MELQUÍADES
Fonte: Eldiario.esCC BY-SA 4.0
Tra pillole e realtà: la mia vita quotidiana con i farmaci antidepressivi
Quando la sveglia suona al mattino, il mio primo pensiero non è cosa mangerò a colazione o cosa devo fare a lezione o al lavoro. Il mio primo pensiero è quanto sia pesante il mio corpo. È un peso reale, fisico, come se le lenzuola fossero fatte di cemento. Non è pigrizia; è qualcosa di molto più profondo, qualcosa che deriva da tutti i farmaci che ho preso il giorno prima e, soprattutto, dal sonnifero che mi ha aiutato a “staccare la spina” la sera prima. Rimango lì sdraiata per un po’, a fissare il vuoto, cercando di far reagire i miei muscoli. Ci sono mattine in cui mi sento come un vecchio motore che fatica ad avviarsi e si innesta a fatica, e altre, rare mattine, in cui sembra che i farmaci stiano finalmente facendo effetto e si accenda una luce che mi permette di funzionare.

Ma questo inizio lento è la norma. Mi alzo sentendomi debole, con la sensazione di non essermi ancora svegliata del tutto. È come se una parte di me fosse ancora intrappolata nel sonno chimico della notte precedente. Vado in bagno, mi lavo la faccia e mi guardo allo specchio, ma a volte faccio fatica a riconoscermi in quegli occhi che sembrano sempre un po’ annebbiati. È la routine di iniziare la giornata controcorrente, cercando di recuperare un ritmo che il resto del mondo ha già stabilito ore prima.
E la parte più difficile è sapere di non essere un’eccezione, ma parte di una generazione esausta: secondo gli ultimi dati del Barometro Giovani, Salute e Benessere, più della metà dei giovani in Spagna (54,7%) dichiara di aver avuto problemi di salute mentale nell’ultimo anno1. Non si tratta di un caso isolato; è una crisi collettiva. Il Rapporto Giovani in Spagna avverte infatti che il tasso di problemi psicologici tra i giovani dai 15 ai 34 anni è recentemente aumentato del 590%. Questo risveglio mediato da sostanze chimiche è, silenziosamente, la realtà condivisa da migliaia di giovani nel nostro Paese.
‘Vita in pausa’
Una volta che riesco a uscire di casa, inizia quella che chiamo “la vita in pausa”. È una sensazione molto strana. Sono consapevole di tutto ciò che accade intorno a me: vedo la gente correre per prendere l’autobus, sento le conversazioni per strada, vedo l’attività nei negozi… ma non riesco a connettermi. Mi sento come in una bolla dove i suoni sono ovattati e nulla mi tocca veramente, e questo mi fa sentire incredibilmente impotente. È come se fossi immobile, in una sorta di stallo, mentre il mio mondo continua a girare a tutta velocità. Non riesco a elaborare le cose con la rapidità che ci si aspetterebbe da me.
A volte qualcuno mi dice qualcosa di importante, qualcosa che dovrebbe farmi reagire, e io rimango lì immobile, elaborando le parole come se mi stessero parlando in un’altra lingua. Non è che non mi importi, è solo che il mio cervello funziona sotto l’effetto di un ansiolitico e tutto rallenta. Questa mancanza di connessione mi fa sentire molto sola, anche quando sono circondata da persone. Mi chiedo se si accorgono che non sono “presente”, se si rendono conto che il mio sguardo è perso da qualche parte tra quello che dicono e quello che riesco a capire. È come vivere con una costante disconnessione tra la realtà e la mia mente.
Il prezzo del voler continuare
Tutto è iniziato con un infortunio alla schiena che, da un giorno all’altro, ha bloccato completamente la mia vita per mesi. Stavo cercando di affrontare la frustrazione di aver perso la mia routine quando ho dovuto farmi estrarre i denti del giudizio. Ero in fase avanzata di recupero fisico quando, una settimana dopo, è morto mio nonno, e pochi giorni dopo è finita la mia relazione. È stata una valanga di dolore fisico, perdita e stress emotivo in brevissimo tempo. Il mio corpo e la mia mente non hanno retto a tanta pressione tutta insieme; ero devastata, la mia ansia è schizzata alle stelle e ho perso completamente la capacità di dormire. Ecco perché, all’inizio di gennaio 2026, ho dovuto iniziare questa terapia farmacologica: Zolpidem, Rivotril e Fluoxetina2, prescritti da un medico.
