MELQUÍADES

Articolo di Paolo D'Aprile

Música brasileira: capitolo 6

O nordeste é assim: ou sobe pra São Pedro ou desce pra São Paulo

Il nord est è così: o muori e sali da San Pietro o scendi giù a San Paolo

Quando olhei a terra ardendo… quando ho visto la terra bruciare…

La terra brucia nel sertão e tutto muore di sete, gli animali, le piante e l’anima dell’uomo. E l’uomo si trasforma in pianta, in cactus, in polvere. 

Veniva sfruttato, e la furbizia era l’unica sua arma, l’arma del povero, l’unica arma con cui poteva resistere ai padroni… João era un povero come noi, figlio mio, e ha dovuto sopportare le più grandi difficoltà in una terra devastata dalla siccità e povera come la nostra, ha dovuto combattere per la vita fin da piccolo, ha passato l’infanzia in un mare di sofferenza, si è dovuto abituare al poco pane e al molto sudore, durante la siccità per sopravvivere mangiava le radici e beveva il succo del cactus, pativa la fame, e quando non ne poteva più si inginocchiava e pregava, e quando le preghiere non erano ascoltate si aggruppava ai rifugiati per cercare di sopravvivere nelle città… umiliato… sconfitto… pieno di saudade… e non appena aveva notizia della pioggia, prendeva entusiasta la via del ritorno, come se la speranza fosse una pianta che cresceva con la pioggia, e quando rivedeva la sua terra rendeva grazie a Dio per essere un “sertanejo” contadino senza terra, povero ma coraggioso e traboccante di fede…”

Queste sono le parole più belle mai scritte sul popolo del sertão del nord est. L’autore è Ariano Suassuna, scrittore, poeta e saggista come pochi al mondo. La commedia, Auto da Compadecida, tratta delle vicissitudini di João Grilo, che davanti al giudizio divino chiama ad intercedere per lui Nossa Senhora, la Madonna. João viene assolto e, come se non bastasse, lo stesso Cristo gli concede una seconda possibilità: tornare sulla terra. 

Quando olhei a terra ardendo qual fogueira de São João, eu perguntei: meu Deus do céu, porque tamanha judiação… Quando ho visto la terra bruciare come un falò della festa di san Giovanni ho chiesto: Dio mio, perché tanta sofferenza…

Navigando in un mare di polvere, il sertanejo1 arriva alle incomprensibili metropoli, Rio e soprattutto São Paulo. E si affoga per sempre in favelas miserabili, vittima di violenza e di una povertà cento volte peggiore di quella da cui fuggiva… E non rimane che  il ricordo, la nostalgia, la terribile saudade, la poesia, la musica.

Saudade! O meu remedio è cantar! Saudade, la mia medicina è cantare!

Luis Gonzaga | Pubblico dominio

Le canzoni che abbiamo appena sentito sono interpretazioni attuali di composizioni storiche del più grande cantore del nord est, inventore di ritmi e melodie che hanno fatto la storia della musica brasiliana: Luis Gonzaga. La sua storia è quella di un João qualunque, povero emigrante a Rio ma con un immenso talento per la musica, viene contrattato per suonare e cantare alla radio. Il successo è immediato. I milioni di conterranei emigrati al sud, subito si riconosco in lui, nel suo ritmo indiavolato e soprattutto nelle parole delle sue canzoni (scritte in coppia col poeta Humberto Teixeira), e per la prima volta nella storia sentono la loro voce divulgata da uno di loro, uno come loro.

Re incontrastato della fisarmonica, porta la musica della sua terra al sud e al paese intero che lo adotta come simbolo, maestro indiscusso fino ad oggi. Il ritmo che lo ha reso famoso è il Baião.

Da questo ritmo caratterizzato dalla zabumba (la gran cassa) e dal triangolo, nasce la pulsazione originale che col tempo darà forma alla musica popolare e le aprirà gli orizzonti collegandosi a tutte le altre forme ritmiche armoniche e melodiche.

Ma è con questa canzone, Asa Branca, che Luis Gonzaga scolpisce il suo nome nel cuore di tutti.

Il testo parla della siccità, della morte del bestiame, della fuga nella grande città, della voglia di ritornare, della tremenda saudade… Quando ho visto la terra bruciare… Parole tristi, musica allegra, la miseria e la tristezza cantate col sorriso. 

In questa versione sinfonica, vengono riproposti tutti i ritmi e gli arrangiamenti inventati da Luis Gonzaga a partire dal baião, il più famoso di tutti è il Forró.

Ballando il Forró | foto di minc_brasil | CC BY-SA 2.0

Il Forró. Dicono che questo parola sia una storpiatura della parola inglese For All, scritta sulla porta delle sale da ballo delle basi militari americane la domenica pomeriggio, per indicare l’ingresso libero, per tutti, for all. Invece è una solenne falsità. Forró, deriva da forrobodó, che significa festa, confusione, allegria gioiosa.

Luis Gonzaga ha lasciato una immensa eredità, raccolta da  tantissimi musicisti, molti dei quali hanno poi aperto le porte del Forrò e della musica popolare per trasformare questa miscela esplosiva in jazz e musica da concerto. Tra i tanti, il principale è Dominguinhos.

Dominguinhos | foto di
Otávio Nogueira
| CC BY-SA 2.0

In questo contesto, apparentemente semplice, Dominguinhos è una specie di compendio della musica popolare. Ma ad un orecchio attento non saranno certamente sfuggite le modulazioni armoniche, i cambiamenti di ritmo, la ricchezza del fraseggio delle improvvisazioni, insomma un musicista coltissimo, che oltre ad avere profonde radici, conosce tutto il linguaggio musicale contemporaneo. È chiamato come ospite d’onore nei dischi e nei concerti dei più grandi. La fisarmonica, protagonista della festa in ogni parte del mondo, diviene nelle sue mani uno strumento totale, sfiorato dai silenzi, annegato nella musica in un momento di arte totale.

E quando i maestri si riuniscono sembra che la musica non abbia mai fine…


Il Forrò, come ogni ritmo brasiliano, assume mille aspetti, ciascuno con la sua peculiarità, con la sua originale proposta: lo chiamano il forró universitario, suonato da giovani e giovanissimi con grande successo nelle feste degli studenti.

Il Forrò è anche capace anche di trasformarsi in sensuale, sinuoso, caldo, come questa magnifica canzone,  ormai patrimonio collettivo. E questa musica è così bella che la voglio riascoltare.

Vedere i giovani della città danzare e riconoscersi nel ritmo del nord est, è forse il segno più importante di una integrazione nazionale sognata dai politici ma realizzata dalla gente.

 Da Luis Gonzaga, alle feste universitarie, il baião, il forrò ne hanno fatta di strada! Dal sertão della siccità alla metropoli, dalle sale da ballo a quelle da concerto.

Quando olhei a terra ardendo, qual fogueira de São João…, Quando ho visto la terra bruciare come um falò dela festa di San Giovanni…

Faccio mie le parole di Eduardo de Crescenzo: 

E va la musica vola, 
e va la musica va, 
è la colonna sonora 
della vita dell’umanità.

I link rimandano a filmati Youtube per avere un assaggio della musica

1 sertanejo = abitante del sertão, una zona arida nel Nord Est del Brasile

Paolo D'Aprile

Paolo D'Aprile

Libero pensatore, ha scritto sia per Macondo che per Pressenza. Vive a São Paulo do Brasil.