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Associazione MACONDO

per l'incontro e la comunicazione tra i popoli

Sierra Leone

di Pelliccia Antonella, Konteh Peter Bayuku

Grande un quinto dell’Italia, affacciata sull’Oceano Atlantico, la Sierra Leone è un paese africano indipendente dalla Gran Bretagna da 51 anni. Il 50% della sua popolazione, di poco più di sei milioni di abitanti, non ha accesso all’acqua potabile e il 70% vive sotto la linea di povertà assoluta.

Un po’ di geografia

La Sierra Leone si trova in Africa occidentale, al confine con la Guinea, la Liberia e l’Oceano Atlantico: è un piccolo paese con 71.740 km quadrati di superficie e una popolazione di circa 6.000.000 di abitanti. È divisa in 13 regioni e 149 comuni; la capitale è Freetown, città libera. La regione costiera, 402 km di coste, formata da paludi di mangrovie, spiagge e isole, è pianeggiante, a eccezione della penisola di Freetown. L’entroterra si presenta come un altopiano ondulato, coperto di foreste e con zone coltivate. Il clima è caldo, umido, tropicale.

La Sierra Leone è ricchissima di miniere e risorse naturali: diamanti, oro, bauxite, rutilo, ferro, titanio, cromite, per un totale di 39 diversi tipi di miniere. La vegetazione è meravigliosa, c’è una fauna particolare con decine di uccelli e animali unici al mondo, chilometri di coste con spiagge bianche incontaminate: coccodrilli, scimpanzé, bonghi, ippopotami, buceri, megattere solo per citarne alcuni. Vi si trova anche una bellissima foresta pluviale di pianura.

Vicende storiche

La regione oggi nota come Sierra Leone occupava l’estremità meridionale del grande impero del Mali che fiorì tra il XIII e il XV secolo. I primi contatti con gli europei si ebbero nel 1462 con l’arrivo di navigatori portoghesi, tra cui Pedro de Sintra, che denominò la zona Serra Loya, cioè Monti del Leone, nome modificato poi in Sierra Leone. A lungo punto di approdo e partenza per le Americhe per la tratta degli schiavi. Il periodo coloniale terminò il 27 aprile 1961, quando fu dichiarata l’indipendenza.

Dagli anni ’50 alla fine degli anni ’70 la Sierra Leone era denominata la Svizzera dell’Africa occidentale per la sua prosperità e bellezza e Freetown, la capitale, era chiamata l’Atene dell’Africa, avendo avuto la prima università moderna Africa nera. È stato il primo paese in Africa ad adottare già con l’indipendenza il sistema democratico multipartitico, diventando una Repubblica nel 1971.

Diversi partiti, a loro volta legati a differenti tribù, si sono avvicendati al governo nei decenni, tuttavia non sono mancati i colpi di stato: Siaka Stevens, ex sindacalista, imperò per un decennio assai turbolento, con l’economia del paese che andava a picco, le miniere di ferro chiuse, il costo della vita in aumento esorbitante. Questa spirale discendente, in un clima di estrema violenza e con una crisi sociale ed economica enorme, toccò il fondo nel 1989, quando scoppiò la guerra civile nella vicina Liberia: nel 1990 gli scontri si estesero alla Sierra Leone, con il RUF (Revolutionary United Front), un gruppo di ribelli che si opponeva al governo di Momoh, ex generale arrivato al potere. Il RUF, ben armato anche da potenze straniere ingolosite dalle preziosissime risorse minerarie, conquistò quasi tutta la parte orientale del paese, scatenando una feroce campagna di ritorsioni e amputazioni contro la popolazione civile. La sanguinosa guerra civile, combattuta non per motivi tribali o religiosi, ma per interessi economici, come il controllo dei giacimenti diamantiferi, durò così dal 1991 al 2002, fomentata anche dal Presidente liberiano Charles Taylor, recentemente condannato dal Tribunale dell’Aya per i crimini di guerra in Sierra Leone. Un terribile spargimento di sangue si ebbe il 6 gennaio 1999, quando il RUF lanciò l’attacco più audace su Freetown: la città, dove molti avevano cercato rifugio, fu distrutta e più di 6000 persone uccise. Solo allora l’ONU si decise a inviare in Sierra Leone una missione di pace, la più grande e più costosa missione di pace mai intrapresa, per disarmare il RUF, sancendo ufficialmente la fine del conflitto nel febbraio 2002.