Accettare che la mia vita dipendesse dalle pillole è stata una delle cose più difficili che abbia mai dovuto digerire. All’inizio mi sono rifiutata, pensando che fosse un segno di debolezza o che mi stessi trasformando in una specie di robot. Ma poi mi sono fermata a riflettere con calma. Ho capito che non volevo essere medicata per il resto della mia vita, ma che volevo vivere il resto della mia vita, e se questo significava accettare questo processo, l’avrei fatto. Era una decisione di sopravvivenza. Non mi piace soffermarmi su tutto questo, ma so che senza tutti i farmaci, il pozzo sarebbe troppo profondo perché io possa risalire da sola. Ed è una rete di sicurezza che sostiene molte più donne che uomini: le statistiche mostrano che in Spagna il 10% della popolazione soffre di ansia3, ma l’incidenza nelle donne è doppia rispetto agli uomini. Siamo la maggioranza a combattere questa battaglia.
Eppure, il processo è difficile. Essere in questo costante stato di “pausa” ti priva di tantissimo. Ci sono giorni in cui mi sento completamente insensibile, come se le mie emozioni fossero intrappolate e avessi smesso di sentirle. Non provo gioia, ma nemmeno una tristezza insopportabile… finché, all’improvviso, tutto esplode. Posso passare ore senza provare assolutamente nulla e poi, dal nulla, scoppiare a piangere senza motivo, senza che sia successo niente di specifico. È come se il mio corpo avesse bisogno di liberare tutte le emozioni e i sentimenti che i farmaci tengono a bada durante il giorno. È un pianto che mi lascia esausta, senza forze per fare niente, e che mi ricorda che, anche se sono sotto farmaci, il dolore è ancora lì.
La lotta contro il silenzio mentale
Quando finalmente la giornata finisce e torno a casa, subentra la paura della notte. La gente pensa che con tutti i farmaci che prendo, dormire sia facile, ma non è affatto così. La mia testa è il mio peggior nemico quando cerco di dormire. Inizia a riproporre tutto: cosa ho sbagliato, cosa non ho fatto, di cosa ho paura in futuro… È una lotta continua. La mia mente si rifiuta di spegnersi, combatte contro l’effetto della pillola come se ne andasse della sua vita, ed è una sensazione di angoscia molto intensa. Voglio dormire, ho bisogno di riposare, ma i miei pensieri sono come un rumore statico che non mi dà tregua. E sembra che questo rumore mentale collettivo stia aumentando, perché la domanda di antidepressivi in farmacia4, secondo l’Osservatorio sulle tendenze Cofares, è aumentata vertiginosamente del 24% nell’ultimo anno. Sempre più persone hanno bisogno di un freno esterno.
Alla fine, la chimica vince sempre. Per quanto la mia ansia cerchi di tenermi sveglio, arriva un momento in cui il sonnifero fa effetto. Non è un sogno piacevole o naturale. È come se qualcuno mi desse un pugno e io mi spegnessi all’istante. Mi arrendo perché non ho altra scelta, perché il mio corpo non ce la fa più. È una disconnessione forzata che mi fa sprofondare in quel vuoto nero fino al mattino seguente, quando la sveglia suona di nuovo e il ciclo di pesantezza e mancanza di energia ricomincia da capo.
La paura di ciò che accadrà dopo
Vivere così mi porta a interrogarmi su molte cose del futuro. Ho troppe paure. Ho paura di non riuscire mai a superare tutto questo, che questa versione di me, incompleta e dipendente dai farmaci, sia quella che mi accompagnerà per sempre. Sono terrorizzata all’idea di perdermi gli anni migliori della mia vita perché vivo in questo stato di sonnolenza costante e non so chi sono veramente senza tutti questi farmaci. A volte cerco di ricordare com’ero prima di tutto questo, ma è difficile, come se quella versione di me fosse un personaggio di un film che ho visto tanto tempo fa e che non riesco a ricordare bene.
