Elenco degli articoli selezionati per
diario minimo

Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti

Articolo di Francesco Monini

Con chi ce l’aveva De André? 20 anni fa se ne andava Fabrizio De André. Cosa sia stato, e cosa rappresenti ancora oggi, per la canzone e per la poesia italiana, non ha bisogno di nessun commento. Ma forse un suggerimento: una sera qualsiasi, se non avete niente di più urgente da fare, cercate una

Quando l’obbedienza non è più una virtù

Articolo di Francesco Monini

Quando due diversi punti di vista, due concezioni delle cose e dell’ordine che le regola viaggiano su binari paralleli supportati da dimostrazioni e motivazioni innegabili e tali da eludersi vicendevolmente, allora due sono le vie da perseguire: una dialettica che porta al progresso e all’evoluzione in senso positivo delle problematiche iniziali e l’altra che sfocia

Se il direttore d’orchestra impone la sua musica

Articolo di Francesco Monini

Non ho simpatia per Salvini, vero e unico leader del neonato «governo del cambiamento». Ma bisogna ammetterlo: Matteo Salvini è bravissimo a comunicare con il «suo» popolo: dieci, cento volte più bravo del Matteo che l’ha preceduto. Renzi usava tre note in croce, Salvini usa tutto il pentagramma. È pericoloso un tipo come Salvini per

Ci vorrebbe Tex Willer

Articolo di Francesco Monini

Tex Willer, il personaggio più famoso e longevo del fumetto italiano, compie in questo 2018 settant’anni giusti giusti. Se poi si pensa che, appena nato dall’unione artistica di Giovanni Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini, già veleggiava sulla cinquantina, e se si sommano le sue centinaia di avventure, le lunghe e sfiancanti cavalcate, le fredde notti

Il sessantotto e la guerra dei bottoni

Articolo di Francesco Monini

«È successo un Quarantotto». È una frase che ancora si usa, per dire di un gran polverone, di una mezza rivoluzione, di un rivolgimento improvviso: uno spartiacque, un segno evidente che spazza via il passato e apre al futuro. I movimenti di piazza del Quarantotto – sto parlando del 1848 – segnarono effettivamente una svolta

Un tubo più un buco

Articolo di Francesco Monini

Mentre preparavamo in redazione il monografico per i cinquant’anni dalla morte di Lorenzo Milani, rileggendo la Lettera a una professoressa ho sbattuto il naso contro una frase. Una di quelle frasi apodittiche, rigorose, assolute, che segnano lo stile del priore di Barbiana e che gli hanno guadagnato fortuna critica come furiosi strali polemici. Scrive Milani:

Populismi senza popolo

Articolo di Francesco Monini

20 maggio 2017. Due capipopolo senza popolo (vedi le successive, rovinose per loro, elezioni amministrative a Genova, Parma e in altre città) mettono in scena l’ennesimo confronto a distanza. Si sa, i populismi hanno bisogno di simboli e di miti, di santi. E ogni capriola è concessa, anche arruolare nel proprio esercito le «anime morte».

La rivincita della rivincita

Articolo di Francesco Monini

«Di’ qualcosa di sinistra!» implorava, gridava Nanni Moretti a D’Alema impegnato in un faccia a faccia televisivo con Berlusconi. Era il 1998 (il film Aprile) e qualcosa è davvero cambiato; gli anni non passano invano. Nel senso che Nanni, e forse nessun altro, non si aspetta più un qualcosa di sinistra nel vocabolario e nel

La politica sulle nuvole e i partiti sottoterra

Articolo di Francesco Monini

Ricordate il celebre monologo di Giorgio Gaber. Beh, anch’io, lo confesso, ero comunista. Da giovincello (al liceo, all’università, nel sindacato) ho fatto politica. L’ho fatta con passione: riunioni fumose, ciclostile, assemblee, volantinaggi all’alba davanti alle fabbriche: gli operai in tuta mi guardavano strano: «Ma chi è ‘sto ragazzino!». Non mi pento di quegli anni, neppure

Ciao, Obama

Articolo di Francesco Monini

40.000 sfollati. Per loro, ma anche per quelli dei terremoti precedenti, ma anche per noi che il terremoto l’abbiamo sentito arrivare da lontano, come una mano ignota che scuoteva il letto o spostava le gambe della seggiola, per loro che hanno davanti un bruttissimo inverno ma anche per noi, e per tutti, i recenti «imprescindibili,