutti gli studenti iscritti nella scuola dell’obbligo, l’89% si concentra nel ciclo primario, ossia la scuola elementare. Ciò significa che la maggior parte dei bambini frequenta la scuola solo per poco tempo.

La causa di questi abbandoni è data dal fatto che i programmi scolastici, oltre a essere svolti nella lingua ufficiale (portoghese) che la maggior parte delle persone nelle zone rurali non parla, spesso non sono collegati alla realtà della vita rurale e quotidiana in cui la popolazione si incontra. A queste si aggiungono altre difficoltà, come i costi elevati di accesso al sistema educativo non possibile per tutti, la corruzione dentro il sistema educativo e non solo, il lavoro minorile nei campi e l’esistenza di matrimoni prematuri, soprattutto nelle zone rurali, che causano l’abbandono precoce degli studi, in particolare da parte delle ragazzine. In queste zone, di fatto, esiste una notevole disparità all’accesso scolastico tra maschi e femmine: le bambine sono in genere delegate ad accudire i fratelli più piccoli o ad aiutare la famiglia o sono date in matrimonio molto presto. E poi se una famiglia deve scegliere tra la sopravvivenza e l’educazione scolastica dei figli, naturalmente opta per la prima opzione.

A questo quadro si aggiunge un’altra particolarità che, oggi, non può essere ignorata: il Mozambico occupa l’ottavo posto tra i paesi più colpiti dall’infezione HIV. Si stima essere del 12,2% il tasso di sieropositività, con il 65% delle nuove infezioni che avviene in adulti con meno di 30 anni di età, colpendo principalmente le donne. La speranza di vita in Mozambico si è abbassata da 46 a 36 anni e mezzo.

L’aspetto religioso

In Mozambico non esiste una religione ufficiale e c’è libertà religiosa.

Nelle campagne sono ancora molto diffuse le pratiche religiose tradizionali, mentre nelle città sono diffusi l’islam e il cattolicesimo. La religione musulmana è particolarmente presente nel nord del paese. Le percentuali: religione tradizionale 26%, cattolica 28%, musulmana 18% a cui si aggiungono le molte sette diffuse nel Paese, provenienti dall’Africa del Sud, dall’America, dal Brasile, dallo Zimbabwe.

Le Chiese, in modo particolare quella cattolica, hanno avuto un compito importante nella vita socio-politica del Paese, avendo sempre uno sguardo di particolare attenzione ai diritti e alle necessità dei più poveri.

Dentro questa realtà mozambicana sono presenti 16 gruppi etnici principali. Il più rilevante è quello dei makua (che è il più numeroso), nelle provincie settentrionali; seguono quello dei makonde, anche loro al nord; nelle regioni centrali troviamo i sena, mentre gli shangana predominano le regioni meridionali. Vi è anche una ridotta popolazione di portoghesi autoctoni, più un piccolo numero di residenti europei e asiatici, che in questi ultimi anni sono in particolare aumento.

Il Mozambico, colonia portoghese, nel 1975 conquista la sua indipendenza al prezzo di una profonda recessione economica, che tuttora contribuisce a collocarlo fra i più poveri del mondo.

Con l’indipendenza diventa presidente Samora Machel, del partito della Frelimo, fronte di liberazione del Mozambico, che istaura un sistema politico marxista che ha portato, poi, alla nazionalizzazione di tutti i beni (scuole, seminari, conventi, case, chiese, auto, ecc.) e all’espulsione dei missionari e dei grandi impresari stranieri. Un anno dopo, precisamente nel 1976, scontenti del sistema politico, nasce, in contrapposizione al partito al potere, la Renamo, resistenza nazionale del Mozambico.

Nello stesso anno ha inizio la guerra civile che dura ben 16 anni. Questa guerra fu un vero disastro a tutti i livelli: ha fatto molte vittime tra la popolazione e ha portato alla distruzione delle infrastrutture dell’intero Paese. Nel 1985 muore, in un incidente aereo, il presidente e va al potere Alberto Joaquim Chissano, che dà una svolta significativa al Paese.

