MELQUÍADES

Articolo di Paolo D'Aprile

Música brasileira: capitolo 16

Arnaldo Baptista. Con lui John Lennon mantenne per anni una vasta corrispondenza. Kurt Cobain cercò invano di incontrarlo. David Byrne lo considera uno dei più grandi. Forse è il personaggio chiave di tutta la musica Rock suonata in Brasile dagli anni sessanta fino ad oggi. Senz’altro è uno dei protagonisti del tropicalismo quando fonda il gruppo chiamato Mutantes. Lo vediamo sul palco accanto a Caetano Veloso e Gilberto Gil, lo sentiamo nei dischi infuocati di quel periodo che chiamarono l’attenzione del mondo musicale internazionale. Non solo samba, non solo bossa nova, non solamente musica popolare. Stavolta si tratta di Rock.

Os Mutantes | Brazilian National Archives, Public domain

Il delirio psichedelico inglese arriva a São Paulo e trova terreno fertile per i suoi esperimenti sonori. Un verso famoso di Caetano Veloso dice “ainda não havia para mim, Rita Lee, a tua mais completa tradução” si rivolge a Rita Lee, cantante solista dei Mutantes: ancora non ti capivo, non riuscivo a “tradurti”. Nel senso che i Mutantes avevano già oltrepassato gli inglesi e gli americani ed erano approdati ad un linguaggio Rock, praticamente inesplorato. Una operazione analoga successe in Italia con gruppi tipo Le Orme, Il Banco, la PFM e i New Trolls. Non più semplice intrattenimento o ansia di espressione, ma ricerca artistica.

Arnaldo Baptista, compositore, bassita e arrangiatore, era l’anima musicale del gruppo, una specie di Syd Barret, di Peter Green brasiliano, che come loro soffre di crisi nervose e di conseguenza ripetute reclusioni in ospedali psichiatrici. Abbandonati i Mutantes, segue una prestigiosa carriera solista fatta di esperimenti sonori e di tarda psichedelia.  La creatività immensa coniugata a una grande sensibilità artistica ne provocano il completo abbandono dei mezzi di comunicazione, ma non dal cuore dei fans né dall’ammirazione dei musicisti citati all’inizio. I Mutantes all’auge. Bat Macumba! Il tropicalismo, l’antropofagismo culturale, la chitarra distorta di Jimi Hendrix, Batman, la macumba…

E qui la critica sociale: vigeva la censura militare ma le cose venivano dette lo stesso, gli artisti sempre trovano un modo.

Arnaldo Baptista difficilmente lo si vede in pubblico e meno ancora in concerto. Questa sua canzone in assoluta solitudine, bislacco cantante, stralunato pianista, è veramente il ritratto di un artista che non vive il suo tempo, ma abita paesi sconosciuti e vede l’invisibile Una specie di sberleffo musicale, un Erik Satie contemporaneo che parla un linguaggio tutto suo, come un bambino principiante, un vecchio bluesman in un teatro vuoto, un testo di Alfred Jarry

Il Rock brasiliano è responsabile di alcune delle bassezze più infami della storia della musica mondiale, ma a volte si riabilita in grande stile. Lo so che facciamo fatica ad ascoltare, ma non si può negare la competenza, l’energia e lo spirito rock di questa musica orgogliosa delle sue origini. Il gruppo Sepultura riscuote consensi internazionali con i decibel al massimo e urli da bestie, ma soprattutto tenendo alta la bandiera nazionale Rooth, Radici, è il loro disco capolavoro.

Negli anni ottanta il rock brasiliano tocca il suo fondo. Ma il letame è il miglior concime. E allora ecco che all’inizio degli anni novanta sorge una cantante, una interprete, un meraviglioso animale musicale, tutto feeling e passione capace di trasformare in rock qualunque cosa canti: Cassia Eller. Purtroppo muore prematuramente vittima di ogni eccesso. La sua interpretazione  di un vecchio samba di Chico Buarque, ha fatto storia.

Ray Charles detestava il Rap, l’hip hop e tutta quell’accozzaglia musicale nata quasi per scherzo e che alla fine ha conquistato il mondo grazie all’onnipotenza del mercato discografico americano. Ray Charles diceva che era una musica senza musica, sterile elenco di parole sconnesse. Aveva ragione. Eppure… eppure, a pensarci bene, soprattutto quando ci si rende conto di quanto queste genere sia penetrato nell’immaginario giovanile, qualche cosa ci dovrà pur esserci. Il Brasile assimila, e riproduce quella musica americana detestata dal Genius del blues per renderla ancora più dura, ma, fondamentalmente più vera.