Nel maggio del 2002 tramite pacifiche elezioni veniva eletto presidente Ahmed Kabbah, leader del partito SLPP – Sierra Leone People’s Party – e in estate istituita la Truth and Reconciliation Commission (Commissione di Verità e Riconciliazione, ndr).

Popolazione ed economia

Principali gruppi etnici sono i Temne al nord, i Mende al sud, oltre ai Limba, i Koranko, i Madingo, i Krio. Risiedono in Sierra Leone anche alcuni libanesi, indiani, cinesi ed europei.

Lingua ufficiale è l’inglese, regolarmente usato da una minoranza, mentre tutte le tribù capiscono il krio, un idioma basato sull’inglese, parlato originariamente dai discendenti degli schiavi liberati dalla Giamaica che si stabilirono nell’area di Freetown alla fine del diciottesimo secolo.

Oltre il 45% della popolazione ha meno di 14 anni, il 60% della popolazione è ancora analfabeta e l’aspettativa media di vita è di 47 anni, con un tasso di mortalità infantile tra i più alti in Africa. La maggior parte degli occupati lavora nell’agricoltura primitiva di sussistenza (riso, frutta, olio di palma, arachidi, mais, allevamento ecc.), nella pesca o nelle miniere; vi è una piccola industria manifatturiera per il mercato interno; il reddito medio pro capite è inferiore a un dollaro al giorno.

I mussulmani sono circa il 70%, i cristiani il 10%, il resto segue credenze indigene. I sierraleonesi sono comunque molto tolleranti rispetto alle fedi diverse dalla propria e sono diffusi matrimoni tra persone di fede diversa.

Il sistema scolastico è un adattamento alla realtà locale di quello inglese: 6 anni di scuola primaria, 3 anni di scuola secondaria inferiore e 4 anni di quella superiore; poi, per molto pochi, l’Università. Nelle classi i maestri possono avere, specialmente nelle aree di campagna, più di 100 studenti per classe e molti ancora mandano i figli a prendere l’acqua ai pozzi o nei campi, anziché a studiare a scuola. Rimane diffusa la poligamia e viene praticata ancora l’infibulazione.

Nel paese non c’è l’elettricità: è presente, con discontinuità, solo in alcune zone della capitale. La maggior parte della gente vive senza acqua potabile, poiché l’accesso all’acqua è quasi impossibile per l’assenza di infrastrutture, il rapido aumento della popolazione, la crescente richiesta di acqua per le attività legate ai processi nel settore estrattivo minerario. Molti non usano nessun tipo di latrina: un sistema di fognature esiste solo nei quartieri centrali di Freetown. Per questo si diffondono facilmente malattie come il tifo, l’epatite, la diarrea, la malaria.

Conclusioni

La Sierra Leone resta un paese molto povero, agli ultimi posti per Indice di Sviluppo Umano dell’ONU, con enormi disuguaglianze anche nella distribuzione del reddito, dato che la ricaduta dell’uso delle risorse minerarie è quasi nulla per la maggior parte della popolazione e i governi faticano a cambiare tale realtà: basti pensare che è stata recentemente costruita una ferrovia, ma per trasportare il ferro alla capitale, non per le persone. La disoccupazione è alta, la corruzione, legata anche alla povertà, sembra difficile da combattere.

La bandiera della Sierra Leone è di tre colori. Il colore bianco simboleggia l’unità e la giustizia, il verde l’agricoltura e le montagne, e il blu il mare.

Antonella Pelliccia
insegnante di lettere, dirigente scolastico, liceo scientifico «A. Einstein», Milano
Peter Bayuku Konteh
Governatore della Regione di Koinadugu, Sierra Leone