Gli accordi di pace del 1992

Nel 1992, tra la Frelimo, nella figura di Joquim Chissano, e la Renamo, nella figura di Alfonso Dhlakama, si firma a Roma, dopo lunghe trattative, l’accordo di pace, mediato dalla Chiesa cattolica del Mozambico, nella figura del vescovo di Beira Don Jaime Pedro Gonçalves, dalla diplomazia italiana, dalla Comunità di Sant’Egidio e dalle Nazioni Unite. L’accordo permette l’avvio di importanti riforme nel paese, tra cui l’abbandono della pianificazione economica di stampo sovietico in favore del graduale passaggio all’economia di mercato e l’indizione di elezioni democratiche. In questo anni viene stipulata una nuova Costituzione (1990), che decreta la nascita in Mozambico di una democrazia multipartitica.

Nonostante l’esistenza di un sistema politico formalmente multipartitico, il partito di maggioranza continua però a detenere una posizione egemonica, trasformando il conflitto armato in una forte competizione politica tra i due contendenti. Nel 1994 si ottengono le prime elezioni democratiche, che decretano la vittoria della Frelimo; nel 1999, le seconde elezioni nazionali, pur confermando il partito in carica, perdono il loro primo Municipio, nella tradizionale roccaforte di Beira (seconda città del Mozambico).

Dopo il trattato di pace, il Mozambico ha vissuto e vive una fase di ricostruzione in tutte le sue aree socio-politico-economica e nelle sue infrastrutture: scuole, ospedali, strade, ponti, ecc.

In questo momento presidente del Mozambico è Armando Emilio Guebuza, che con il suo governo sta portando avanti un ambizioso «Piano di Azione per la Riduzione della Povertà Assoluta» (Parpa), che ha come obiettivo di intervenire nella riduzione della povertà, attraverso l’attivazione di politiche e programmi in grado di coinvolgere tutti gli attori e le istituzioni nazionali e internazionali che operano nel Paese, con l’obiettivo di ridurre dal 65% al 50% la povertà assoluta, nel corso dei prossimi 10 anni, identificando i seguenti settori prioritari: educazione, sanità, agricoltura, infrastrutture di base.

I settori che in Mozambico contribuiscono maggiormente all’economia sono l’agricoltura, che rappresenta circa il 25% del PIL (impiegando circa l’80% della forza lavoro), la pesca, il turismo, i trasporti, l’energia e il manifatturiero. I servizi, che rappresentano circa il 45% del PIL, stanno sostenendo l’espansione dell’economia, grazie all’aumento della domanda interna e alla crescita delle imprese locali, in particolare nelle aree dei trasporti e delle telecomunicazioni, favoriti dagli investimenti in infrastrutture. Attualmente il Mozambico sta registrando, di fatto, un’accelerazione impressionante nell’espansione economica, con un tasso di crescita, nell’ultimo decennio, del 9%.

Molte imprese straniere stanno investendo sulle grandi potenzialità del Mozambico: sulla produzione di alluminio, sui giacimenti minerari, sulle nuove scoperte di gas e petrolio (l’ENI ha firmato, per l’estrazione del gas in Mozambico, il più grande accordo della sua storia), nelle grandi esportazioni di legname che decimano foreste, i grandi polmoni di queste terre.

Un bassissimo livello di sviluppo umano

Di fronte a tutto questo però, resta il fatto che l’economia dello Stato continua a essere sostenuta per il 75% dagli aiuti economici provenienti dal G19 e dalle molte ONG presenti nel paese e che, nonostante la crescita di cui si è detto, continua a far registrare un bassissimo livello di sviluppo umano e la maggioranza dei cittadini, in particolare delle zone del centro-nord, non sembra beneficiare di questa grande crescita economica, di questo benessere che favorisce sempre coloro che già hanno, rendendo i poveri sempre più poveri.

Secondo i dati dell’United Nations Development Programme, lo Human Development Index, il Mozambico si attesta al 184° posto in una lista di 187 paesi, nonostante i generosi contributi di svariati paesi donatori che, da quasi vent’anni, affluiscono in Mozambico sotto forma di aiuti, prestiti e finanziamenti a fondo perduto.

Claudio Dalla Zuanna
prete dehoniano,
arcivescovo metropolita di Beira,
Mozambico