Ma ho anche la paura opposta: la paura di smettere di prendere le pillole. E se smettessi e scoprissi di non essere in grado di affrontare la realtà? E se l’abisso che mi ha portato qui fosse ancora altrettanto profondo e ci cadessi di nuovo? È un equilibrio molto precario. Da un lato, desidero la mia libertà, ma dall’altro, sono terrorizzata da ciò che potrebbe accadere se questa rete di sicurezza mi venisse tolta. È una sensazione di dipendenza che mi fa sentire piccola, ma sono consapevole che tutto questo è un processo e non posso saltare nessuna tappa.
Una gara di lunga distanza senza un traguardo ben definito
Nonostante tutto quello che sta succedendo, cerco di rimanere positiva, anche se è solo per pura stanchezza. So che il fatto stesso di scrivere queste parole, di essere in grado di analizzare come mi sento, è già un passo avanti. I farmaci mi hanno costretta a fermarmi, certo, ma questa pausa mi sta anche dando il tempo necessario per guarire interiormente, anche se molto lentamente. Non è la strada che avrei scelto, ma è quella che devo percorrere per andare avanti, e devo rispettarla. Non posso chiedere al mio corpo di correre una maratona quando sta ancora imparando a camminare di nuovo.
A chiunque legga queste parole, vorrei dire: per favore, non giudicatemi per la mia mancanza di energia o per il mio sguardo perso nel vuoto. Ho 22 anni e non è che non voglia provarci; è che sto combattendo una battaglia interiore che mi sta prosciugando tutte le energie. I farmaci sono la mia armatura, ma è un’armatura molto pesante che mi stanca solo a indossarla. Spero che un giorno potrò togliermela e camminare con leggerezza, ma nel frattempo sono ancora qui, passo dopo passo, cercando di mantenere il motore acceso e sperando che, a poco a poco, la luce di ogni mattina smetta di pesare così tanto e ricominci a brillare, ma questa volta per davvero.
- In Italia, oltre 700.000 giovani under 25 convivono con problemi di salute mentale, soprattutto ansia e depressione. Il dato è riportato sulla base del rapporto OCSE Promoting good mental health in children and young adults.
Il dato non indica necessariamente una diagnosi clinica per ogni persona: comprende una stima dei giovani con problemi o disturbi di salute mentale.
Fonte: InSaluteNews – “Salute mentale, in Italia 700mila under 25 soffrono di ansia e depressione” ↩︎ - Lo Zolpidem è un ipnotico a breve durata d’azione. Viene prescritto esclusivamente per il trattamento a breve termine dell’insonnia, in particolare per aiutare le persone a prendere sonno più velocemente. A causa del rischio di dipendenza e tolleranza, il suo utilizzo è generalmente limitato a periodi molto brevi.
Il Rivotril (principio attivo clonazepam) è una benzodiazepina. Ha proprietà ansiolitiche, anticonvulsivanti e miorilassanti. Viene utilizzato per trattare i disturbi d’ansia gravi, gli attacchi di panico e alcune forme di epilessia. Come tutti i farmaci di questa classe, può causare sonnolenza e dipendenza se usato a lungo termine.
La Fluoxetina è un antidepressivo appartenente alla classe degli SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina). Viene impiegata per il trattamento della depressione maggiore, del disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) e della bulimia nervosa. A differenza dei precedenti, non ha un effetto immediato ma richiede diverse settimane di assunzione per mostrare l’efficacia terapeutica. ↩︎ - Secondo il Rapporto sulla salute mentale del Ministero della Salute (dati 2024), le donne rappresentano il 55,9% del totale degli assistiti dai servizi specialistici di salute mentale. In particolare, i disturbi affettivi e d’ansia sono riportati come più frequenti nella popolazione femminile. sanitainformazione.it ↩︎
- dati relativi all’ultimo anno mobile (novembre 2023 – ottobre 2024): Volume di vendite: Sono state vendute 49 milioni di confezioni, con un incremento del 3,2% rispetto all’anno precedente (quando erano 47 milioni) https://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/farmaci-antidepressivi-boom-di-vendite-fra-i-giovani-aumento-del-nell-ultimo-anno-e-il-giro-d-affari-supera-il-mezzo-miliardo-di-euro/ ↩︎
Pubblicato da eldiario.es, da noi tradotto
Mariemma Catalá
Paziente che racconta la sua depressione