Quando Mano Brown e i suoi Racionais, si presentano in concerto, la periferia di São Paulo arriva in blocco, la polizia militare circonda la piazza. Comincia il concerto e volano i lacrimogeni, i manganelli, gli spari. Le canzoni parlano di polizia assassina, di emarginazione, di corruzione della politica, le canzoni parlano di rivoluzionari e rivoluzione, di periferia abbandonata, dei veri responsabili della violenza urbana. La polizia interrompe il concerto, sale sul palco, spegne i microfoni: Cale-Se, Taci, Stai zitto.

Siamo nella piazza principale di São Paulo, uno spettacolo organizzato dal comune. La prima canzone è bastata per scatenare l’ira del potere. Mano Brown cerca di controllare la massa, ma arriva il battaglione antisommossa. Lo stesso battaglione descritto in questa straordinaria canzone.
Si racconta la vita e il massacro nel carcere del Carandirú quando per sedare un tumulto (non una ribellione, ma una rissa tra detenuti) il battaglione entrò ed uccise 111 persone. Una vera poesia urbana contemporanea, nata nel ghetto e che al ghetto si rivolge. Il rap americano, riabilitato nelle periferie di São Paulo.


Recentemente, senza preavviso moriva Chorão, fondatore e cantante del gruppo Charlie Brown. Il rock brasiliano perde un dei suoi più importanti protagonisti. Chorão riusciva ad unire il rock e il rap con un energia senza pari. Come un sacerdote pagano invoca la massa e la massa risponde cantando in coro il suo più grande successo in una vera apoteosi rock
…come direbbe mia nonna: ci vuol pazienza a questo mondo. Tirem innaz.

Un altro vero idolo giovanile del mondo rock che poi rock non è più, è Marcelo D2.

Marcelo D2 | foto di : As fotos da Virada! | CC BY SA 2.0

Fa del rap il trampolino che lo lancia in cerca “da batida perfeita” del ritmo perfetto. Ammiratore del samba e dei sambisti, si fa in quattro per unire i due mondi apparentemente lontanissimi, ma in fondo fratelli, nati nell’emarginazione e che attraverso la satira, la critica sociale, l’ironia, sono penetrati nell’immaginario collettivo e oggi costituiscono un linguaggio universale. La cura che dà alle sue canzoni, la scelta di difficili armonie fanno di Marcelo D2 un musicista completo. Quando suonava nel suo primo gruppo, i Planet Hemp, aveva spesso problemi con la giustizia. Le canzoni che parlavano della liberalizzazione della droga venivano accusate di apologia di reato. Oggi, artista consacrato, continua a dire le stesse cose di 20 anni fa.

Ci impressiona vedere tra i personaggi di questo video, i vecchi sambisti, quelli che nelle loro canzoni degli anni 40, già parlavano di questi argometi. La favelas ieri, il ghetto della periferia oggi: Qual é? Qual é? Dice il ritornello, che in gergo significa E allora? E allora? De que lado você samba? Da che parte stai?

E l’incredibile succede! La bossa nova con la sua sottile armonia e il rap: A força do samba e a força do rap… è lá que eu vou, a procura da batida perfeita! È là che vado, alla ricerca del ritmo perfetto! Bellissmo. Una canzone piena di citazioni di versi di antichi samba: un inchino alla tradizione, un riconoscere le proprie radici. Marcelo D2.

Il mondo descritto da Mano Brown è lo stesso mondo cantato da Criolo Doido, grande esponente della nuova musica nata nelle favelas della periferia di São Paulo. Questa volta il giovane cantante è come se avvisasse Milton Nascimento e Chico Buarque e amichevolmente li rimproverasse. Voi che ormai vivete sugli allori, sappiate che la repressione oggi è molto più dura di prima, la repressione continua. Il Calice della sofferenza imposta alla popolazione più povera ed emarginata è ancora quello che a voi imponeva il Cale-se , il Taci, del silenzio, solo che adesso è invisibile, lontano e del quale nessuno si interessa.

Criolo Doido cambia le parole della famosa canzone, la fa sua, la fa attualissima, per lui e la sua gente. Chico Buarque ne prende atto e la ripropone nella nuova versione rap. Il vecchio sambista ringrazia il giovane Criolo Doido per averlo svegliato dal torpore della gloria e avergli ricordato chi è: “come se Criolo mi dicesse, benvenuto al club, Chico, benevenuto”. 

E l’avventura continua.

I link rimandano a video Youtube

Paolo D'Aprile

Paolo D'Aprile

Libero pensatore, ha scritto sia per Macondo che per Pressenza. Vive a São Paulo do Brasil.